Piombino: Servono i consorzi di bonifica?

In un momento di profonda difficoltà per la finanza pubblica e data l’imminente emanazione di una manovra che peserà molto sugli enti locale e sulle regioni, è importante cominciare a verificare l’utilità di enti con funzioni che potrebbero venire tranquillamente trasferite ad altri soggetti.
Fra questi ci sono i Consorzi di bonifica, che hanno un costo di mantenimento della struttura amministrativa elevato ed i vertici sono spesso funzionali alle esigenze della politica.
In Toscana ce ne sono 13 ed altrettante comunità montane che svolgono le stesse funzioni, le loro entrate sono costituite principalmente dai contributi dei consorziati che sono cittadini proprietari di immobili di ogni genere.
Il loro bilancio è di circa 50 milioni e più di un terzo di questa somma serve a mantenere le spese di esercizio e gli organi, il resto per gli investimenti e le opere.
Fra l’altro la loro struttura organizzativa è complessa e certamente non ridotta nei numeri dei componenti, il Consiglio dei Delegati è l’organo “democratico” del consorzio ed è in parte nominato dalla provincia ed in parte eletto, con elezioni di difficile comprensione dal punto di vista tecnico e soprattutto con una partecipazione mediamente al di sotto del 10%.
Principalmente hanno una funzione di tutela del territorio sotto il profilo della sicurezza idraulica, che di fatto esercita i compiti di un ente esattore che appalta a terzi le opere, senza essere quasi mai il soggetto che si occupa della realizzazione diretta.
Spesso accade paradossalmente che il numero dei dipendenti è simile agli amministratori stessi del consorzio.
Chiaramente noi non vogliamo mettere in discussione in toto l’esistenza dei consorzi di bonifica, ma è evidente che una loro riorganizzazione ed a nostro avviso anche una forte riduzione nel numero od addirittura un trasferimento delle loro funzioni ad un ente pubblico tipo la “provincia” (che a quanto pare lavora poco per mancanza di competenze), che tanto nessuno abolirà, sarebbe una riflessione da fare.
Certamente si ridurrebbero i costi amministrativi e ne rimarrebbero di più per le opere, soprattutto anche a fronte di una totale assenza di rapporto fra Consorzio e cittadini consorziati, che il più delle volte ricevono le cartelle esattoriali senza capire cosa e perché devono pagare.
Se poi facciamo riferimento agli interventi, certamente non possiamo dire che siano impeccabili, tutt’altro, anche se ovviamente verificare lamentele non è semplice, visto che pochi addetti ai lavori riescono ad essere informati adeguatamente su cosa fanno i consorzi.
Partendo da riflessioni come queste si può pensare come potrebbe essere in futuro un sistema in cui prevedere un concreto risparmio di denaro dei cittadini, non siamo lontani affinchè ciò si realizzi, ma serve il coraggio di stimolare scelte di queste genere, noi incominciamo a farlo in tutti i livelli istituzionali dove siamo presenti.

Luigi Coppola

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