La Faenzi (PDL), Rossi (PD) e l’aborto

Riceviamo e pubblichiamo questo aritcolo di Federico Gorbi.

Ancora una volta i vescovi italiani – attraverso il cardinale Angelo Bagnasco – hanno fatto sentire la loro voce sul dramma dell’aborto, chiedendo ai cattolici di non sostenere i candidati favorevoli all’interruzione della gravidanza. Un dramma che si tenta di rendere “invisibile” anche in Toscana, regione nella quale l’assessore alla sanità Enrico Rossi, oggi candidato a Presidente, ha sempre sostenuto la diffusione della pillola abortiva. A Rossi tuttavia non si può certo imputare una mancanza di chiarezza sull’argomento.

Ma qual’è la posizione del Pdl? I vertici nazionali all’indomani dell’appello dei vescovi si sono tutti affannati a dichiararsi a favore della vita, salvo rare eccezioni come quella di Daniele Capezzone che questa volta non ha assolto alla sua funzione di “portavoce” ufficiale del Pdl ma ha preferito osservare un eloquente silenzio.
Molto più interessante è però il caso della candidata toscana Monica Faenzi che, interrogata sull’argomento anche da alcune tv locali, ha dichiarato di essere assolutamente favorevole all’aborto. Non solo, l’unico punto di contatto con il candidato governatore del Pd Enrico Rossi, sarebbe proprio il via libera alla pillola abortiva.
Tuttavia, appena due giorni prima, la stessa Faenzi aveva sottoscritto, insieme al candidato dell’Udc Francesco Bosi, un “Patto per la vita e la famiglia” proposto dall’Associazione Scienza & Vita di Pontremoli e della Lunigiana. Nel documento, pubblicato sul sito dell’associazione, la candidata del Pdl dichiara il proprio impegno “ad operare in favore della vita, e per quanto sarà di mia competenza, a far si che l’aborto non sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.
Insomma, forse presa da uno slancio di generosità durante uno dei tour elettorali, ha dichiarato cose che non pensa ad una associazione locale, contando forse nella scarsa diffusione della notizia.
I piani però sono saltati, un po’ per l’appello dei vescovi e un po’ perché, nella globalizzazione dell’informazione, è difficile sfuggire alla rete di internet che riporta praticamente ogni parola pronunciata dai candidati.
L’aspetto grave della vicenda non è il pensiero della Faenzi sull’aborto. I vescovi hanno diritto a rivolgere gli appelli ai fedeli e la rappresentante del Pdl è libera di pensarla come preferisce e di seguire o meno le parole dei rappresentanti di una fede che, per sua stessa ammissione, non le appartiene.
L’aspetto che dovrebbe far riflettere gli elettori è quale credibilità possa avere chi una sera afferma una cosa e la sera successiva sostiene il suo esatto contrario.
A questo punto concordo con il suo slogan: il coraggio di cambiare.  Cambiare sì, ma lei cambia…  idea ogni giorno.

Arezzo. La Lega Nord distribuisce il sapone anti-immigrati

Sapone per lavarsi le mani dopo aver toccato un immigrato. Lo distribuiscono militanti della Lega Nord a Sansepolcro e in altri paesi della provincia di Arezzo. La Lega si conferma razzista e xenofoba. Non avendo alcuna proposta politica per combattere la crisi i dirigenti leghisti preferiscono distrarre l’opinione pubblica.

La denuncia compare subito sul sito di Pier Ferdinando Casini, con la firma di un suo espontente (articolo). Qui si ricorda che tra i primi e più famosi migranti furono Maria e il suo sposo Giuseppe che fuggivano in Egitto; e che noi stessi, per nostra storia e natura, siamo un popolo di migranti. Chissà quanti di noi hanno almeno un parente, vicino o lontano, emigrato all’estero in cerca di fortuna.

Oggi l’immigrazione, soprattutto quella irregolare, è un grosso problema. È un problema per la sicurezza dei cittadini, per la salute pubblica, è un problema per l’Erario, insomma è un gran bel problema. Comprendo le esigenze di chi amministra la cosa pubblica, che è chiamato a garantire dei diritti fondamentali ai cittadini, ma non bisogna dimenticare l’obbligo di difendere coraggiosamente i diritti inalienabili di ogni essere umano. Chi governa è chiamato a garantire “i diritti e i doveri che sono alla base di ogni vera convivenza e incontro tra i popoli” (Benedetto XVI), è chiamato a portare avanti politiche di integrazione, non di odio, è chiamato a unire, non a dividere. Gli attacchi leghista rischiano di provocare maggiore insicurezza e rischi di rivalsa da chi si sente offeso.

Invito la Lega Nord con quel sapone a “lavarsi la bocca” dalle tante bestialità che vanno via via dicendo e facendo (vedi la playlist su Youtube “Bestiario Leghista“). Chiedo scusa in prima persona a tutti gli immigrati: “La Lega Nord non vi ama perché prima di tutto non ama l’Italia, la nostra bandiera, il nostro inno, la sua capitale, il suo sud“.

Governo PD toscano: inefficenza e pseduo-democrazia con lo sgambetto del falso federalismo leghista

In Toscana le leggi si insabbiano e le riforme spariscono. In 5 anni il governo toscano non è riuscito a far approvare quasi nulla. L’inefficenza è causa della mancata coesione della maggioranza che non  riesce a gestire gli “interessi” di tutti, anche quelli di Verdini (Pdl) ma è anche causa del centralismo del governo Pdl-Lega che sventola però il federalismo. Un resoconto su Il Tirreno elenca:

Dalla legge anti-Brunetta a quella sugli immigrati, passando per quella contro il degrado. Tutte insabbiate. La legislatura si è conclusa e tutto ciò che non è stato approvato entro quella data è decaduto automaticamente. Le proposte di legge finite nel cestino della legislatura dovranno essere ripresentate nella prossima. E le riforme non avanzano.

La proposta di legge anti-Brunetta, presentata nel luglio scorso dal vicepresidente della giunta regionale Federico Gelli (PD)? «Meno severità contro i fannulloni», titolarono scandalizzati i giornali di centrodestra. Mentre il ministro Renato Brunetta annunciò irato l’immediato ricorso del governo alla Consulta. «Stop alla demagogia», tuonò invece Gelli. L’unico stop che c’è stato per la verità è alla sua proposta. Forse la più nota e popolare tra le 97 presentate durante l’ultima legislatura della Regione, ma mai discusse dal consiglio regionale.

La legislatura si è conclusa il 10 febbraio scorso e tutto ciò che non è stato approvato entro quella data è decaduto automaticamente.  Punto e a capo. Che dice Gelli della sua battaglia (mai combattuta) contro Brunetta? «Purtroppo la nostra proposta di legge è caduta vittima del generale ingolfamento venutosi a creare negli ultimi mesi della legislatura», risponde diplomatico.

Contro il degrado urbano. Il vice presidente di Martini si rammarica anche di un’altra proposta di legge mai nata, una creatura a cui teneva molto. Si tratta delle norme anti-degrado. Anche quella ebbe molta fortuna nei giornali e in tv, un po’ meno in consiglio regionale dove non è stata discussa.

Il voto agli immigrati. Tutta colpa dell’ingolfamento del consiglio? «No, non c’è dubbio che sia la legge anti-Brunetta che quella contro il degrado toccavano argomenti nei confronti dei quali si sono manifestate preoccupazioni nella maggioranza», spiega Gelli.
Un altro assessore che tira qualche frustata alla maggioranza e in particolare al gruppo regionale del Pd, capitanato da Alberto Monaci, è l’assessore alle riforme Agostino Fragai. Due sue proposte di legge molto importanti sono rimaste al palo. Una riguardava il voto agli immigrati. E’ vero che c’è una proposta parlamentare e che a decidere su questa materia è il Parlamento appunto. Però la Toscana, che ha approvato una legge filo-immigrati, poteva fare da battistrada.

Fragai critica il Pd. Così non è stato. E Fragai si sfoga: «Considero inspiegabile il fatto che il consiglio regionale non sia riuscito ad approvare una legge peraltro composta da due soli articoli, con la quale la Toscana avrebbe rispettato i precetti del suo statuto e sollevato un grande tema all’attenzione del Parlamento».
Da quando Fragai ha presentato – con tanto di battage mediatico – la sua proposta di legge sono trascorsi quasi tre anni. Tre anni per approvare due articoli… «Nel frattempo altri, mi riferisco in particolare a Fini, hanno preso a cuore la questione del voto agli immigrati. Questione sulla quale è mancata la necessaria determinazione anche da parte del gruppo del Pd in consiglio».

Ma forse la proposta di legge che rappresenta un autogol politico per la maggioranza è quella sui servizi pubblici locali. Prevedeva l’accorpamento delle società dell’acqua, del gas, dei rifiuti. Le cosidette ex municipalizzate. Che in Toscana sono molte e spesso inefficienti. E costose. La proposta di legge presentata da Fragai doveva colmare il divario che separa in questo settore la nostra dalle regioni più avanzate del nord. «E’ stata la prima proposta di legge della legislatura. Cinque anni per approvarla non sono bastati. Per divisioni interne alla maggioranza», polemizza il portavoce dell’opposizione Alessandro Antichi.

Consorzi salvati. Un’altra proposta importante l’ha presentata il segretario regionale Pieraldo Ciucchi (PSI). Una legge anti-Casta: prevedeva l’abolizione dei consorzi di bonifica. I consorzi sono ancora in piedi, mentre è stata la proposta di legge ad essere cancellata. «Bisogna essere onesti: non c’è stata la volontà politica dentro la maggioranza per approvarla. Per non parlare della forte pressione dei presidenti dei consorzi esercitata nei confronti dei gruppi consiliari», denuncia Ciucchi.

Altre proposte di legge decadute? Quella per Firenze Capitale della Toscana, presentata da Angelo Pollina (Pdl). Molte altre proposte di legge però sono rimaste nei cassetti delle commissioni. Chi può sorridere è Fabio Roggionali, consigliere regionale uscente di Sinistra Ecologia e Libertà, che vanta il record di proposte di legge approvate: dodici.

Più attivo del Pdl è l’Udc, che con 3 consiglieri supera comunque  l’attività  consiliare del Pdl che in consiglio però ha 18 presenze.

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