Cultura e indifferenza

Vorrei porre l’attenzione riguardo la quotidianità che viviamo. Oggi viviamo la giornata immersi nel lavoro e nei problemi. La nostra quotidianità si è fatta complessa. Non riusciamo più a prenderci dei momenti per rifletterci e porci con trasporto le domande della nostra esistenza: chi siamo? dove andiamo? cosa vogliamo dalla nostra vita ? e così via. Spesso siamo scontenti del nostro essere ma continuiamo a convivere con questi vuoti. Abbiamo perso molta della nostra umanità e lo vediamo in varie espressioni.
Per esempio, a mio avviso si è persa la deontologia del proprio lavoro: l’operaio boicotta la sua fabbrica facendosi in sostanza del male, il professionista non giudica il lavoro nel contesto in cui lo svolge, intende sempre trarre il massimo profitto da esso. Tutto questo a parere mio è sintomo di indifferenza nei confronti del prossimo, non si entra nelle problematiche di chi ci stà davanti. Non si vuol capire il perchè di certi comportamenti. Tutto fila liscio come se ogni attività umana fosse solo meccanica ed automatica. Andiamo in banca o alla posta, è tutto molto freddo.
Data questa premessa, credo sia difficile sorprenderci ed emozionarci rispetto alle tragedie umane che i mass media ci raccontano giornalmente: terremoti, calamità, omicidi e così via. Tutto questo a parere mio ha una origine nella mancanza di educazione e sollecitazione a ciò che è umanità con tutto quello che questo termine rappresenta. Se non torniamo ad una cultura dell’umano, del senso di umanità, la progressione verso l’indifferenza aumenterà. Come abbiamo aumentato le opportunità di servizi comodi e veloci (telepass, bancomat, internet) che aiutano la vita frenetica di oggi, dobbiamo necessariamente aumentare, soprattutto in termini qualitativi, gli spazi di umanità. Non è possibile che un macchinario, per quanto tecnologicamente avanzato, possa riempire la nostra vita. Dobbiamo recuperare Umanità con la U maiuscola. Allora torneremo a vedere persone che si indignano rispetto agli scandali, che soffrono rispetto alle calamità naturali, che chiedono di esprimere solidarietà fattiva rispetto a tragedie umane. La politica in questo senso può fare molto ma deve recuperare lo spirito iniziale della sua genesi. Politica significa governo della polis non aggiustamento di pedine di volta in volta per il mantenimento del potere. Mi auguro che questo sia il tempo nel quale si ponga fine della cosiddetta “fase di transizione della seconda repubblica”. Che si torni ad uno spirito costruttivo per ridare slancio alle “attività umane” nel senso più ampio del termine.

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Pisa. Le amministrazioni PD favoriscono gli interessi privati a discapito della salute dei cittadini

Nel silenzio assoluto delle amministrazioni interessate (comuni e provincia) ed all’insaputa della maggioranza della popolazione, si sta di nuovo assestando un duro colpo alla tutela ambientale con ulteriori, gravi rischi per la nostra salute: tre nuove strutture di incenerimento dei rifiuti (chiamati piorogassificatori, dissociatori molecolari o gassificatori) sono in fase di istruttoria o in attesa di autorizzazione, da parte dell’amministrazione provinciale, in un raggio di circa 10 km e, precisamente, a Castelfranco di sotto, Vicopisano e Pontedera. Questo in un quadro nel quale l’amministrazione provinciale è largamente inadempiente rispetto ad un piano organico di localizzazione di tali impianti, non dispone di una valutazione oggettiva dei carichi inquinanti presenti e futuri per nuovi insediamenti di trattamento termico dei rifiuti ed in assenza di un piano interprovinciale che non è stato ancora approvato. D’altro canto il tempo impiegato per portare le pratiche a compimento, eccezionalmente breve, la dice lunga sulla volontà dell’amministrazione provinciale di giungere il più presto possibile a chiudere la questione. Non è certo la prima volta che, nel corso degli anni, ci troviamo a denunciare la scellerata gestione del territorio anche dal punto di vista della tutela ambientale ma, evidentemente, i poteri forti contano di più della difesa della salute dei cittadini. Anche in quest’occasione, pertanto, non stiamo certo a “parare il sacco” e, per questo, il rappresentante in consiglio provinciale dell’UDC ha presentato una apposita mozione per far emergere tutta la verità sulla vicenda e per salvare quanto ancora è salvabile. La mozione sarà trattata nel pomeriggio di martedì 20 luglio nella sala consiliare della provincia. Se hai interesse a conoscere la verità ed a tutelare la tua salute, cerca di essere presente: lamentarsi dopo non serve a niente.

Parliamo di programmi

Finita la fase un pò movimentantata ma necessaria dell’assetto delle alleanze, la dove  si sono realizzate, si rende ora necessario per tutti gli schieramenti in campo porre attenzione alle questioni di interesse per gli elettori. Guardo con molta attenzione le mosse dell’UDC che con decisione intende scardinare un bipolarismo sterile, che al di là delle formule teorizzate, non riesce in quello che è il compito promario della politica: governare efficacemente l’Italia.

Si sono già spese molte parole riguardo l’atteggiamento dell’UDC verso le prossime elezioni regionali. Intendo ora approfondire alcune tematiche programmatiche che riguardano da vicino gli elettori:

1. Quoziente familiare: Ciò che è avvenuto al comune di Parma dove una amministrazione comunale di centro-destra (UDC compresa) ha applicato localmente il quoziente familiare, dimostra come questo elemento qualificante per l’UDC sia qualcosa di concreto e non pura astrazione politica. Ritengo che a tutti i livelli di governo, da quello nazionale a scendere nelle singole realtà provinciali e comunali sia possibile applicare il quoziente familiare come elementio innovativo riguardo le politiche fiscali rivolte al nucleo familiare.  L’applicazione del quoziente familiare deve diventare in sostanza “mentalità ricorrente” e non solo esercizio puramente accademico. Credo infatti che anche a livello locale, vedi comuni come Parma, sia possibile attivare politiche tariffarie legate in modo semplice e soprattutto efficace.

2. Ricerca scientifica: Credo che sarebbe un punto qualificante per l’azione dei governi regionali (in chiave federalista) l’attuazione di programmi specifici in stretta collaborazione con le università locali riguardo la ricerca scientifica. Oggi, ritengo che la ricerca possa rappresentare il vero volano per una solida e duratura ripresa economica dell’Italia. Non è più pensabile che si debba speculare sul costo del lavoro (a discapito dei lavoratori) per tentare di essere competitivi su alcuni settori manifatturieri sicuramente importanti per il nostro paese ma ormai non più determinanti (da soli) per la nostra economia. Investire massicciamente sulla ricerca scientifica può aprire le strade del futuro all’Italia sempre più schiacciata dall’immobilismo degli ultimi governi.

Oggi si impiegano ingenti risorse per la cassa integrazione (a tutela dei lavoratori dei grandi gruppi industriali) e denari altrettanto ingenti per incentivi e situazioni simili.

Tutto questo puà essere lodevole ai fini della pace sociale e del mantenimento in vita di alcune industrie sul territorio nazionale ma…

…proviamo a pensare se questi grandi capitali, gradatamente fossero spostati sulla ricerca scientifica (mirata in alcuni settori) quali benefici porterebbero per l’ammodernamento della nazione e quali benefici ci sarebbero in termini di nuova (e qualificata occupazione). È evidente che con una forte spinta verso lo sviluppo si renderebbero mene necessari anche gli ammortizzatori sociali e gli incentivi di cui sopra.

In definitiva credo che la grande mole di laureati e neo diplomati se non messi in grado di sfruttare le conoscenze acquisite in anni di studio sul piano lavorativo rischi di diventare a sua volta un grande problema sociale che inevitabilmente va a ricadere sulle spalle degli stessi cittadini in termini di disagio economico e sociale.

3. Immigrazione: Strettamente legato ai temi della ricerca e dell’innovazione c’è il tema dell’immigrazione. Ritengo che un paese definito “moderno” come il nostro debba porsi anche questioni legate alla qualità della immigrazione stessa. Offrire opportunità di lavoro qualificate e non più strettamente lagate a lavori di pura manodopera può certamente portare a selezionare in modo quasi naturale una immigrazione che definirei qualificata, più occupati e meno disagio sociale.

Credo in definitiva che l’UDC per qualificare al meglio la sua azione politica debba sintetizzare proposte forti, innovative e lungimiranti. È finita l’ora del conseguimento del consenso fine a se stesso (grande effetto dell’attuale bipolarismo). Occorre dare risposte reali ed efficaci alle domande dei cittadini e delle famiglie, fare proposte da statista e non da piazzista, come l’attuale Presidente del Consiglio.

Bilancio alleanze UDC Regionali

Alle prossime elezioni l’UDC sembra che si presenterà in 4 regioni alleato del centro sinistra, in 3 con il centro destra ed in 6 da sola. Viene rifiutata in modo pieno ed indiscutibile una alleanza con la Lega Nord. Penso che tutto sommato il quadro delle alleanze sia coerente con la propria impostazione: questo bipolarismo/bipartitismo non funziona. E’ necessario scardinarlo a costo di stare ancora all’opposizione. A me sembra che già degli effetti la politica delle alleanze dell’UDC li abbia prodotti:

1. Il PD non riesce a darsi una identità ben definita e passa da una alleanza con l’UDC, per esempio nelle Marche, scaricando l’estrema sinistra ad una posizione di sudditanza prima di tutto valoriale con l’appoggio alla Bonino nel Lazio, e deve subire la forza della sinistra estrema che non ha accettato in Puglia un percorso nuovo.

2. Il PDL in crisi anche esso di identità quando Bonaiuti si sforza di affermare che il loro partito rappresenta il centro indiscusso del quadro politico e Gasparri con una frase smonta tutto questo in quanto afferma che “Fini ha diritto di avere idee nuove, ma io preferisco restare nei confini di quella destra che rappresenta le mie idee” rivelando quale è la vera natura del suo partito.

3. Berlusconi perde evidentemente parte del controllo del PDL in quanto dopo aver ceduto Veneto e Piemonte alla Lega deve subire candidati di chiara area finiana in due regioni vincenti come Lazio e Calabria. Non possono certo fare testo le scelte del premier riguardanti la Toscana, l’Emilia Romagna e l’Umbria.

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