MOSCHEA: Sì, No, Se

Anche un democristiano di lungo corso come me si è divertito a leggere le brillanti considerazioni di quel mangia preti di Franco Marianelli pubblicate su “La Nazione” a proposito della scomposta protesta di qualche “Mattacchione” che vorrebbe fare una Crociata fuori tempo, brandendo i salumi: la storia non va confusa con la salumeria, anche se forse qualcuno pensando che patrono d’Europa è san Benedetto da Norcia si attacca alla salsiccia, come ultimo baluardo di identità.

Scherzi a parte (ma purtroppo l’annuncio di manifestazioni come quelle anti-moschea è serio), occorre riflettere con pacatezza su ciò che implica la costruzione di una moschea .
Dire di sì, come ha fatto il Sindaco Cosimi, in nome della tolleranza, senza una valutazione ponderata e puntuale delle realtà locali è un errore; così come qualsiasi “no” fatto in nome di una presunta identità cristiana, ma senza fare i conti con lo spirito di apertura e civiltà che è la più autentica eredità che il Vangelo ha trasmesso all’Occidente.
Prima di schierarsi e dividersi tra favorevoli e contrari, fare fiaccolate o zingarate, è opportuno verificare che cosa prevede la legge.
Fermo restando che la libertà di culto è sacrosanta e riconosciuta a tutti, in Italia le varie religioni per definire i rapporti con lo Stato stipulano Intese: lo hanno fatto ebrei, valdesi, avventisti e anche la Chiesa Cattolica con il Concordato.
Con gli islamici però da anni nessun Governo di qualsiasi colore riesce a firmare niente, per un semplice motivo: l’Islam in Italia non ha una rapprestanza unitaria; ci sono varie associazioni, ma nessuna è veramente espressione ufficiale e trasparente dei mussulmani in Italia .
Quindi, primo passo: o gli islamici si decidono ad eleggere democraticamente in modo trasparente i loro rappresentanti e li accreditano (come fanno cattolici, protestanti, ebrei, ortodossi e buddisti) presso lo Stato Italiano oppure non ha senso rilasciare assegni “in bianco”.
Inoltre qualsiasi persona abbia una conoscenza minima del mondo islamico sa che la moschea non è solo un luogo di culto: è anche una scuola, un centro di assistenza e di attività “politica” in senso lato. Pensare ad una moschea come l’equivalente mussulmano di una chiesa è del tutto sbagliato e ridutttivo.
Infine bisogna pensare che i luoghi di culto, quando non sono inseriti in un campo di prigionia (come era nella Livorno del 1600, di cui sempre su “La Nazione” ha parlato con la consuente maestria il prof. Panessa), sono destinati a durare nel tempo e ad inserirsi in modo permanente nel disegno urbanistico di una città: occorre quindi che l’ eventuale costruzione di una moschea non sia fatta in fretta e furia, tanto per far vedere di essere democratici e tolleranti (e scaricare gli inevitabili effetti collaterali sul quartiere che la ospita), ma deve essere frutto di una attenta programmazione territoriale e anche di un valutazione preventiva di quanti degli islamici presenti a Livorno abbiano la cittadinanza italiana e siano quindi destinati a rimanere sul nostro territorio a lungo termine.
Insomma, prima di schierarsi da una parte o dall’altra, occorre pesare con attenzione i “pro” e i “contro” e magari vale la pena di rimanere fermi in prudente attesa, senza farsi prendere dalla smania della logica del “di qua o di là” . E’ un discorso che vale per la moschea, ma non solo.

Renato Luparini
Membro del Coordinamento Regionale UDC
“verso il partito della Nazione “

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Una Risposta

  1. Eh si… Potrei sapere che teologia segue l’imam incaricato? Per lui è legittima l’infibulazione o la clitoridectomia? Per lui è giusta la lapidazione dell’aduletera o la poligamia? Cosa pensa degli infedeli che mangiano la carne di maiale e non si circoncidono? Cosa predica in moschea: la jihad – guerra santa o il picchiare la moglie che non obbedisce?
    E poi in queste moschee perché le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini? Perché vanno sempre a pregare gli uomini se non i rare eccezioni. Che parità dei diritti offriamo noi che mettiamo su “le pari opportunità”.
    Chi fa richiesta cosa pensa sul fatto che i cristiani sono perseguitati nei paesi a maggioranza islmaica? Insomma; è’ vero la moschea è anche un centro politico. Potrei sapere chi la usa cosa pensa?. L’Islam non è un monoloita. Anzi. Fra di loro ci sono persone molto pericolose (gli attentati terroristici li conosciamo tutti). Vedi poi cosa succedde in India, Pakistan, Indonesia ecc…. anche nella “laicissima” Turchia si continua a sgozzare i cristiani e alti prelati. Insomma mi sembra che i se siano tanti!

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