Servono riforme a tutti i livelli

In questo infausto periodo e non solo per il nostro paese, ma per il mondo intero, ci troviamo di fronte a possibili cambiamenti epocali che potrebbero modificare il volto di questa società in modo radicale.
Forse ancora non è stato compreso il messaggio che ci è arrivato dalla crisi economica, ma soprattutto dalla situazione in cui è caduta la Grecia, mentre tutti si domandano quale futuro potremo costruire per le prossime generazioni , in Italia continuiamo a credere che con una manovra fiscale, che con la finanziaria vera e propria non ha niente a che vedere, si possa andare avanti come prima.
Ebbene è opportuno renderci conto che oramai non possiamo più procedere in questo modo, siamo arrivati ad un punto di non ritorno e questa situazione non possiamo più nasconderla, altrimenti realmente rischieremo di cadere nel baratro.
E’ ovvio che questo valga per tutti i livelli istituzionali, ma soprattutto è un problema che deve essere affrontato in modo condiviso, ciascuno ha il dovere di fare la propria parte.
Siamo chiamati a fare grandi sacrifici, ma ciò non vuol dire che dopo vedremo il sole, tutt’altro, il rischio è che se il sacrificarsi non sarà accompagnato da scelte nuove, sarà tutto inutile.
Servono riforme serie di tipo strutturale, che modifichino le grandi questioni sociali di questo paese, non si può pensare che solo con i tagli alla spesa si risolvano i problemi, abbiamo la necessità di riscrivere le regole democratiche che servono per ridisegnare in chiave moderna la spina dorsale italiana.
Bisogna partire dal lavoro, per poi rivedere la giustizia, ma quella civile che interessa prima di tutto alle imprese, liberalizzare l’economia annullando i monopoli consolidati, stimolare la ricerca scientifica, riorganizzare la scuola, insomma si deve trasformare uno Stato ossidato come il nostro in un paese moderno che guardi alle generazioni future.
Per far questo serve coraggio, ma soprattutto progetti, al momento sembra che questi due elementi manchino, i continui litigi fra fazioni di ogni genere sono un modo per nascondersi evitando cambiamenti che a qualcuno potrebbero togliere i privilegi consolidati.
Anche le amministrazioni locali devono fare la loro parte, devono uscire dal loro guscio ed avere la forza di cambiare, devono smetterla di continuare a bearsi dei consensi ottenuti in anni di consolidato consociativismo.
Questo vale soprattutto per realtà come la nostra, la certezza del voto sicuro per tradizione è un freno, il tempo passa ma le soluzioni ai problemi locali sono sempre distanti, non serve intravederle se poi non si raggiungono.
Sembra che tutto debba cambiare da un momento all’altro, ma i dati oggettivi nel nostro territorio sono negativi come lo sono in altre realtà forse con più problematiche rispetto a noi.
E’ vero che il turismo incrementa, ma non dobbiamo esaltarci più di tanto, nell’insieme le voci negative sono superiori a quelle positive e sembra che le difficoltà aumentino da un giorno all’altro.
Piombino è una città vecchia come lo è gran parte del resto d’Italia, dobbiamo dirlo senza timore, l’impressione è che tranne qualcosa tutto funzioni come trent’anni fa.
Da un lato la fabbrica e dall’altra la città, nel mezzo non si capisce bene cosa succeda, certamente proprio lì qualcosa è cambiato, c’è il nuovo mondo globale e multirazziale, fatto da gente che viene da lontano in cerca di fortuna, che anche qui da noi oramai è merce rara.
Ed allora è arrivato il momento della verità, i proclami non servono, dobbiamo rimboccarci le maniche e pensare al da farsi, occorrono scelte che portino posti di lavoro, che stravolgano la società piombinese e che riparino gli errori del passato.
A qualcuno queste parole non piaceranno, lo comprendiamo, per costruire un futuro diverso serve un atto di umiltà da parte di tutti, sperando che ci siano le condizioni perché ciò avvenga ovunque, soprattutto a livello centrale, per quel che riguarda la nostra città noi ci siamo, ora aspettiamo gli altri, quelli più “importanti” di noi.

Luigi Coppola

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