Italia dei Valori, quali valori? Quelli di una gestione finanziaria con luci e ombre?

La storia dell’Italia dei Valori, della gestione del partito, dei rimborsi elettorali e della gestione finanziaria è alquanto intricata e soprattutto non è una storia inziata ora.
Infatti Elio Veltri, ex compagno di partito di Antonio Di Pietro, ha dichiarato che 6 anni fa, alle europee del 2004 non ha ricevuto i rimborsi elettorali che gli spettavano per le spese sostenute in quanto candidato alle europee del 2004 insieme ad Occhetto in una lista di Di Pietro, e sempre secondo Veltri, i fondi dei rimborsi elettorali sono finiti in un’associazione privata, ”l’associazione Italia dei valori” tramite una serie di false autocertificazioni. Ovviamente prima di dire la parola fine a questa vicenda, bisogna che le dichiarazioni di Veltri siano verificate e di questo se ne occupa la procura di Roma, con un fascicolo affidato al pm Attilio Pisani, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza che dovrà verificare se è vero che i fondi elettorali sono finiti sul conto dell’associazione. Ma non finisce qui, perchè nel frattempo al Tribunale di Milano arriva la richiesta della nomina di un liquidatore per l’associazione Italia dei Valori, in quanto soggetto non legittimato a percepire i milioni di euro previsti per i rimborsi elettorali di partiti e movimenti. Ed ecco il colpo di scena: in attesa dei magistrati milanesi, Veltri, che evidentemente è una persona tenace tanto quanto l’ex pm, ha chiamato in causa i magistrati romani, e anzi ha allargato i termini della sua richiesta, perchè ai magistrati romani non ha solo chiesto di investigare sulle europee del 2004, come ha fatto con i magistrati milanesi, ma anche di controllare gli anni successivi e tutte le competizioni elettorali.

Riassumiamo quanto detto finora: secondo Veltri, i rimborsi elettorali (parecchi milioni di euro) che spettavano al partito Italia dei Valori, vengono invece dati ad una associazione chiamata “Italia de Valori”. Ma concretamente quali sono le conseguenze di avere versato questi fondi in questa associazione e non nel movimento politico? Per Veltri, in base ai controlli effettuati presso la Corte d’Appello e il ministero dell’Interno, l’associazione familiare si è sostituita di fatto al movimento politico per quanto riguarda i fondi elettorali, potendoli gestire pienamente. Ma chi gestisce allora questa associazione e questi soldi che, ricordiamolo, sono svariati milioni di euro? Semplice, coloro che hanno costituito e gestiscono questa associazione sono l’ex magistrato di mani pulite, sua moglie e la fiduciaria del partito, Silvana Mura, i quali di fatto hanno piena disponibilità di questi fondi e possono gestirli in piena autonomia. 

E stiamo parlando di cifre consistenti: nel 2009 ad Italia dei Valori spettavano 11 milioni di euro, e nel frattempo si muove, ovviamente, anche la Corte dei Conti, che avvia anch’essa delle indagini su presunte anomalie nella gestione: sostanzialmente il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, dovrà accertare che i rimborsi elettorali non vengano girati all’omonima associazione.

E cosa fa Di Pietro nel frattempo? Di Pietro, di fronte alle prime rimostranze di Veltri e Occhetto, datate 2004, dichiarò che era stato effettuato il cambiamento dello statuto IDV, per unificare l’associazione e il partito e non avere più due soggetti distinti. Stranamente in verbale di questo cambio viene presentato dopo molti mesi dall’annuncio, ma questo non è grave: la cosa grave è che il verbale notarile dovrebbe contenere la firma di tutti e tre i soci, ma invece vi è solo la firma di Di Pietro (che ha la carica di presidente dell’associazione). Dimenticanza grave, per un ex pm, soprattutto perchè dà l’idea sgradevole che Di Pietro, in solitudine, abbia modificato lo statuto dell’associazione come se fosse quello del partito, nelle vesti non di presidente (magari autorizzato da una delibera assembleare o da una disposizione degli organi del partito), ma solo come titolare dell’associazione di famiglia. Ma non basta, perchè le dichiarazioni di Veltri trovano strane coincidenze con quanto dichiarò nel 2008 l’ex segretario dell’IDV, Mario Di Domenico, che addirittura ripercorre le fasi finanziarie dell’IDV a partire dal 2001 e afferma che le spese dei fondi comuni non erano rendicontate, che tra la lista DI Pietro (quella di Veltri) e l’Italia dei valori, vi sono dissapori per la gestione non proprio limpida, anzi molto torbida e confusa, del fondo comune, che alimentato esclusivamente dai rimborsi elettorali, era rimasto a piena ed esclusiva disponibilità di Di Pietro e di Silvia Mura. Ma Di Mura, si spinge oltre e parla apertamente di somme che ballano, di prestiti fatti e ricevuti, usando i fondi del partito e concedendoli con piena discrezionalità a parenti e amici. Insomma parrebbe una gestione molto allegra, forse pure troppo.

Ma non basta, perchè a questa gestione allegra di fondi pubblici c’è da aggiungere un terzo tassello: gli investimenti immobiliari. Intanto consideriamo che il 740 dell’ex PM dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno gli acquisti immobiliari avvengono tramite la società An.To.Cri., una Srl con a capo Di Pietro e SIlvana Mura più il suo compagno (o ex compagno) Claudio Belotti, medesimo personaggio cui è intestato l’affitto di uno degli appartamenti romani attribuito alla «cricca », costituita con un capitale di 50.000 euro. Cosa c’è di strano? I numeri, che non mentono mai.

Risulta infatti che Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio per complessivi 370 metri quadri al costo di 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro ( ovvero quasi il 50% in più). Ma non basta, perchè nel 1999 Di Pietro acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri per circa 204 milioni di lire. Nel 2002 Di Pietro acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metriquadri pagando circa 400.000 euro e pagando una fattura di 7200 euro per lavori di ristrutturazione. La cosa interessante di questa fattura è l’intestazione, che risulta non a carico di Di Pietro ma recita: Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. Di Pietro sostiene di averlo comprato nel 2001, ovvero prima dei rimborsi elettorali, ma gli atti notarili parlano di 2002, ovvero in contemporanea con i rimborsi elettorali. Ma si sa come sono le carte: appaiono, scompaiono, fanno scherzi. Di cui è vittima il figlio di Di Pietro, Cristiano DI Pietro, che nel 2003 acquista un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia, spendendo circa 200.000 euro. I soldi, sostiene Di Pietro, provengono dalla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione non vi è traccia catastale. Come dicevamo, queste carte che fanno scherzi e spariscono misteriosamente. Ma non abbiamo finito. Di Pietro ha la passione delle case: il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro. Infine ecco il colpo da maestro, affittare a se stesso una casa, cito testualmente “la An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.” 
Il giochino è così divertente che viene ripetuto: La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro. I punti oscuri sono tanti, e le spiegazioni sono poche, finora, e siamo in attesa che Di Pietro fughi queste ombre sulla gestione dei soldi del partito.

(L’immagine è tratta, per gentile concessione, dal blog di Luciano Petrullo)

Annunci

Una Risposta

  1. […] via https://estremocentrotoscana.wordpress.com/2010/06/10/italia-dei-valori-quali-valori-quelli-di-una-ge… Posted by admin on giugno 11th, 2010 Tags: News, Politica Share | […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: