La Toscana sospende le gare di trasporto pubblico nel 2010

Ovviamente tutta colpa del governo. Il governo sì, in Toscana taglia 200 milioni di euro, ma anche cede diversi beni che possono dare una buona rendita. Ormai in Toscana siamo abituati al gioco del PD che per far apparire il governo ancora peggio di quello che è, taglia sui servizi o aumenta i costi.

In questo scontro ideologico ci rimettano i cittadini. Chi cerca di far ragionare tutti, tanti voti non li prende e si deve anche sentire dire: bene bene, ‘un contate nulla. Eppure chi ama le proprie idee e non si vende, si chiede: il taglio doveva andare proprio al trasporto pubblico? Proprio in quella Toscana, regione più famosa d’ Italia per il turismo estero? E poi, la sinistra non era ecologista?

Il taglio lo ha annunciato questa mattina l’assessore ai trasporti ed infrastrutture della Regione Toscana, Luca Ceccobao, agli amministratori delle Province e dei Comuni capoluogo toscani, convocati in riunione presso la sede dell’assessorato a Firenze.  
Il governo dà un preteso e il PD colpisce, il cittadino perisce. Ma quanto ci metterò ad andare a Camaldoli? Oppure a Vallombrosa? Oppure a Monte Oliveto Maggiore? Tutte case generali di ordini religiosi di riferimento mondiale. E a Volterra? Ormai il suo sindaco, non PD, va a piangere direttamente da Matteoli. Per deliziare i turisti ci andremo con la carrozza, non importa quanto ci vuole, tanto costa 40 euro all’ora.

Alcuni amministratori hanno affrontato il tema della ripartizione di risorse tra i servizi su ferro e gomma ed hanno espresso preoccupazione per la tempistica dei tagli, delle scadenze e dello svolgimento delle gare previste.

La promessa del presidente di Regione in campagna elettorale sui trasporti è già saltata: “Siamo oggi chiamati a elaborare una pianificazione in grado di coordinare gli interventi su strade, ferrovie, aeroporti e trasporti pubblici sia urbani che extra-urbani (con relativa modernizzazione dei treni inter-regionali)”. Aveva detto oggi…  ma? Memoria corta?

Generazione Neet: ma lo siamo davvero?

Riceviamo da Christian Condemi

Nelle ultime settimane siamo stati definiti Generazione NEET (nè studio nè lavoro e nè formazione), bamboccioni, mammoni e nullafacenti coperti dal welfare familiare attraverso un’operazione di mistificazione dei dati pubblicati dal Rapporto annuale a cura dell’Istat e di altri enti di ricerca.
Dietro i nuovi stereotipi e le ridicole banalizzazioni si cela una condizione materiale che parla di precarietà, lavoro nero e disoccupazione giovanile con i tassi più alti d’Europa: Il 30% dei giovani tra i 18 e i 25 anni è disoccupato. Il confronto con il resto dei paesi europei rileva la necessità di riflettere sul tema della redistribuzione della ricchezza, così quello delle politiche di welfare e delle forme di protezione sociale.
L’Italia e la Grecia sono gli unici due paesi in Europa a non avere nessuna forma di protezione sociale e di sostegno al reddito. Quando non si trova un lavoro a progetto, intermittente o occasionale ci si immerge nel grande universo degli stage, una recente ricerca dell’Isfol sottolinea che siamo diventati una “nazione di stagisti seriali” con il 19% dei giovani precari che si è ritrovato a farne almeno tre, naturalmente senza nessun rimborso spese o retribuzione. Riprova, sarai più fortunato sembra lo slogan annunciato mentre sorridendo, ci danno una pacca sulla spalla. Infatti soltanto il 2% degli stage arriva ad avere una stabilizzazione contrattuale. (FONTI ESTRAPOLATA DA UN EMITTENTE RADIOFONICA)

*Nella Roma capitale della precarietà giovanile ,anzi diciamo anche nell’Italia in senso pieno, non si trovano ad ora risposte adeguate,progettualità da ridisegnare scenari da tracciare, blog forum radio eventi opinioni dibattiti, aiutano a rendere meno invisibile questa galassia precaria,spesso surclassata e messa in secondo piano… quasi come se le publicità i media… avessero piu interesse a parlare delle code in autostrada per gli esodi di agosto, o appunto di carla Bruni, per citare il buon Cristicchi.
La politica spesso è assente anche se il libro di qualche tempo fa dedicato ai giovani scritto da Fini, è bel punto di partenza. In controtendenza però con la classe dirigente degli ultimi anni, una delle peggiori, e la politica è stata la grande assente anche per le recenti decisioni fiat,perlomeno il governo un governo con il ministero dello sviluppo economico incancapace di decidere… o le stesse forze di sinistra pronta a tifare o marchionne o la fiom… spiazzanti.

Eppure loro ci sono, questi precari non sono cosi extra terrestri, o freddi dati statistici, sono storie brandelli di vita, esistenze, sono in mezzo a noi… negli annunci stropicciati, nelle bacheche di facoltà… dove spopolano affitti in nero, dinanzi il miraggio di un interinale,oppure su un volo Ryianair, per andare chissa dove.
Perchè in fondo si vive una volta e il bagaglio delle esperienze deve essere proprieta di ognuno, e non scritto dalle rigide leggi di mercato… ci sono venuti a dire che la cosidetta “giustizia del proletariato” ha impallinato come un fagiano il signor Biagi Marco, ci sono venuti a dire che non abbiamo la verve dei giovani francesi,capaci di scendere in piazza a Parigi non solo per il concertone del primo maggio, altri slogan ci dicono che non puo gravare tutto sulle nostre spalle.

Ma chi sono i veri interlocutori di questa generazione?
Una generazione spesso spaesata ma al contempo pronta a mettersi in gioco, pronta a sostenere Stage, lavori stagionali, a ribaltare il destino, ma stavolta senza valige di cartone, verso chissà quale America, che non esiste nemmeno piu, magari stavolta con un ipod o un tomtom, destinazione paradiso.

Piombino: SEL si legga attentamente la legge 194

SEL si legga attentamente la legge 194
Riteniamo doveroso intervenire, dopo alcune affermazioni a nostro avviso profondamente incoerenti apparse sulla stampa, a commento dell’iniziativa tenuta da Sinistra ecologia libertà di Piombino sulla pillola RSU 486 e sulla legge 194.
Al di là delle opinioni personali di ciascuno, che noi doverosamente rispettiamo, pur essendo dichiaratamente antiabortisti, vorremmo sottolineare un passaggio di Sel che ci ha lasciato alquanto sconcertati.
Il riferimento è alle testuali parole: “è emerso anche come l’aumento dei medici obiettori e la crescente riprovazione sociale, costituiscano un grave passo indietro nella crescita civile e culturale del nostro paese”.
Vorrei ricordare agli amici di Sel, che la libera scelta è il punto cardine di una società impostata sulla democrazia di fatto, dove ciascuno ha la possibilità di esprimere il proprio dissenso su questioni etiche e morali, ma non solo, attraverso anche il proprio comportamento.
L’obiezione di coscienza è un diritto, che soprattutto l’area culturale da cui supponiamo che una parte di Sel provenga, ha sempre sostenuto ed esercitato, vorrei ricordare ad esempio che ciò accadeva quando il servizio di leva era obbligatorio, per cui fu promulgata la “ legge Marcora” (legge n° 772 del 15 dicembre 1972) e che per quanto riguarda i medici ginecologi è disposta dall’art 9 della legge 194 del 22 maggio 1978.
La nostra non vuole essere una polemica ne tantomeno una difesa d’ufficio per gli obbiettori, ma esclusivamente un atto di chiarezza a sostegno di un principio democratico nel quale noi profondamente crediamo.
Ricordiamo, che senza il contributo dei cattolici impegnati in politica, la legge 772 del 1972 sull’obiezione di coscienza e la legge 194 del 1978 sull’ interruzione volontaria della gravidanza, non sarebbero potute essere promulgate, dato che all’epoca le maggioranze parlamentari erano chiare e limpide.
Pertanto inviterei gli amici di SEL di Piombino, nonché il loro leader nazionale Nichi Vendola (dichiaratamente contro i medici ginecologi obiettori in Puglia), a rileggersi adeguatamente la legge sull’IVG ed ad interpretarla in modo corretto, dato che ne sono legittimamente strenui difensori.

Cresce l’UDC

Gli svizzeri cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù, Crespiricerche? Sondaggi, con una puntualità settimanale che fa invidia agli orologi svizzeri. La battuta sugli orologi a cucù è di Henry Lime ( Orson Welles) nel film noir Il terzo uomo. Rispetto al film,non ci sono sorprese in linea di massima, nei sondaggi nell’arco di tempo che va dal 15 al 22 giugno 2010. L’umore degli italiani, tutto sommato, è stabile, eppure, lievita la preoccupazione sulla situazione economica.


In 7 giorni, è cresciuta molto: dal 52,6% al 53,1%, abbastanza dal 29,8% al 30,7%, poco dal 10,9% al 10,2%, per nulla dall’0,35 all’0,2%. Come dire, gli italiani aspettano di leggere le carte della manovra economica anticrisi e vedere l’andamento della crisi internazionale. Pure il provvedimento sulle intercettazioni non ha alcun riverbero sul governo, anzi. Cos come l’affaire Cricca, con il coinvolgimento di alcuni ex ministri (Scajola e Lunardi) e di un capo partito( Verdini).

Chi ci sta perdendo, è la Lega che confusamente, passando dal federalismo fiscale alle minacce si secessione, porta a casa perdite. E, guarda caso, è il partito che cala in consensi, tant’è in un mese è passato dal 14,5% al 13%. In più, paga il prezzo di battute insensate sul tricolore, sull’inno di Mameli, sulla nazionale di calcio. Basta e avanza. Vero è che la Lega vuole spostare l’attenzione dei nordisti sull’identità, visto che sul piano degli interessi concreti e sul federalismo fiscale molta acqua ancora dovrà passare sotto i ponti. Oltretutto, puntando tutta la sua credibilità su una sola riforma che, per ragioni di forza maggiore, non potrà essere varata, fa la fine dei pifferi di montagna. Sicchè, nella Seconda repubblica la politica del territorio è il mantra, come nella Prima, era quella nazionale.
Insomma, sono cambiati i quattro punti cardinali della politica, quasi chè l’elettore non volesse prendere il largo e non volesse rischiare. Hegelianamente parlando: vorrebbe imparare a nuotare sulla sabbia, anzichè scendere in acqua. Il governo cresce di un ette: dal 47,8% al 48,0%, più 0,2%, mentre l’opposizione è ferma al palo: 25%. Berlusconi resta in sella anche se perde l’0,2%, passando dal 53,2% al 53%. Chi crede che sia in caduta libera, ha fatto male i propri calcoli. Anche perchè Bersani non riesce a crescere nonostante ce la stia mettendo tutta: è fermo al 25,0%. Non piace la sua narrazione politica, manca di appeal e ha poco look. Alla manifestazione del Palolottomatica ha fatto un discorso dal profumo antico, ossia da comunista emiliano, con molta grinta, ma non convincendo gli elettori per la mancanza di prospettiva e di ideali. D’altro canto, non poteva fare miracoli con un Pd, senza identità egemonizzato dagli ex Ds. A ben vedere, il Pd si regge solo sulla gamba ex comunista e quella ex Dc è amputata. Qualora si muovesse, comunque, farebbe danni e guasti, come nel caso della massoneria. Per non parlare, di un altro caso curioso, per cui non sapremmo se ridere o piangere: la contestazione dei nativi, contro il termine compagni, usato, peraltro, dall’attore Gifuni. Si sono ribellati coloro che, per la prima volta, si sono iscritti a un partito, cioè al Pd. Di là dai volti nuovi non c’è una voce nuova che dica qualcosa su cui ragionare, politicamente.

In un contesto in cui il Pd potrebbe giocare le proprie carte,non riesce a crescere, neanche, in verità, a calare. E’stabile al 27,0%. Chi decresce precipitosamente è l’Idv: dal 6,5% al 5,5%, meno 1%, mentre nella rilevazione del 1 giugno era all’8, 5%. Insomma, il moralizzatore moralizzato, Antonio Di Pietro, è in grosse difficoltà proprio sul suo campo di battaglia, la giustizia. L’ iscrizione sul registro degli indagati con le ipotesi di truffa e falso gli fa perdere l’aureola di Eroe di Mani pulite di fustigatore dei politici corrotti. Dio scampi quel paese che ha bisogno di eroi. Su questo concordiamo con Bertolt Brecht. Chi invece, va col vele al vento è l’Udc di Casini che passa dal 7,0% al 7,5%, più 0,5%.
Pure Sel di Vendola cresce e si attesta sulla soglia dello sbarramento della legge elettorale 4,0%. Se andassimo a votare oggid, Sel eleggerebbe i propri parlamentari. Rifondazione e i Comunisti sono fermi all’1,8%, altrettanto ferma la Lista Pannella Bonino: 1,5% e cos i Verdi: 0,9%. Mentre la destra sale al 2,0% , mentre prima aveva l’1,9% altrettanto Mpa dall’0,7% all’0, 8%. Molecolari incrementi. Per quanto riguarda il Partito socialista, non è pervenuta alcuna percentuale.
In quest’ultimo sondaggio di una giornata di mezza estate, il Pdl è ancora ampiamente in vantaggio. Non tanto per i suoi meriti quanto per i demeriti dell’opposizione.


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Piombino: Nuovo Presidente Commissione Pari Opportunità

Paradossalmente, nonostante abbiamo più volte pubblicamente denunciato l’occupazione della Commissione Pari opportunità da parte della “maggioranza” (quella che conta), apprezziamo l’elezione a Presidente del Consigliere Comunale del PD Maria Grazia Braschi.
In effetti dal punto di vista dell’estrazione (ex Margherita) certamente è più vicina al mondo da cui noi proveniamo, rispetto al suo predecessore Stefania Bardini, da sempre vicina alla sinistra (dirigente ed amministratore locale del P.C.I.).
Non entriamo nel merito di questa scelta “politica”, non spetta a noi, ne prendiamo atto favorevolmente rispetto alla persona alla quale auguriamo un buon lavoro, anche se è evidente, che Maria Grazia Braschi, in qualità di Consigliere Comunale del PD, rappresenta il partito in cui attualmente milita.
Dobbiamo riconoscere invece, che Stefania Bardini, la quale sotto il profilo politico e culturale è molto distante da noi, è stata oggettivamente l’espressione del mondo associazionistico (essendo oramai da tempo fuori dalla politica), che prima delle modifiche allo statuto della Commissioni Pari Opportunità era legittimamente maggioritario rispetto agli organi istituzionali.
Sarebbe opportuno ricordare che al momento solo quattro membri delle associazioni fanno parte della Commissione Pari Opportunità contro sette fra assessori e Consiglieri Comunali.
E’ evidente ed i numeri lo confermano, che di fatto si è voluto consegnare la Commissione al controllo della maggioranza, o perlomeno a quella parte di essa che realmente conta (di fatto solo il PD), dato che le altre forze del governo locale, pur fra mille mugugni, hanno accettato passivamente la situazione, non avendo neanche loro nessun rappresentante.
Non vogliamo continuare una politica oramai durata anche troppo, abbiamo già detto più volte chiaramente quello che pensiamo e come stanno oggettivamente le cose, comprendiamo le difese d’ufficio di qualcuno, anche se a volte servirebbe il coraggio di dire quello che realmente si pensa, rimane un po’ d’amaro in bocca per una vicenda poco chiara, che poteva e doveva essere gestita in modo diverso.

Luigi Coppola

Piombino: Servono i consorzi di bonifica?

In un momento di profonda difficoltà per la finanza pubblica e data l’imminente emanazione di una manovra che peserà molto sugli enti locale e sulle regioni, è importante cominciare a verificare l’utilità di enti con funzioni che potrebbero venire tranquillamente trasferite ad altri soggetti.
Fra questi ci sono i Consorzi di bonifica, che hanno un costo di mantenimento della struttura amministrativa elevato ed i vertici sono spesso funzionali alle esigenze della politica.
In Toscana ce ne sono 13 ed altrettante comunità montane che svolgono le stesse funzioni, le loro entrate sono costituite principalmente dai contributi dei consorziati che sono cittadini proprietari di immobili di ogni genere.
Il loro bilancio è di circa 50 milioni e più di un terzo di questa somma serve a mantenere le spese di esercizio e gli organi, il resto per gli investimenti e le opere.
Fra l’altro la loro struttura organizzativa è complessa e certamente non ridotta nei numeri dei componenti, il Consiglio dei Delegati è l’organo “democratico” del consorzio ed è in parte nominato dalla provincia ed in parte eletto, con elezioni di difficile comprensione dal punto di vista tecnico e soprattutto con una partecipazione mediamente al di sotto del 10%.
Principalmente hanno una funzione di tutela del territorio sotto il profilo della sicurezza idraulica, che di fatto esercita i compiti di un ente esattore che appalta a terzi le opere, senza essere quasi mai il soggetto che si occupa della realizzazione diretta.
Spesso accade paradossalmente che il numero dei dipendenti è simile agli amministratori stessi del consorzio.
Chiaramente noi non vogliamo mettere in discussione in toto l’esistenza dei consorzi di bonifica, ma è evidente che una loro riorganizzazione ed a nostro avviso anche una forte riduzione nel numero od addirittura un trasferimento delle loro funzioni ad un ente pubblico tipo la “provincia” (che a quanto pare lavora poco per mancanza di competenze), che tanto nessuno abolirà, sarebbe una riflessione da fare.
Certamente si ridurrebbero i costi amministrativi e ne rimarrebbero di più per le opere, soprattutto anche a fronte di una totale assenza di rapporto fra Consorzio e cittadini consorziati, che il più delle volte ricevono le cartelle esattoriali senza capire cosa e perché devono pagare.
Se poi facciamo riferimento agli interventi, certamente non possiamo dire che siano impeccabili, tutt’altro, anche se ovviamente verificare lamentele non è semplice, visto che pochi addetti ai lavori riescono ad essere informati adeguatamente su cosa fanno i consorzi.
Partendo da riflessioni come queste si può pensare come potrebbe essere in futuro un sistema in cui prevedere un concreto risparmio di denaro dei cittadini, non siamo lontani affinchè ciò si realizzi, ma serve il coraggio di stimolare scelte di queste genere, noi incominciamo a farlo in tutti i livelli istituzionali dove siamo presenti.

Luigi Coppola

Italia dei Valori, quali valori? Quelli di una gestione finanziaria con luci e ombre?

La storia dell’Italia dei Valori, della gestione del partito, dei rimborsi elettorali e della gestione finanziaria è alquanto intricata e soprattutto non è una storia inziata ora.
Infatti Elio Veltri, ex compagno di partito di Antonio Di Pietro, ha dichiarato che 6 anni fa, alle europee del 2004 non ha ricevuto i rimborsi elettorali che gli spettavano per le spese sostenute in quanto candidato alle europee del 2004 insieme ad Occhetto in una lista di Di Pietro, e sempre secondo Veltri, i fondi dei rimborsi elettorali sono finiti in un’associazione privata, ”l’associazione Italia dei valori” tramite una serie di false autocertificazioni. Ovviamente prima di dire la parola fine a questa vicenda, bisogna che le dichiarazioni di Veltri siano verificate e di questo se ne occupa la procura di Roma, con un fascicolo affidato al pm Attilio Pisani, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza che dovrà verificare se è vero che i fondi elettorali sono finiti sul conto dell’associazione. Ma non finisce qui, perchè nel frattempo al Tribunale di Milano arriva la richiesta della nomina di un liquidatore per l’associazione Italia dei Valori, in quanto soggetto non legittimato a percepire i milioni di euro previsti per i rimborsi elettorali di partiti e movimenti. Ed ecco il colpo di scena: in attesa dei magistrati milanesi, Veltri, che evidentemente è una persona tenace tanto quanto l’ex pm, ha chiamato in causa i magistrati romani, e anzi ha allargato i termini della sua richiesta, perchè ai magistrati romani non ha solo chiesto di investigare sulle europee del 2004, come ha fatto con i magistrati milanesi, ma anche di controllare gli anni successivi e tutte le competizioni elettorali.

Riassumiamo quanto detto finora: secondo Veltri, i rimborsi elettorali (parecchi milioni di euro) che spettavano al partito Italia dei Valori, vengono invece dati ad una associazione chiamata “Italia de Valori”. Ma concretamente quali sono le conseguenze di avere versato questi fondi in questa associazione e non nel movimento politico? Per Veltri, in base ai controlli effettuati presso la Corte d’Appello e il ministero dell’Interno, l’associazione familiare si è sostituita di fatto al movimento politico per quanto riguarda i fondi elettorali, potendoli gestire pienamente. Ma chi gestisce allora questa associazione e questi soldi che, ricordiamolo, sono svariati milioni di euro? Semplice, coloro che hanno costituito e gestiscono questa associazione sono l’ex magistrato di mani pulite, sua moglie e la fiduciaria del partito, Silvana Mura, i quali di fatto hanno piena disponibilità di questi fondi e possono gestirli in piena autonomia. 

E stiamo parlando di cifre consistenti: nel 2009 ad Italia dei Valori spettavano 11 milioni di euro, e nel frattempo si muove, ovviamente, anche la Corte dei Conti, che avvia anch’essa delle indagini su presunte anomalie nella gestione: sostanzialmente il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, dovrà accertare che i rimborsi elettorali non vengano girati all’omonima associazione.

E cosa fa Di Pietro nel frattempo? Di Pietro, di fronte alle prime rimostranze di Veltri e Occhetto, datate 2004, dichiarò che era stato effettuato il cambiamento dello statuto IDV, per unificare l’associazione e il partito e non avere più due soggetti distinti. Stranamente in verbale di questo cambio viene presentato dopo molti mesi dall’annuncio, ma questo non è grave: la cosa grave è che il verbale notarile dovrebbe contenere la firma di tutti e tre i soci, ma invece vi è solo la firma di Di Pietro (che ha la carica di presidente dell’associazione). Dimenticanza grave, per un ex pm, soprattutto perchè dà l’idea sgradevole che Di Pietro, in solitudine, abbia modificato lo statuto dell’associazione come se fosse quello del partito, nelle vesti non di presidente (magari autorizzato da una delibera assembleare o da una disposizione degli organi del partito), ma solo come titolare dell’associazione di famiglia. Ma non basta, perchè le dichiarazioni di Veltri trovano strane coincidenze con quanto dichiarò nel 2008 l’ex segretario dell’IDV, Mario Di Domenico, che addirittura ripercorre le fasi finanziarie dell’IDV a partire dal 2001 e afferma che le spese dei fondi comuni non erano rendicontate, che tra la lista DI Pietro (quella di Veltri) e l’Italia dei valori, vi sono dissapori per la gestione non proprio limpida, anzi molto torbida e confusa, del fondo comune, che alimentato esclusivamente dai rimborsi elettorali, era rimasto a piena ed esclusiva disponibilità di Di Pietro e di Silvia Mura. Ma Di Mura, si spinge oltre e parla apertamente di somme che ballano, di prestiti fatti e ricevuti, usando i fondi del partito e concedendoli con piena discrezionalità a parenti e amici. Insomma parrebbe una gestione molto allegra, forse pure troppo.

Ma non basta, perchè a questa gestione allegra di fondi pubblici c’è da aggiungere un terzo tassello: gli investimenti immobiliari. Intanto consideriamo che il 740 dell’ex PM dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno gli acquisti immobiliari avvengono tramite la società An.To.Cri., una Srl con a capo Di Pietro e SIlvana Mura più il suo compagno (o ex compagno) Claudio Belotti, medesimo personaggio cui è intestato l’affitto di uno degli appartamenti romani attribuito alla «cricca », costituita con un capitale di 50.000 euro. Cosa c’è di strano? I numeri, che non mentono mai.

Risulta infatti che Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio per complessivi 370 metri quadri al costo di 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro ( ovvero quasi il 50% in più). Ma non basta, perchè nel 1999 Di Pietro acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri per circa 204 milioni di lire. Nel 2002 Di Pietro acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metriquadri pagando circa 400.000 euro e pagando una fattura di 7200 euro per lavori di ristrutturazione. La cosa interessante di questa fattura è l’intestazione, che risulta non a carico di Di Pietro ma recita: Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. Di Pietro sostiene di averlo comprato nel 2001, ovvero prima dei rimborsi elettorali, ma gli atti notarili parlano di 2002, ovvero in contemporanea con i rimborsi elettorali. Ma si sa come sono le carte: appaiono, scompaiono, fanno scherzi. Di cui è vittima il figlio di Di Pietro, Cristiano DI Pietro, che nel 2003 acquista un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia, spendendo circa 200.000 euro. I soldi, sostiene Di Pietro, provengono dalla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione non vi è traccia catastale. Come dicevamo, queste carte che fanno scherzi e spariscono misteriosamente. Ma non abbiamo finito. Di Pietro ha la passione delle case: il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro. Infine ecco il colpo da maestro, affittare a se stesso una casa, cito testualmente “la An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.” 
Il giochino è così divertente che viene ripetuto: La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro. I punti oscuri sono tanti, e le spiegazioni sono poche, finora, e siamo in attesa che Di Pietro fughi queste ombre sulla gestione dei soldi del partito.

(L’immagine è tratta, per gentile concessione, dal blog di Luciano Petrullo)

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