La tessera della discordia e il calcio ad un bivio

Il mondo del calcio si è rimesso in moto in queste ore, con la (grande?) novità della tessera del tifoso. 

Abbiamo assistito in questi giorni a veementi proteste degli ultras un po’ in tutta Italia, a divisioni tra tifosi della stessa squadra (nella mia città, Pisa, domenica scorsa si è arrivati allo scontro, prima verbale e poi fisico, tra la minoranza più oltranzista della curva e la maggioranza degli sportivi che ha invece accettato di fare la tessera) e, per finire in bellezza, alla violenta contestazione al ministro dell’interno Maroni, con assalti da parte degli ultras bergamaschi durante un comizio ad una festa leghista.

Ma cosa è questa tessera e perché è tanto ostacolata? La tessera del tifoso è una sorta di bancomat personale con cui i tifosi avranno una serie di servizi  (acquistare i biglietti in modo più veloce, passare attraverso varchi preferenziali negli stadi, accedere allo stadio anche nei casi di partite soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza). Il punto più importante infine è che questa serve necessariamente per assistere ad una partita in trasferta, visto che le società hanno l’obbligo di vendere i biglietti riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso.

Insomma non è una schedatura vera e propria ma poco ci manca. Per questo è chiaramente rifiutata dagli ultras e perché, con questo sistema i tifosi sottoposti alla Daspo non potranno più, contrariamente e quanto avveniva fino ad ora, eludere il provvedimento di divieto ad entrare negli stadi. Insomma questa tessera non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un passo avanti per responsabilizzare tutti gli sportivi che vanno allo stadio. E quei tifosi che non hanno niente da temere con la giustizia, forse ci guadagnano qualcosa.

Ma questo provvedimento non potrà, da solo, cambiare un sistema calcistico che nel tempo sta diventando insostenibile. Servirà molto altro per provare a mettere in campo quella rivoluzione culturale di cui il calcio avrebbe bisogno. Vediamo alcuni spunti: innanzitutto, l’istituzione di questa tessera dovrebbe bloccare, fin da subito, le decisioni prese dall’Osservatorio Nazionale delle manifestazioni sportive  e il Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) di negare ai tifosi di una squadra ospite di partecipare ad una trasferta, o di disputare partite a porte chiuse. Questo infatti va proprio contro la nuova filosofia che servirebbe per migliorare il nostro calcio. La politica e le istituzioni che garantiscono la sicurezza dovrebbero, d’accordo con la Figc, avere inoltre maggior coraggio e ridurre drasticamente la militarizzazione della domenica, con intere zone delle città chiuse e blindate per una partita di calcio. Ogni cittadino di buon senso sa, con la crisi in corso e con i problemi di criminalità che abbiamo, che lo sproporzionato numero di forze dell’ordine negli stadi è un costo non più sostenibile, oltre che un affronto allo sport, quello vero.

A questo proposito qualcosa si sta muovendo; ad esempio, negli ultimi anni la città di Firenze ha sperimentato la graduale riduzione di impiego delle forze di polizia e solo nelle aree più esterne dello stadio. Su questo tema dovrebbero rischiare di più anche le società calcistiche, che in troppi casi tengono rapporti troppo stretti con i violenti di casa propria. Alle società invece dovrebbe essere affidata, attraverso gli steward,  la completa gestione della sicurezza negli impianti, con la polizia soltanto in supporto. Inoltre basterebbe poco per prendere iniziative tese a svelenare il clima tra opposte tifoserie, ad esempio organizzando “terzi tempi” tra tifosi, con punti di accoglienza prima e dopo la gara per i tifosi ospiti. E infine si dovrebbe avere il coraggio di abbattere le barriere degli stadi, da noi troppe volte concepiti come un campo di battaglia, con divisioni e gabbie per i tifosi. In attesa di costruire nuove stadi più adatti ad accogliere bambini e famiglie, che almeno si facciano delle piccole migliorie su quelli vecchi. Se in Inghilterra e in altri paesi europei non esistono divisioni tra tifosi e tra i tifosi e il terreno di gioco, se ai mondiali o agli europei è normale per i tifosi vedere le gare stando fianco a fianco, perché non deve essere possibile, nei nostri stadi, vedere tifosi di squadre avversarie sedere gli uni accanto agli altri? Come in Inghilterra, serve anche da noi il pugno durissimo contro chi sgarra (ricordo che all’interno degli stadi inglesi esistono delle celle dove i tifosi sono messi in attesa di essere arrestati), ma anche una nuova cultura sportiva di vivere il calcio che, guarda caso, viene sottolineato da ogni allenatore italiano che va ad allenare all’estero. Non sarà facile e sarà un processo lungo, ma siamo ad un bivio. La tessera del tifoso deve essere solo un piccolo tassello inserito in una serie di azioni per dare vita ad una nuova era: senza, il calcio sopravvivrà ancora per un po’, ma non avrà un grande futuro.

Carlo Lazzeroni

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Piombino: Alienazione beni pubblici per finanziare “Città Futura”

Le alienazioni dei beni pubblici sono uno strumento utile per dare fiato alle casse dei diversi enti, in particolar modo i comuni ne usufruiscono date le difficoltà di bilancio degli ultimi anni.
Certamente privatizzare strutture adibite a servizi per i cittadini che per anni le hanno utilizzate spesso provoca reazioni comprensibili, ma è ovvio che le amministrazioni debbano perseguire le loro linee programmatiche nonostante suscitino malumore nell’opinione pubblica.
Diamo atto al Sindaco di essere estremamente fermo nelle sue decisioni ed apprezziamo il piglio con ll quale si prodiga a tentare di realizzare i progetti in cui crede fermamente, anche quando sono di difficile realizzazione.
Allo stesso tempo però è ovvio che non possiamo non esimerci da stimolare un dibattito su quelle situazioni che non ci convincono e soprattutto non convincono anche una parte dei cittadini.
Noi abbiamo più volte sostenuto che il progetto di “Città Futura” ci ha sempre lasciato perplessi ed in effetti fin dall’inizio abbiamo sostenuto che strada facendo si sarebbe ridimensionato, come in effetti è accaduto, ma la cosa che opportunamente vogliamo evidenziare è il metodo utilizzato per recuperare una parte dei finanziamenti da investire in quell’opera.
Ben vengano i soldi della regione ed anche quelli degli eventuali privati interessati, ma un minimo di riflessione bisogna farla sulla vendita dei beni comunali ( l’ex circolino Ilva, il campo di Montemazzano etc.) che sono stati per anni punto di riferimento importante per la città.
Con questo non vogliamo dire che tutto debba rimanere come era in passato, tutt’altro, una città si deve evolvere modificando il suo aspetto strutturale ed infrastrutturale, ma un colpo di spugna così rapido non può non lasciare perplessi.
Gli interessi sono molteplici, forse anche troppi, per questo motivo alcune cose andrebbero a nostro avviso vagliate più attentamente e preparate adeguatamente, invece al contrario spesso tutto accade in modo repentino e senza una dovuta preventiva informazione.
Ci teniamo a sottolineare che il patrimonio storico della città passa anche attraverso quei beni pubblici che con pieno diritto l’amministrazione ha deciso di alienare, ma che sono una parte importante del vissuto cittadino e come tali appartengono a tutta la nostra comunità e meritano comunque rispetto.

Governo di responsabilità nazionale. La saggia posizione del Partito della Nazione

GOVERNO: CASINI, DI RESPONSABILITA’NAZIONALE NON ANTI PREMIER
SENZA BERLUSCONI E LEGA SAREBBE ESECUTIVO DEBOLE (ANSA) – ROMA, 19 AGO

Credo che faccia bene Casini a ribadire questo concetto. Casini è stato il primo leader a chiedere (a Berlusconi) di fare un governo di responsabilità nazionale, per affrontare insieme la crisi e mettere in campo un governo che riuscisse, grazie ad una maggioranza politica più vasta, a fare le riforme necessarie (che per me sarebbero quelle di impronta liberale, proclamate da Berlusconi, dal 1994, in ogni campagna elettorale, ma che solo in minima parte è riuscito a fare in questi anni).
Ora, di fronte alla crisi del Popolo della Libertà, molti prospettano nuovi governi, tecnici o politici, per provare a superare definitivamente il berlusconismo. E’ una cosa che forse potrebbe affascinare tutti noi, me compreso. Ma Casini sa, come molti di noi, che anche se questa operazione “numerica” riuscisse in Parlamento, non sarebbe sopportata dalla maggioranza degli elettori (infatti saprebbe molto di trasformismo) e non produrrebbe comunque un governo capace di fare le riforme, perché sarebbe un governo di una parte contro Berlusconi. Le riforme invece si fanno per qualcosa e non contro una persona.
Credo quindi che in questa fase il partito della Nazione debba insistere sul concetto di responsabilità nazionale e ribadire, qualora si aprisse una crisi anticipata, l’importanza di costruire un governo che veramente cerchi le più ampie intese possibili tra le forze che hanno a cuore il futuro del paese. Fare questo senza il primo partito italiano credo sarebbe un’operazione impossibile.

Francesco Cossiga è morto

Addio indomito picconatore. Le tue verità non piacevano quanto i tuoi silenzi. Con te muore una parte importante della storia dello Stato italiano degli ultimi 50 anni. Sei stato un politico di razza, di quelli che oramai non esistono quasi più. Conoscevi tutto di quel mondo ai più sconosciuto e questa è stata la tua croce fino alla morte.

Piombino: Il futuro della Lucchini è sempre più incerto

Il futuro della Lucchini è sempre più incerto, gli incontri fra Istituzioni e vertici aziendali non hanno fatto emergere novità, se non qualche chiarimento, peraltro già ampiamente ipotizzabile.
L’impressione è che non ci siano piani industriali concreti per rilanciare il gruppo, ma esclusivamente un tentativo di riuscire ad essere credibili con le banche per l’ingente indebitamento.
L’unica cosa concreta che abbiamo colto è l’esigenza di trovare al più presto un acquirente che prenda il posto del gruppo di Mordashov e che ritenga strategico lo stabilimento di Piombino.
La realtà purtroppo è questa, non ci sono al momento certezze, ma solo forti dubbi che possono essere leniti solo dal fatto che le Istituzioni hanno fatto quadrato tutte insieme per difendere il patrimonio siderurgico del nostro territorio.
Abbiamo la netta impressione che ancora una volta si giochi una partita sulla testa dei lavoratori piombinesi per tutelare interessi di parte dei gruppi industriali e finanziari.
Il nostro auspicio è che comunque si riesca a dare un futuro al più presto alle nostre fabbriche, è impensabile che un patrimonio umano ed industriale di questo genere possa essere lasciato nelle mani di chi ha chiaramente dichiarato di non avere più interesse a produrre acciaio in Europa.

Il Partito che vorrei…

Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

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