Gelmini: “inizia la scuola, ma non per tutti”

Il 1° settembre come ogni anno inizia il vero è proprio anno scolastico; e mentre la Gelmini parla in conferenza stampa nelle scuole si svolgono i primi collegi fra docenti sembra di ascoltare due mondi diversi. La Gelmini illustra i pregi della riforma e nasconde i veri problemi denunciati dalle scuole:

1) è avvenuto un taglio sistematico delle classi (di questo la Gelmini non parla ma la riduzione sembra aggirarsi, secondo un nostro sondaggio, intorno al 5-10% rispetto allo scorso anno).
2) c’è un taglio sistematico del personale ATA, dei bidelli, del personale amministrativo, dei collaboratori scolastici, degli insegnanti di sostegno (su quest’ultimi la Gelmini ha qualcosa da dire… a lei sembra che piuttosto ci siano meno invalidità vere).

Il “taglio” sulla scuola, voluto da Tremonti, non aveva altra possibilità che tagliare il personale perché il 97% delle risorse della scuola serve a pagare questo. Vediamo le conseguenze di tutto ciò.

Il taglio delle classi ha comportato la creazione di classe numerose, le fortunate con 27 alunni ma ci sono anche oltre i 30. In alcuni casi sono state accorpate classi già formate da anni (terza, quarte ecc). Molte scuole hanno appreso del taglio delle classi solo nel mese di agosto, creando gravi disagi (genitori che avevano comprato già i libri di testo per la sezione cancellata, orari da rifare). Tutto questo evidentemente ha portato una riduzione dei docenti precari che lavoreranno quest’anno (la Gelmini non sa dire quanti fra quei 200.000 mila). Con i soldi dati dal governo all’Alitalia e alla Libia avremmo fatto lavorare i precari rimasti fuori per circa 10 anni.

Afferma la Gelmini: “Il numero elevato di precari sono frutto di una cattiva politica”. Accetti allora di sentirsi dire in cambio che pure la sua riforma non è una buona politica. Scrive Chiara Saraceno: “Se la massa degli insegnanti precari è cresciuta a dismisura, non è innanzitutto, come invece sostiene Gelmini, perché si è fatto un uso clientelare e assistenziale delle supplenze. Piuttosto, analogamente a quanto avviene nell’industria, i vari governi che si sono succeduti hanno trovato comodo, anche con la complicità dei sindacati, utilizzare le supplenze come tappabuchi organizzativi, anziché procedere ad una seria programmazione del reclutamento e della mobilità degli insegnanti. Per cominciare a sciogliere questi nodi occorre innanzitutto distinguere i due aspetti della questione: quello dell’organizzazione scolastica e in particolare della offerta formativa, e quello dei lavoratori che dopo anni di precariato di colpo si trovano senza lavoro. A sentire le parole della Ministra, sembra che la riduzione del numero degli insegnanti avrà l’effetto miracoloso di rafforzare la qualità dell’insegnamento”. Tagliare gli sprechi è giustificato, sacrificare l’istruzione o sanità è spregiudicato.

La Gelmini ripete che 700.000 insegnati sono un numero sufficiente. Le piace il 7? Gioca alla cabala… 7 x 100 x 1000? Non sarà piuttosto la base che dovrà segnalare il numero in base alle esigenze? Allora se tuttavia non tutti i precari possono essere assorbiti, il ministero, lo Stato, non può lavarsene le mani come se non fosse un problema da esso stesso creato.

Anche il giornale della CEi boccia la riforma, in un articolo a firma di Davide Rondoni, ricordao che lo scopo principale della scuola devono essere i ragazzi. Troppi furboni campano sul mondo della scuola, la riforma non risolve questo ma getta ulteriori ombre. 

Rimane emblematica Caterina, insegnate precaria da 14 anni che per il primo anno non lavorerà e che non avrà nessuna risposta dalla Gelmini e finita in ospedale dopo 8 giorni di sciopero della fame (il cinico ministro non vuole incontrare nemmeno lei). Il taglio del resto del personale comporterà meno servizi, meno sicurezza. Se un dirigente aveva 54 nuovi iscritti poteva formare 3 sezioni di 18 alunni. Ora ne deve formare 2 di 27. Spesso le aule non sono adatte ad ospitare questo numero di alunni. È questo è il vero problema. Già oggi diventa sempre più difficile insegnare per motivi sociali, figuriamoci con questi numeri.

La frase della Gelmini “ai precari della scuola va la massima solidarietà, anche in maniera completa” suona un po’ come quella dell’assassino che esprime la propria solidarietà ai familiari della vittima. Era più semplice dire: “Tremonti che m’hai fatto fare!?!”.

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Una Risposta

  1. Istruzione e sanità sono due paletti fissi, in cui i servizi non dovrebbero essere intaccati, ma è più semplice tagliare quelli che i veri sprechi.
    E’ vero anche che un regime ha bisogno che il popolo sia ignorante per poter operare tranquillamente.
    Sono nauseato, non oso immaginare come sarà la scuola fra qualche anno quando mio figlio inizierà alla primaria…

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