Rom: una terza via oltre i rimpatri e i farraginosi progetti di inclusione sociale

rom.jpgLa decisione di rimpatriare i rom presa dal presidente Sarkozy ha fatto molto discutere in questi giorni. A partire da questa scelta e dalle politiche sul tema intraprese a Pisa, mi piacerebbe provare a discutere di questo argomento, così spinoso e complesso, anche per il variegato mondo che costituisce la minoranza etnica dei rom e sinti. Credo innanzitutto che quanto intrapreso da Sarkozy, condiviso verbalmente anche dal nostro ministro Maroni, sia un passo molto pericoloso che ci fa rivivere una storia di intolleranza che speravamo di non vedere mai più riproposta in Europa. Questo rischio di deriva culturale e politica non viene solo da destra ma, a livello locale, è stato intrapreso con azioni concrete anche da amministratori di sinistra: a Pisa infatti lo scorso anno, per limitare e contenere il crescente numero di rom presenti in città e il pericoloso proliferare di campi abusivi, diverse famiglie di rom sono state “aiutate” a lasciare il territorio del Comune con il viaggio pagato e un bonus di uscita di 1500 euro.

Ho espresso su queste politiche tutti i miei dubbi “etici”, così come avevo espresso critiche ancora prima alle decisioni portate avanti dalla precedente amministrazione (sempre di centro-sinistra), che aveva messo in piedi il progetto di inclusione sociale denominato “Città sottili”, che proprio in questi giorni si è concluso con la consegna ai rom delle case appositamente costruite. Tale progetto infatti, oltre al censimento dei rom presenti nel territorio e il tentativo di scolarizzazione dei ragazzi, prevedeva la costruzione di una serie di villette a schiera nel campo di Coltano, lo storico e più grande insediamento rom nel Comune di Pisa.

Questo progetto all’inizio così tanto decantato dalla sinistra pisana e non solo (il segretario dei Ds Piero Fassino in televisione a Porta a Porta lo citò come esempio riuscito (sic!) per risolvere il “problema” dei Rom), ha mostrato tutti i limiti di un processo troppo “burocratico”, che tra vari ritardi si sta per concludere oggi tra i malumori e le tensioni del mondo dei rom (molti infatti come era prevedibili rimarranno fuori dagli alloggi, perché il progetto era limitato a quelli presenti in quel campo diversi anni fa quando tale progetto prese avvio) e grossi malumori tra i pisani (è un classico sentire dire tra i cittadini pisani più in difficoltà, con un po’ di cinismo, “l’amministrazione aiuta gli zingari invece di pensare a noi!”). E comunque è un dato di fatto che il progetto Città sottili, come prevedibile, non risolve la questione dei molti altri rom presenti in città che vivono in altri insediamenti abusivi che nel frattempo si sono costituiti. Ma al di là delle questioni economiche a me di questo progetto lasciavano forti dubbi i tentativi di voler integrare e omologare alla nostra cultura quella di popoli ed etnie di così antiche tradizioni e culture che nascono e rimangono nel tempo molto diverse dalle nostre: culture con cui è giusto convivere, ma che non vanno cercate di omologare a quella nostra.

Per questo credo che potevano essere utilizzati quei tanti soldi avuti per il progetto città sottili (più di 900 mila euro sono costate soltanto le villette costruite a Pisa) per un patto diritti-doveri da mettere in piedi con il coinvolgimento dei Rom del territorio. Questo patto che il sindaco di Pisa doveva portare avanti, insieme naturalmente agli altri sindaci delle città dove esistono grossi insediamenti rom, doveva essere incentrato nell’individuazione di una o più aree per rom, da poi rendere vivibili da un punto di vista igienico-sanitario con roulotte, prefabbricati o costruzioni di legno; da un controllo periodico per la salvaguardia di tali aree e poi si doveva passare con l’aiuto e il coinvolgimento di mediatori culturali, associazioni e magari uno o più figure di riferimento-rappresentanza dei rom (a Roma il sindaco Alemanno ha deciso di delegare un Rom, come persona di propria fiducia per i rapporti con le comunità rom e sinte della Città) per un percorso di convivenza possibile. E questa convivenza passa nel riconoscere e rispettare una cultura come quella nomade, ma chiede allo stesso tempo con forza che in nome di una certa cultura non si sfruttino ad esempio i minori per l’accattonaggio e non si tollerino furti o borseggi che una parte di questi nomadi usano fare con troppa disinvoltura. E per quanta riguarda la doverosa istruzione e scolarizzazione, invece che costringerli a frequentare le nostre scuole, con costi e risultati insoddisfacenti, forse si poteva pensare a predisporre corsi scolastici da fare all’interno dei campi rom.

Costruire insomma un tipo di integrazione e di società più all’americana che alla francese o all’europea, tesa cioè a cercare di costruire una società dove le varie culture convivano esaltandone le differenze, piuttosto che cercare a tutti i costi l’uguaglianza e l’omologazione. Tra le due opzioni “estreme”, cioè le espulsioni alla Sarkozy (e alla Filippeschi) e il tentativo di inclusione sociale di progetti troppo dispendiosi e farraginosi come quello di Città sottili, mi pare questa una via possibile per coniugare il rispetto delle persone, delle culture e dei popoli con quella di una cittadinanza che chiede sempre di più maggiore sicurezza e il rigoroso rispetto delle regole.

Pisa. Le amministrazioni PD favoriscono gli interessi privati a discapito della salute dei cittadini

Nel silenzio assoluto delle amministrazioni interessate (comuni e provincia) ed all’insaputa della maggioranza della popolazione, si sta di nuovo assestando un duro colpo alla tutela ambientale con ulteriori, gravi rischi per la nostra salute: tre nuove strutture di incenerimento dei rifiuti (chiamati piorogassificatori, dissociatori molecolari o gassificatori) sono in fase di istruttoria o in attesa di autorizzazione, da parte dell’amministrazione provinciale, in un raggio di circa 10 km e, precisamente, a Castelfranco di sotto, Vicopisano e Pontedera. Questo in un quadro nel quale l’amministrazione provinciale è largamente inadempiente rispetto ad un piano organico di localizzazione di tali impianti, non dispone di una valutazione oggettiva dei carichi inquinanti presenti e futuri per nuovi insediamenti di trattamento termico dei rifiuti ed in assenza di un piano interprovinciale che non è stato ancora approvato. D’altro canto il tempo impiegato per portare le pratiche a compimento, eccezionalmente breve, la dice lunga sulla volontà dell’amministrazione provinciale di giungere il più presto possibile a chiudere la questione. Non è certo la prima volta che, nel corso degli anni, ci troviamo a denunciare la scellerata gestione del territorio anche dal punto di vista della tutela ambientale ma, evidentemente, i poteri forti contano di più della difesa della salute dei cittadini. Anche in quest’occasione, pertanto, non stiamo certo a “parare il sacco” e, per questo, il rappresentante in consiglio provinciale dell’UDC ha presentato una apposita mozione per far emergere tutta la verità sulla vicenda e per salvare quanto ancora è salvabile. La mozione sarà trattata nel pomeriggio di martedì 20 luglio nella sala consiliare della provincia. Se hai interesse a conoscere la verità ed a tutelare la tua salute, cerca di essere presente: lamentarsi dopo non serve a niente.

La Toscana sospende le gare di trasporto pubblico nel 2010

Ovviamente tutta colpa del governo. Il governo sì, in Toscana taglia 200 milioni di euro, ma anche cede diversi beni che possono dare una buona rendita. Ormai in Toscana siamo abituati al gioco del PD che per far apparire il governo ancora peggio di quello che è, taglia sui servizi o aumenta i costi.

In questo scontro ideologico ci rimettano i cittadini. Chi cerca di far ragionare tutti, tanti voti non li prende e si deve anche sentire dire: bene bene, ‘un contate nulla. Eppure chi ama le proprie idee e non si vende, si chiede: il taglio doveva andare proprio al trasporto pubblico? Proprio in quella Toscana, regione più famosa d’ Italia per il turismo estero? E poi, la sinistra non era ecologista?

Il taglio lo ha annunciato questa mattina l’assessore ai trasporti ed infrastrutture della Regione Toscana, Luca Ceccobao, agli amministratori delle Province e dei Comuni capoluogo toscani, convocati in riunione presso la sede dell’assessorato a Firenze.  
Il governo dà un preteso e il PD colpisce, il cittadino perisce. Ma quanto ci metterò ad andare a Camaldoli? Oppure a Vallombrosa? Oppure a Monte Oliveto Maggiore? Tutte case generali di ordini religiosi di riferimento mondiale. E a Volterra? Ormai il suo sindaco, non PD, va a piangere direttamente da Matteoli. Per deliziare i turisti ci andremo con la carrozza, non importa quanto ci vuole, tanto costa 40 euro all’ora.

Alcuni amministratori hanno affrontato il tema della ripartizione di risorse tra i servizi su ferro e gomma ed hanno espresso preoccupazione per la tempistica dei tagli, delle scadenze e dello svolgimento delle gare previste.

La promessa del presidente di Regione in campagna elettorale sui trasporti è già saltata: “Siamo oggi chiamati a elaborare una pianificazione in grado di coordinare gli interventi su strade, ferrovie, aeroporti e trasporti pubblici sia urbani che extra-urbani (con relativa modernizzazione dei treni inter-regionali)”. Aveva detto oggi…  ma? Memoria corta?

Piombino: Servono i consorzi di bonifica?

In un momento di profonda difficoltà per la finanza pubblica e data l’imminente emanazione di una manovra che peserà molto sugli enti locale e sulle regioni, è importante cominciare a verificare l’utilità di enti con funzioni che potrebbero venire tranquillamente trasferite ad altri soggetti.
Fra questi ci sono i Consorzi di bonifica, che hanno un costo di mantenimento della struttura amministrativa elevato ed i vertici sono spesso funzionali alle esigenze della politica.
In Toscana ce ne sono 13 ed altrettante comunità montane che svolgono le stesse funzioni, le loro entrate sono costituite principalmente dai contributi dei consorziati che sono cittadini proprietari di immobili di ogni genere.
Il loro bilancio è di circa 50 milioni e più di un terzo di questa somma serve a mantenere le spese di esercizio e gli organi, il resto per gli investimenti e le opere.
Fra l’altro la loro struttura organizzativa è complessa e certamente non ridotta nei numeri dei componenti, il Consiglio dei Delegati è l’organo “democratico” del consorzio ed è in parte nominato dalla provincia ed in parte eletto, con elezioni di difficile comprensione dal punto di vista tecnico e soprattutto con una partecipazione mediamente al di sotto del 10%.
Principalmente hanno una funzione di tutela del territorio sotto il profilo della sicurezza idraulica, che di fatto esercita i compiti di un ente esattore che appalta a terzi le opere, senza essere quasi mai il soggetto che si occupa della realizzazione diretta.
Spesso accade paradossalmente che il numero dei dipendenti è simile agli amministratori stessi del consorzio.
Chiaramente noi non vogliamo mettere in discussione in toto l’esistenza dei consorzi di bonifica, ma è evidente che una loro riorganizzazione ed a nostro avviso anche una forte riduzione nel numero od addirittura un trasferimento delle loro funzioni ad un ente pubblico tipo la “provincia” (che a quanto pare lavora poco per mancanza di competenze), che tanto nessuno abolirà, sarebbe una riflessione da fare.
Certamente si ridurrebbero i costi amministrativi e ne rimarrebbero di più per le opere, soprattutto anche a fronte di una totale assenza di rapporto fra Consorzio e cittadini consorziati, che il più delle volte ricevono le cartelle esattoriali senza capire cosa e perché devono pagare.
Se poi facciamo riferimento agli interventi, certamente non possiamo dire che siano impeccabili, tutt’altro, anche se ovviamente verificare lamentele non è semplice, visto che pochi addetti ai lavori riescono ad essere informati adeguatamente su cosa fanno i consorzi.
Partendo da riflessioni come queste si può pensare come potrebbe essere in futuro un sistema in cui prevedere un concreto risparmio di denaro dei cittadini, non siamo lontani affinchè ciò si realizzi, ma serve il coraggio di stimolare scelte di queste genere, noi incominciamo a farlo in tutti i livelli istituzionali dove siamo presenti.

Luigi Coppola

Aumenti della tassa dei rifiuti esagerati

L’aumento delle bollette ASIU ha generato fra i cittadini forti perplessità ed un crescente malumore.
Purtroppo che ciò sarebbe accaduto era stato annunciato alcuni mesi fa dall’azienda, provocando una forte presa di posizione da parte nostra e di altre forze politiche sia sulla stampa che in Consiglio Comunale.
Sicuramente è mancata un’adeguata informazione preventiva, anche se per onor del vero, gli organi d’informazione hanno comunque più volte pubblicato notizie in merito, forse passate inosservate.
Ma è ovvio che la questione prima o poi sarebbe stata affrontata in modo più approfondito, ora pur nella consapevolezza che non ci sono vie d’uscita, serve perlomeno un minimo di sensibilità per mettere in condizione gli utenti di digerire questi aumenti oggettivamente esagerati.
La legge è chiara e prevede che il costo del servizio sia interamente coperto dalle utenze, pertanto non resta che pagare, anche se è opportuno specificare in modo dettagliato l’origine degli aumenti così elevati.
In primis non possiamo esimerci da rilevare scelte sbagliate da parte di ASIU, pur riconoscendo che la tariffa della nettezza urbana per i piombinesi è sempre stata notevolmente inferiore a gran parte dei comuni limitrofi e non solo, certamente le valutazioni sulla durata della discarica di Ischia di Crociano sono state errate.
Infatti il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre zone, ha permesso di caricare gran parte dei costi su quella tipologia di servizio, abbassando notevolmente il prezzo dei rifiuti solidi urbani per gli utenti locali.
Nel momento in cui tutto ciò non è più possibile per ovvi limiti di autonomia della discarica, tutto il costo purtroppo è a carico dei cittadini, senza possibilità alcuna di avere un’alternativa perlomeno nell’arco dei prossimi tre anni.
A questo punto sarebbe opportuno trovare una soluzione per dilazionare in modo diverso i pagamenti, evitando come è accaduto, di dover pagare la restante quota del 2009 e tutta quella del 2010 in questo anno solare, in un momento di crisi come questo potrebbe essere perlomeno un aiuto per le famiglie.
Nel frattempo auspichiamo che si realizzino i progetti industriali prospettati da ASIU, che potrebbero garantire, dopo anni di attese ed anche di valutazioni sbagliate, prospettive per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio e permettere di ridurre nuovamente le tariffe, come promesso dai vertici aziendali.

Luigi Coppola

Terna incrementa i bilanci e sul fronte elbano tutto tace

Mentre sul fronte elbano dei tralicci tutto tace in attesa che ci sia qualche nuovo sviluppo, apprendiamo che il primo trimestre 2010 vede il bilancio di Terna con un incremento degli utili di quasi il 33% e dei ricavi del 16% circa.
Cifre estremamente consistenti se tradotte in soldoni, che vedono la società elettrica fra le più importanti del settore a livello mondiale.
Chiaramente queste sono solo riflessioni che non hanno nulla a che vedere con i problemi dell’Elba, ma è ovvio pensare che se ci fossero le condizioni definitive per modificare il progetto dell’elettrodotto sull’isola con l’interramento totale dell’opera, eventuali costi aggiuntivi sarebbero facilmente spalmabili su un bilancio di questa portata.
Peraltro tutto ciò significherebbe sostenere anche i principi a cui Terna ha sempre dichiarato di rifarsi, come confermato alcuni giorni fa, rispettando le esigenze delle comunità locali per l’ impatto che le reti elettriche hanno sui territori.
Nel frattempo attendiamo gli eventi convinti che gli spazi di intervento ci siano ancora, serve un cenno dall’alto, sperando che qualcuno si decida al più presto prima che sia troppo tardi.

Luigi Coppola (Coordinamento UDC Elba-Val di Cornia)

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