Toscana: meglio eletti o nominati?

Chi segue le cronache politiche in Toscana non può non aver notato il “ripensamento”, chiamiamolo così, del candidato PD alla Presidenza della Regione, Enrico Rossi. Nelle sue ultime dichiarazioni si dice favorevole al ripristino delle preferenze! Premettendo che la Toscana è l’unica regione d’Italia (d’Europa?)  a non prevederle nella legge elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale, l’affermazione potrebbe apparire ai più distratti lodevole. Ma facciamo un po’ d’ordine : quando l’anno scorso è stata varata la nuova legge elettorale della regione è stato proprio il PD a non volere il ripristino delle preferenze (che gli obamiani d’Italia, i democratici, avevano cancellato nel 2004) con il favoreggiamento del PDL, sulla cui linea regionale non credo ci sia molto da dire, non seguendo il PDL alcuna linea.
Ora la la riflessione si può sviluppare su due punti. Il primo : ma dove era Enrico Rossi quando il suo partito ha preso la decisione che ha preso? E dove era quando l’Unione di Centro ha fatto una battaglia a tutto campo per il ripristino delle preferenze, con la campagna “Meglio eletti che nominati!”? Il secondo: si ammetterà che la tempistica delle sue affermazioni è quanto meno discutibile. La questione è seria e riguarda anche, soprattutto, la legge nazionale.
La possibilità di scegliere i propri rappresentanti è un questione di democrazia, non è possibile che siano le segreterie di partito a scegliere i “rappresentanti” per poi far ratificare il tutto con il voto popolare a giochi fatti. Elio Vittorini scriveva : “Ci piaccia o no, accettiamo la storia di cui facciamo parte”. E quella di Enrico Rossi è quella di chi appartiene ad un partito che si è preso la responsabilità di privare i cittadini del diritto alla rappresentanza, quella vera, quella basata sul rapporto col territorio.

Corruzione: quali le ragioni di fondo?

Stamattina sfogliando le pagine del Corsera, pur tentando accuratamente di evitare quelle sugli ultimi scandali corruzione, non ho potuto far a meno di imbattermi nel pezzo di Aldo Cazzullo: un’intervista al Senatore Pisanu, Presidente della Commissione Antimafia e uomo politico di raro spessore, già a capo della Segreteria di Aldo Moro.
Premetto che nel merito alla questione sullo scandalo della Protezione Civile non sono informato accuratamente, ammesso che in Italia sia possibile esserlo. E non lo sono principalmente perché ho voluto evitare di incorrere in giudizi sommari con grida spagnolesche a fare da sfumatura o in processi mediatici che lasciano il tempo che trovano, o almeno così dovrebbe essere. E poi perché credo che indignarsi non sia di per sè la soluzione. Ed è per questo che ho apprezzato le parole del Sen. Pisanu, che faceva un discorso di metodo: “Oggi è la coesione sociale, e la stessa Unità Nazionale a essere in discussione” e “Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale”. A essere in discussione non è un fatto isolato o contingente, ma un sistema che affossa il Paese e lo rende impreparato difronte alle sfide che contano. La riflessione da fare, a mio modo di vedere, riguarda appunto le ragioni di fondo di tutto ciò. E se c’è una cosa che le cronache odierne insegnano è che la principale di queste è che in Italia contano più le relazioni che il merito. Lo snodo della questione è politico, affidato ad una classe politica che non solo ignora la questione morale, ma perde di vista la bussola della politica come strumento: “In generale, è chiaro che, quando si riduce la nozione stessa di bene comune, decade lo spirito pubblico, si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione”. Tuttavia è da chiedersi con altrettanta forza se il problema non riguardi anche la stessa società civile, paralizzata in logiche nepotiste e ben lieta di esserlo. Infatti, quando ci si riempie la bocca dicendo che ci vuole una nuova classe politica, non si capisce con cosa o chi si debba sostituire quella attuale dato il disinteresse sostanziale dei giovani per la politica e più in generale il mancato senso civico. Sulla base di tutto questo non ci scandalizziamo se l’Italia è ai primi posti nel mondo per corruzione e agli ultimi per le libertà economiche. Nessuno ne parla, ma in questo quadro di corruzione e raccomandazione è proprio il principio liberista delle libertà economiche ad essere leso. Diceva Moro: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e della libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere”. E se non la smetteremo di pensare che indignarsi sia di per se’ la soluzione.

La bufera sugli appalti in Toscana: inciucio Pd-Pdl

Questa volta non si può dire che i pubblici ministeri della Procura della Repubblica del Tribunale di Firenze e il Gip Rosario Lupo si siano mossi in modo preconcetto contro ambienti imprenditoriali e politici del centro-destra. L’indagine che ha portato a scoprire una rete di malaffare, formata da dirigenti infedeli dello Stato e da imprenditori, e che gravitava intorno alla Protezione civile, guidata dal sottosegretario Guido Bertolaso, è partita da un’indagine a carico di amministratori fiorentini del Pd coinvolti nell’affaire di Castello. Successivamente altri amministratori del centro-sinistra, sono rimasti impigliati nella rete delle indagini della Procura fiorentina sulla politica urbanistica del Comune di Barberino di Mugello.

Dalle ultime indagini si è aperto uno scenario inquietante e disgustoso su presunti imprenditori edili, privi di ogni moralità e dotati di una spregiudicatezza comportamentale che va al di là dell’immaginazione di ogni persona civile. Per persona civile bisogna intendere un uomo o una donna che hanno un minimo senso della civitas: il senso cioè della città e del bene comune. Imprenditori addomesticavano i loro complici con favori d’ogni genere, anche per i parenti dei funzionari dello Stato nelle grazie di esponenti del PdL, come nel caso del presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, del provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Sanctis e del funzionario ministeriale Mauro Della Giovampaola. Questi chiedevano regali per i figli, come nel caso di Balducci, o vacanze veneziane con tanto di escort al seguito nel caso degli altri due. Il deus ex machina di questa cupola, finalizzata allo sfruttamento massimo possibile del danaro pubblico, era organizzata dall’imprenditore romano Diego Anemone.
La lettura delle intercettazioni telefoniche è uno specchio della mentalità prevalente di un certo tipo di imprenditoria che pensa con le tangenti in danaro e/o sessuali di corrompere chiunque, traendone guadagni spropositati da opere pubbliche pagate con i soldi degli italiani. Un giro perverso che, come dimostrano le indagini della Procura fiorentina è, purtroppo, trasversale al centro-destra e al centro-sinistra. Un esempio tipico del coinvolgimento, più o meno indiretto, in questa filosofia imprenditoriale è rappresentato dall’impresa fiorentina Baldassini-Tognozzi-Pontello il cui presidente, Riccardo Fusi, è molto amico di uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, come risulta sempre dalle intercettazioni telefoniche fatte dai Carabinieri sui telefoni del Fusi, e dalle vicende dei lavori pubblici nel territorio fiorentino, governato dalle sinistre, in cui ha operato la Btp.

Chi esce sconfitta da questa vicenda è quella parte della politica che con spregiudicatezza mette al primo punto del suo impegno gli affari. Al secondo punto gli affari. Al terzo punto ancora gli affari.

Certamente ci sono state delle reazioni che fanno sperare che venga posto un limite a questa deriva corruttiva, ben peggiore di quella che caratterizzò l’era di tangentopoli. In conclusione per quanto riguarda la regione Toscana un’attenta lettura politica di questi fatti rende ancora più chiaro il perché l’opposizione del centro-destra al centro-sinistra è stata pressoché inesistente e addirittura complice nella votazione della legge elettorale regionale che abolisce i voti di preferenza e che quindi delega le oligarchie dei partiti a nominare i consiglieri regionali. Legge toscana che ha dato l’occasione a Silvio Berlusconi di copiarla nella sostanza pari pari nella legge elettorale che regola l’elezione del Parlamento italiano. Come si vede la logica degli affari sta inquinando anche il confronto politico con danni enormi per la vita democratica dell’intera comunità nazionale.

APPENDICE. Per chi ha un’altro po’ di tempo per leggere ecco la cronaca degli utlimi fatti.

Da anni una «massa gelatinosa» opprime e condiziona urbanistica & edilizia in Toscana. Inchieste giudiziarie diffuse nella regione minano il rapporto di fiducia che dovrebbe esserci tra amministratori pubblici e amministrati. Questi alcuni degli episodi recenti più clamorosi.

17 novembre 2008 esplode a Firenze il caso Castello. La bufera giudiziaria si abbatte sull’amministrazione comunale di Palazzo Vecchio: sono indagati l’allora assessore Gianni Biagi (urbanistica), che si dimetterà, e il vice sindaco Graziano Cioni (entrambi del PD). Nel registro degli indagati anche Salvatore Ligresti, presidente onorario di Sai Fondiaria, il suo braccio destro Fausto Rapisarda e due architetti, Marco Casamonti e Vittorio Savi. Il reato ipotizzato è corruzione per un presunto scambio di favori nella trasformazione urbanistica dei terreni di Castello, di proprietà della Sai Fondiaria. Il 27 dicembre l’area viene sequestrata; l’istruttoria dovrebbe concludersi in questi giorni.

12 dicembre 2008. Inchiesta per turbativa d’asta a Terranuova Bracciolini per la ristrutturazione di un edificio in zona Macelli.

23 aprile 2008. Il capogruppo del Partito Democratico in Palazzo Vecchio Alberto Formigli è indagato per corruzione col presidente dell’ordine degli architetti Riccardo Bartoloni, il costruttore Mario Margheri e due dipendenti comunali. Nel mirino il complesso edilizio «Dalmazia».

2 marzo 2009. A Montespertoli, guidato dalla lista Democratici Uniti a Sinistra, sequestro preventivo di 42 cantieri edili. Il sequestro fa parte dell’inchiesta sui presunti illeciti nel rilascio di concessioni edilizie. I reati ipotizzati vanno dall’associazione a delinquere, falso, corruzione e concussione. Sei gli indagati, tra cui due dipendenti comunali, tre professionisti e un impiegato del catasto.

26 ottobre 2009. Finisce agli arresti domiciliari  Alberto Formigli,  ex capogruppo del partito Democratico nel consiglio comunale di Firenze, ritenuto socio occulto della Quadra progetti. Indagato anche l’ex presidente della commissione urbanistica, Anton Giulio Barbaro (Pd). Nell’operazione ci sono 21 indagati, 17 denunciati, 6 persone agli arresti domiciliari. Le accuse vanno dalla truffa aggravata all’associazione per delinquere finalizzata all’abuso edilizio, truffa, falso, abuso di atti d’ufficio. Agli arresti domiciliari anche i soci della società Quadra, ovvero l’ex presidente dell’ordine degli architetti di Firenze Riccardo Bartoloni e il geometra Alberto Vinattieri.  Quadra e altre ditte vicine alla società, circa una decina, avrebbero ottenuto facilmente appalti attraverso una sorta di «corsia preferenziale». La vicenda porta alla luce l’opera di molti comitati contro presunti illeciti edilizi: la «casetta rosa» di via Ponte di Mezzo a Firenze, soffocata dai nuovi palazzi, diventa il simbolo della battaglia dei David contro i costruttori Golia.

18 novembre 2009. La giunta comunale di Firenze approva una serie di modifiche tecniche d’attuazione del piano regolatore. Le norme, definite «anti.-Quadra», non sono immediatamente esecutive perché dovranno essere approvate dal consiglio comunale.

3 febbraio 2010. Barberino di Mugello è investito da un’inchiesta che ipotizza i reati di abuso d’ufficio, corruzione, falso e peculato. Sono notificati 17 avvisi di garanzia. Tra questi l’ex sindaco Gian Piero Luchi, l’ex vicesindaco e assessore all’urbanistica Alberto Lotti, funzionari pubblici e imprenditori. Indagati per abuso d’ufficio l’assessore regionale Paolo Cocchi e il consigliere regionale Gianluca Parrini. Tutti membri del PD.

10 febbraio 2010. Parte da Firenze un’inchiesta che scuote i vertici della Protezione civile. Quattro persone sono arrestate: Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, l’imprenditore romano Diego Anemone, Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Mauro della Giovampaola, funzionario ministeriale con incarichi di rilievo nella protezione civile. Oltre una quarantina gli indagati: imprenditori e funzionari pubblici, tra questi il sottosegretario Guido Bertolaso, capo del dipartimento della protezione civile. L’accusa è corruzione continuata in concorso. Il filone fiorentino riguarda due opere: il Parco della musica e la scuola marescialli dei carabinieri che dovrebbe sorgere a Castello.

15 febbraio. Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, è indagato per corruzione nell’inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena. Interrogato in Procura, spiega di avere dimostrato la sua «più totale estraneità all’accusa». «La vicenda che mi veniva contestata – aggiunge Verdini – riguarda solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche». Riguardo ai colloqui con Riccardo Fusi, presidente della ditta di costruzioni Baldassini Tognozzi Pontello, spiega di essere intervenuto per cercare di risolvere un danno erariale di 34 milioni di euro legato alla costruzione della scuola marescialli di Castello.

16 febbraio. Restano in carcere gli arrestati per l’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo, respingendo le richieste di revoca delle misure cautelari in carcere. Il gip Lupo spiega che «permangono tutte le esigenze di custodia cautelare. Resta valida l’ordinanza».

Nella voluminosa inchiesta fiorentina, raccolta in 20 volumi per un totale di 20.267 pagine o in un cd di 40 mila pagine, saltano fuori ogni tanto nomi noti e meno noti che potrebbero riservare altre sorprese. Dunque una mole enorme di documenti – a disposizione degli avvocati delle parti, che la stanno esaminando – dalla quale emerge quel «sistema gelatinoso di interscambio di favori ed utilità» che è diventato l’oggetto principale dell’indagine dei carabinieri del Ros e della procura fiorentina.

Un’indagine che parte da lontano, dalla gara d’appalto per la realizzazione dell’auditorium di Firenze – per la quale gli investigatori annotano l’irritazione di costruttori e amministratori locali perché questa «grande opportunità … l’ha gestita tutta la banda di romani» – e che arriva alla presunta spartizione dei lavori legati ai tre «grandi eventi» incriminati: il G8 alla Maddalena, i mondiali di nuoto e le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Molti i politici tirati in ballo dagli indagati, e non solo, sia di centro-destra che di centro-sinistra: dai leader di partito agli esponenti locali i nomi sono qualche decina. Nelle ventimila pagine si parla del presunto ruolo dei partiti PD e PDL, dei magistrati, dei personaggi delle istituzioni: tutti impigliati in quel «reticolo» che il gip ha cercato di dipanare.  Tempi in cui chi ha detto di no a questo tipo di bipolarismo può andare fiero della scleta che ha fatto (questo articolo è una ripresa di una notizia apparasa su Toscana Oggi)

Perchè è importante andare a votare

Nell’edizione di mercoledì del Corriere Fiorentino è apparsa un’interessante lettera di , già giovane segretario provinciale del partito socialista fiorentino, che deluso dalla politica in Toscana afferma che non andrà a votare proprio perché ama la politica (il suo articolo:  Non andrò a votare perchè amo la politica).

Prendo spunto da questa lettera per alcune considerazioni. Le cose che dice sono assolutamente condivisibili anche se io rimango dell’idea che rinunciare al diritto – dovere del voto sia sempre e comunque sbagliato.
Credo tra l’altro che ci siano le condizioni, anche in Toscana, per provare ad esercitare un voto utile, seppure all’apparenza minoritario.
E’ il voto che gli elettori possono esprimere scegliendo l’Unione di Centro, forza politica di cui faccio parte. Da sempre, seppure con posizioni numeriche limitate, si batte in Toscana all’interno e fuori dalle varie istituzioni, contro quello che Ciuffoletti definisce il “regime” toscano. Lo ha fatto e lo fa, con il rispetto istituzionale di una forza responsabile e moderata, ma con l’energia di chi è sempre stato e continua a stare all’opposizione non tanto perché quelli del Partito Democratico sono ancora comunisti, come qualcuno del PDL continua a urlare, ma perché nelle nostre amate terre si respira un’oppressiva commistione tra cultura, economia e politica. E in questo senso il futuro rischia di essere ancora peggiore vista la linea politica ancora più a sinistra portata avanti dal candidato Rossi che fa accordi con la sinistra radicale e la sinistra giustizialista dell’Italia dei Valori.
Così come l’Unione di Centro è l’unica che in questi anni si è battuta in maniera coerente contro i vari inciuci Pd-Pdl, che hanno portato alle modifiche elettorali per le regionali del 2005 e di quelle di pochi mesi fa. E’ l’unica che ha chiesto e si è battuta per il ripristino delle preferenze, così da dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Senza di queste, con le primarie che mostrano carenze evidenti, le segreterie dei partiti decidono tutto e la democrazia dei partiti è sempre più a rischio. L’impressione che il Pdl in Toscana non voglia creare le condizioni per l’alternanza appare sempre più evidente e non da oggi. Rafforzare l’Unione di Centro attraverso il voto di marzo potrebbe essere quindi un primo seme per creare uno schieramento più ampio e provare a superare questo bipolarismo malato, e nella nostra regione, profondamente bloccato.
Insomma credo che l’Unione di Centro possa rappresentare, con tutti i propri limiti, l’unica vera alternativa in queste elezioni. Da domani però, se vorrà veramente incidere in Italia e in Toscana, dovrà avere la forza di essere molto più aperta e dialogante con i cittadini che, come Ciuffoletti, non ne possono più di questa situazione e riuscire ad aprire il partito a tutti coloro che, all’interno del Partito Democratico e del Partito della Libertà, soffrono questa situazione. Dovrà insomma riuscire ad andare oltre l’unione di centro costruendo un nuovo partito che unisca su pochi e saldi principi le forze più dinamiche e responsabili del Paese e della Toscana. Se sarà capace di questo potrà veramente rappresentare quell’alternativa per molti cittadini delusi, altrimenti sarà un’altra occasione persa e il finto bipolarismo Pdl-Pd ne uscirà rafforzato.

PD e PDL in Toscana, due facce della stessa medaglia

Anche oggi l’ennesima notizia, l’ennesima conferma in Toscana esiste un inciucio di cui nessuno parla ma che è bene evidente quando si arriva alla vigilia elettorale.

Eccoci di fronte ad una legge elettorale che “elimina le preferenze e scoraggia le alleanze elettorali”, una legge che assegna al consiglio regionale candidati già stabiliti “sulle preferenze servono una meditazione e una cultura molto maggiori” disse il Presidente Martini dopo l’approvazione della legge, d’altronde in Toscana siamo “grulli” e che vuoi, è bene che non scegliamo da soli chi ci deve amministrare. Con lo sbarramento al 4% la legge premia la maggioranza ma anche il partito di minoranza più forte ergo premia PD e PDL, ma in fondo è questo che volevano quando la legge è stata votata, eliminare le altre forze spartirsi il “bottino” elettorale in consiglio e lasciare la regione Toscana agonizzante.

Il candidato Rossi vorrebbe far credere di avere idee per una Toscana nuova, dimenticandosi che fino ad oggi la Toscana è stata governata dal PD e oltre ad un grande spreco di soldi non è stato fatto nulla che potesse risollevare le sorti di questa Regione a partire dal lavoro, dalla tutela dell’agricoltura e infine dalla gestione degli immigrati. Vi è una Toscana meridionale completamente dimenticata, in cui le infrastrutture e lavoro sono optional e che non avrà neppure la possibilità di avere molti rappresentanti in Regione, vista la legge elettorale vigente.
Dall’altra parte il candidato del PDL Faenzi, già sindaco di Castiglione della Pescaia, segno evidente del non interessamento da parte del PDL di governare questa roccaforte “rossa”; il programma?? Togliere i soldi destinati alla Festa della Toscana per diminuire le tasse, un pò pochino mi sembra, considerando che non credo che con quei soldi possa avvenire una grande detrazione fiscale.

L’impressione è che in questi proclami ci sia solamente populismo e poca attenzione ai problemi reali della nostra gente nessuno ha pensato ai giovani alla loro formazione al loro lavoro, nessuno ha pensato alle famiglie alla difficoltà che hanno ad andare avanti, nessuno ha considerato che per una prestazione sanitaria il tempo di attesa medio sono 3 mesi e nessuno ha considerato che anche in Toscana sarebbe utile un CIE per l’identificazione o l’espulsione degli immigrati che non rispettano le leggi.

Ops forse qualcuno nel programma queste cose le ha messe, il candidato dell’UDC Bosi, loro corrono da soli per dare alla gente l’opportunità di scegliere la vera alternativa… ma non vorrei sembrare troppo di parte!

Qualche considerazione su persone e programmi

Siamo in  periodo di alleanze e programmi, siamo in periodo di promesse, di buoni propositi e di molte chiacchiere. È difficile per un cittadino fidarsi ancora, in fondo Berlusconi ha dato prova di essere bravo comunicatore e oratore in campagna elettorale ma quasi nessuno dei suoi propositi è stato poi realizzato, certo la magistratura lo perseguitava, ma comunque non è stato fatto nulla.

Eccoci dunque qui, appartenenti ad un partito “scomodo” che tutti tentano di eliminare perché a sentir loro non conta nulla, ma poi invece quando si arriva alla resa dei conti è l’unico partito che con la gente parla, che ascolta tutti e che cerca di difendere e sostenere valori fondamentali della società.

Per quanto riguarda le regionali qui in Toscana abbiamo una grande opportunità: la Faenzi sindaco di Castiglione, non è un gran candidato per un PDL che non vuole vincere e benché abbia già la vittoria in tasca, anche Rossi è l’ennesimo nome mediocre in una regione dove ormai è talmente scontato vincere per il PD che non ci si spreca più di tanto in nomi validi e in programmi a favore dello sviluppo (v. nel passato prossimo Martini); cosa può fare l’UDC? Magari vincere sarà utopico ma sicuramente abbiamo il dovere di crescere, Bosi è personaggio valido, la sua voglia di ascoltare la gente è lodevole e ottimo sarà sicuramente il programma vista l’attenzione allo sviluppo, alle famiglie, all’immigrazione  e ai giovani (cosa che non ha fatto ancora nessuno!).

Abbiamo il dovere di far capire alla gente che può contare su di noi! Altro che due forni, la nostra scelta è quella di sacrificare le poltrone per ascoltare e stare dalla parte del cittadino; scelta controcorrente, lontana dalle logiche della politica di oggi ma che ci darà ragione, siamo noi l’unica alternativa!

Parliamo di programmi

Finita la fase un pò movimentantata ma necessaria dell’assetto delle alleanze, la dove  si sono realizzate, si rende ora necessario per tutti gli schieramenti in campo porre attenzione alle questioni di interesse per gli elettori. Guardo con molta attenzione le mosse dell’UDC che con decisione intende scardinare un bipolarismo sterile, che al di là delle formule teorizzate, non riesce in quello che è il compito promario della politica: governare efficacemente l’Italia.

Si sono già spese molte parole riguardo l’atteggiamento dell’UDC verso le prossime elezioni regionali. Intendo ora approfondire alcune tematiche programmatiche che riguardano da vicino gli elettori:

1. Quoziente familiare: Ciò che è avvenuto al comune di Parma dove una amministrazione comunale di centro-destra (UDC compresa) ha applicato localmente il quoziente familiare, dimostra come questo elemento qualificante per l’UDC sia qualcosa di concreto e non pura astrazione politica. Ritengo che a tutti i livelli di governo, da quello nazionale a scendere nelle singole realtà provinciali e comunali sia possibile applicare il quoziente familiare come elementio innovativo riguardo le politiche fiscali rivolte al nucleo familiare.  L’applicazione del quoziente familiare deve diventare in sostanza “mentalità ricorrente” e non solo esercizio puramente accademico. Credo infatti che anche a livello locale, vedi comuni come Parma, sia possibile attivare politiche tariffarie legate in modo semplice e soprattutto efficace.

2. Ricerca scientifica: Credo che sarebbe un punto qualificante per l’azione dei governi regionali (in chiave federalista) l’attuazione di programmi specifici in stretta collaborazione con le università locali riguardo la ricerca scientifica. Oggi, ritengo che la ricerca possa rappresentare il vero volano per una solida e duratura ripresa economica dell’Italia. Non è più pensabile che si debba speculare sul costo del lavoro (a discapito dei lavoratori) per tentare di essere competitivi su alcuni settori manifatturieri sicuramente importanti per il nostro paese ma ormai non più determinanti (da soli) per la nostra economia. Investire massicciamente sulla ricerca scientifica può aprire le strade del futuro all’Italia sempre più schiacciata dall’immobilismo degli ultimi governi.

Oggi si impiegano ingenti risorse per la cassa integrazione (a tutela dei lavoratori dei grandi gruppi industriali) e denari altrettanto ingenti per incentivi e situazioni simili.

Tutto questo puà essere lodevole ai fini della pace sociale e del mantenimento in vita di alcune industrie sul territorio nazionale ma…

…proviamo a pensare se questi grandi capitali, gradatamente fossero spostati sulla ricerca scientifica (mirata in alcuni settori) quali benefici porterebbero per l’ammodernamento della nazione e quali benefici ci sarebbero in termini di nuova (e qualificata occupazione). È evidente che con una forte spinta verso lo sviluppo si renderebbero mene necessari anche gli ammortizzatori sociali e gli incentivi di cui sopra.

In definitiva credo che la grande mole di laureati e neo diplomati se non messi in grado di sfruttare le conoscenze acquisite in anni di studio sul piano lavorativo rischi di diventare a sua volta un grande problema sociale che inevitabilmente va a ricadere sulle spalle degli stessi cittadini in termini di disagio economico e sociale.

3. Immigrazione: Strettamente legato ai temi della ricerca e dell’innovazione c’è il tema dell’immigrazione. Ritengo che un paese definito “moderno” come il nostro debba porsi anche questioni legate alla qualità della immigrazione stessa. Offrire opportunità di lavoro qualificate e non più strettamente lagate a lavori di pura manodopera può certamente portare a selezionare in modo quasi naturale una immigrazione che definirei qualificata, più occupati e meno disagio sociale.

Credo in definitiva che l’UDC per qualificare al meglio la sua azione politica debba sintetizzare proposte forti, innovative e lungimiranti. È finita l’ora del conseguimento del consenso fine a se stesso (grande effetto dell’attuale bipolarismo). Occorre dare risposte reali ed efficaci alle domande dei cittadini e delle famiglie, fare proposte da statista e non da piazzista, come l’attuale Presidente del Consiglio.

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