In consiglio regionale, suona l’inno di Mameli e la Lega sparisce

I Consiglieri del Carroccio assenti in aula durante l’esecuzione dell’inno di Mameli in apertura dei lavori della seduta dell’assemblea regionale toscana.  I quattro consiglieri della Lega Nord rientrano in aula subito dopo l’esecuzione. Questa volta non ce l’hanno fatta a resistere.
La Lega Nord dimostra ancora una volta tutta la sua sfaciataggine e contraddizione. Siede sui banchi delle istituzioni dello Stato criticandone le fondamenta stessa. Sarebbe accettabile da un moviemnto separatista, non da un partito della Repubblica. Ma la Lega è così, unico partito di governo e di opposizone allo steso tempo. Governa e riesce a dire “Roma ladrona” facendo pensare che siano solo gli altri a rubare.
Per i leghisti toscani, però, “l’assenza in aula durante l’esecuzione dell’inno di Mameli è stata solo una coincidenza”. Un tatticismo al quale siamo abituati. Il capogruppo del Carroccio, Antonio Gambetta Vianna dice che  “Non nego che questa coincidenza ci sia piaciuta. Magari, in futuro, questa nostra assenza al momento dell’inno potrebbe pure ripetersi”.
Qualcosa di simile sarebbe accaduto il 30 giugno scorso a Monza, per il primo anniversario della costituita provincia brianzola. Alcuni sindaci e assessori leghisti si sarebbero tolti la fascia tricolore al momento di ascoltare l’inno, in qualche caso abbandonando perfino il palco delle autorità. Ma ovviamente è arrivata la smentita…
Insomma si, la Lega gioca a prenderci in giro, a lanciare il sasso e a nascondere la mano. Un gioco che vorrebbe facilmente raccogliere il voto di tanti delusi della politica italiana (ma chi governa non è la Lega?; dunque la Lega come “partito degli incazzati“. Ci lasciamo comuqnue con le parole sicure e registrate del viceministro Roberto Castelli: “se non riusciremo a fare il federalismo, faremo la secessione”. Ci basta questo per camminare verso il partito della Nazione… il resto è folkrore padano.

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Una Risposta

  1. Ma mai una volta che si prendano le loro responsabilità, sempre e solo coincidenze, come a Treviso all’inaugurazione della scuola.
    Almeno siano coerenti e forti da dire “Quello non è il mio inno, mi da fastidio sentirlo e perciò me ne vado!”. Poveretti.

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