Giovani e Tremonti: quando la malpolitica butta nelle strade!

Mentre il Tremonti jackpot della manovra è fermo a 24 miliardi di euro, avendo in modo miope gambizzato i soli noti, nessuno ha pensato a quelle persone umili, usando un eufemismo, che non ci tengono ad apparire… quei fenomeni che se hanno una barca di dodici metri, la tengono sapientemente nascosta intestata al mitico prestanome del momento: infondo si.. avrà pensato dall’alto del suo pallottoliere Giulio, un po’ di riconoscenza per quei bravi cittadini che costruiscono ville senza avvertire nessuno, solo perché non vogliono caricare di lavoro gli uffici già congestionati di tutta Italia. Come biasimarli? E poi, rispetto a duecentocinquanta miliardi, i ventiquattro che vi chiede Tremonti cosa sono? Spiccioli, Spiccioli.
Stamattina, complice il caldo, sono uscito di stanza un po’ prima… la spiaggia libera poteva attendere qualche oretta. Spero non la vendano nel giro di pochi minuti; allora in attesa di vedere gli orari di una retrospettiva fotografica, nella famosa strade delle buche (preciso che ero Pisa), ecco passando da Borgo Stretto, la strada di mattina era solitamente vuota. Poi ecco da piazza Vettovaglie. Ecco giungere una musica che nel silenzio della via vuota accentuava e accompagnava nel viaggio. C’era un musicista: un ragazzo (?) sui 20-25, insomma classe ’84; giusto qualche anno piu di me. Era li con la chitarra che cantava De Andrè da dio. La sua faccia mi era familiare e la mia doveva esserlo per lui. Finita la canzone si avvicina e ci riconosciamo: un mio compagno delle scuole medie che ribeccai nel 2006 ai test di ingresso in università. Proprio Lui. Certo magari all’epoca si era più magro, piu bello e con piu capelli… ma era lui il musico della piazza. È un po’ imbarazzato, gli chiedo di automettersi in pausa e far due parole. Lui accetta, ma non prima di aver raccolto qualche spicciolo messo li dai turisti annoiati, i soliti nipponici che trovi a tutte le ore… Al bar parlottiamo un po’ finché non vado dritto al punto: “Perché sei in Piazza a suonare con una chitarra?”. Insomma sei un mio coinquilino di “scalate” e sono conscio perché consapevole su me stesso, che stacchi un bel biglietto per il lavoro nero, se il panorama circostante e desolante. Beh ecco, lui inizia a raccontarsi… sembrava la fotocopia di quanto ho gia sentito in questo anno di Cisl..

Sento una storia classica dei nostri giorni: laurea con lode in (udite udite)mera poi passato ad ingegneria, stage non rinnovato, call center di tamponamento, call center di resistenza, call center come precario impiego stabile, fanculo al call center. Colloqui promessi e non sostenuti. Centinaia di curricula inviati. Rientro a casa dai genitori: la sintesi delle peregrinazioni e disgrazie di un precario del nuovo millennio. La sua chitarra, da strumento per rimorchiare nella gita di scuola, da passatempo e momento di evasione, è diventata la sua busta paga.
Ci siamo salutati così, senza neanche prometterci di rivederci (non sia mai, avrà pensato lui) e poi ho proseguito con i miei pensieri, roba che ti vien voglia di mangiarti Il Tirreno se leggi i titoli dei soliti noti che giorno dopo giorno stanno fottendo con acrobazie incredibili, quanto resta di questa repubblica sonnacchiosa e senza timoniere. La chiameranno rassegnazione generazionale, ci faranno su qualche filmetto ben fatto.. ne parleranno sociologi e addetti ai lavori.
Come una sorta di nastro adesivo con la scritta Fragile.. mi sono dato un bel in bocca al lupo e ho iniziato la mia estate.

Christian Condemi

Piombino: l’acciaieria vale meno di un pacchetto di caramelle

Apprendere da un’agenzia di stampa che Severstal ha ceduto ad una società il 50,8% della Lucchini per la cifra simbolica di un euro è alquanto singolare.
Nonostante dietro ci sia sempre il magnate Mordashov che con questi movimenti finanziari stabilizza le proprie società, il solo pensare che tali passaggi possano essere attuati gratuitamente, fa riflettere su come stia funzionando tutto il sistema.
Certamente tutto sarà avvenuto nella piena legittimità, di fatto il passaggio da una società ad un’altra vede comunque protagonista l’azionista di controllo di entrambe, come si suol dire, tutto rimane in casa, ma desta scalpore che qualcosa per noi piombinesi tanto importante, abbia una valutazione paragonabile ad un pacchetto di caramelle e non delle migliori.
Tutto quello che sta accadendo è frutto di un sistema avariato, non esiste più controllo, addirittura oramai spesso accade che le trattative e i passaggi societari siano frutto di accordi dove il denaro è solo virtuale.
Ci poniamo ovviamente molti quesiti su quale sarà il futuro della nostra industria pesante, ad oggi c’è l’impressione che soluzioni vere siano lontane, l’attuale proprietario vuole disfarsi degli stabilimenti, ma non trova acquirenti adeguati.
I fondi d’investimento interessati non danno troppe garanzie e per Mordashov solo sotto il profilo finanziario, per noi anche e soprattutto sul piano industriale, realmente siamo in un momento di transizione che non vede una via d’uscita in tempi brevi.
Dietro l’angolo c’è la crisi finanziaria che non si capisce se ha finito il suo corso oppure se non lo ha ancora avviato, inoltre una totale assenza di una politica industriale del Governo, che individui perlomeno una strategia a lungo termine.
Non sappiamo cosa accadrà per lo stabilimento Lucchini di Piombino e per tutto l’indotto che è già al collasso con responsabilità di Lucchini stessa che non paga le commesse e se lo fa fortemente in ritardo, insomma siamo in una situazione fortemente critica e di difficile soluzione.
Al di là dei proclami sugli investimenti, che tutti sappiamo bene che servono, ad oggi serve un compratore interessato continuare la produzione di acciaio sul nostro territorio, altrimenti sarà il buio, noi non possiamo che sperare, poiché mai come ora la siderurgia cittadina è stata totalmente indifesa ed in assoluta balia del mercato.

Italia dei Valori, quali valori? Quelli di una gestione finanziaria con luci e ombre?

La storia dell’Italia dei Valori, della gestione del partito, dei rimborsi elettorali e della gestione finanziaria è alquanto intricata e soprattutto non è una storia inziata ora.
Infatti Elio Veltri, ex compagno di partito di Antonio Di Pietro, ha dichiarato che 6 anni fa, alle europee del 2004 non ha ricevuto i rimborsi elettorali che gli spettavano per le spese sostenute in quanto candidato alle europee del 2004 insieme ad Occhetto in una lista di Di Pietro, e sempre secondo Veltri, i fondi dei rimborsi elettorali sono finiti in un’associazione privata, ”l’associazione Italia dei valori” tramite una serie di false autocertificazioni. Ovviamente prima di dire la parola fine a questa vicenda, bisogna che le dichiarazioni di Veltri siano verificate e di questo se ne occupa la procura di Roma, con un fascicolo affidato al pm Attilio Pisani, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza che dovrà verificare se è vero che i fondi elettorali sono finiti sul conto dell’associazione. Ma non finisce qui, perchè nel frattempo al Tribunale di Milano arriva la richiesta della nomina di un liquidatore per l’associazione Italia dei Valori, in quanto soggetto non legittimato a percepire i milioni di euro previsti per i rimborsi elettorali di partiti e movimenti. Ed ecco il colpo di scena: in attesa dei magistrati milanesi, Veltri, che evidentemente è una persona tenace tanto quanto l’ex pm, ha chiamato in causa i magistrati romani, e anzi ha allargato i termini della sua richiesta, perchè ai magistrati romani non ha solo chiesto di investigare sulle europee del 2004, come ha fatto con i magistrati milanesi, ma anche di controllare gli anni successivi e tutte le competizioni elettorali.

Riassumiamo quanto detto finora: secondo Veltri, i rimborsi elettorali (parecchi milioni di euro) che spettavano al partito Italia dei Valori, vengono invece dati ad una associazione chiamata “Italia de Valori”. Ma concretamente quali sono le conseguenze di avere versato questi fondi in questa associazione e non nel movimento politico? Per Veltri, in base ai controlli effettuati presso la Corte d’Appello e il ministero dell’Interno, l’associazione familiare si è sostituita di fatto al movimento politico per quanto riguarda i fondi elettorali, potendoli gestire pienamente. Ma chi gestisce allora questa associazione e questi soldi che, ricordiamolo, sono svariati milioni di euro? Semplice, coloro che hanno costituito e gestiscono questa associazione sono l’ex magistrato di mani pulite, sua moglie e la fiduciaria del partito, Silvana Mura, i quali di fatto hanno piena disponibilità di questi fondi e possono gestirli in piena autonomia. 

E stiamo parlando di cifre consistenti: nel 2009 ad Italia dei Valori spettavano 11 milioni di euro, e nel frattempo si muove, ovviamente, anche la Corte dei Conti, che avvia anch’essa delle indagini su presunte anomalie nella gestione: sostanzialmente il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, dovrà accertare che i rimborsi elettorali non vengano girati all’omonima associazione.

E cosa fa Di Pietro nel frattempo? Di Pietro, di fronte alle prime rimostranze di Veltri e Occhetto, datate 2004, dichiarò che era stato effettuato il cambiamento dello statuto IDV, per unificare l’associazione e il partito e non avere più due soggetti distinti. Stranamente in verbale di questo cambio viene presentato dopo molti mesi dall’annuncio, ma questo non è grave: la cosa grave è che il verbale notarile dovrebbe contenere la firma di tutti e tre i soci, ma invece vi è solo la firma di Di Pietro (che ha la carica di presidente dell’associazione). Dimenticanza grave, per un ex pm, soprattutto perchè dà l’idea sgradevole che Di Pietro, in solitudine, abbia modificato lo statuto dell’associazione come se fosse quello del partito, nelle vesti non di presidente (magari autorizzato da una delibera assembleare o da una disposizione degli organi del partito), ma solo come titolare dell’associazione di famiglia. Ma non basta, perchè le dichiarazioni di Veltri trovano strane coincidenze con quanto dichiarò nel 2008 l’ex segretario dell’IDV, Mario Di Domenico, che addirittura ripercorre le fasi finanziarie dell’IDV a partire dal 2001 e afferma che le spese dei fondi comuni non erano rendicontate, che tra la lista DI Pietro (quella di Veltri) e l’Italia dei valori, vi sono dissapori per la gestione non proprio limpida, anzi molto torbida e confusa, del fondo comune, che alimentato esclusivamente dai rimborsi elettorali, era rimasto a piena ed esclusiva disponibilità di Di Pietro e di Silvia Mura. Ma Di Mura, si spinge oltre e parla apertamente di somme che ballano, di prestiti fatti e ricevuti, usando i fondi del partito e concedendoli con piena discrezionalità a parenti e amici. Insomma parrebbe una gestione molto allegra, forse pure troppo.

Ma non basta, perchè a questa gestione allegra di fondi pubblici c’è da aggiungere un terzo tassello: gli investimenti immobiliari. Intanto consideriamo che il 740 dell’ex PM dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno gli acquisti immobiliari avvengono tramite la società An.To.Cri., una Srl con a capo Di Pietro e SIlvana Mura più il suo compagno (o ex compagno) Claudio Belotti, medesimo personaggio cui è intestato l’affitto di uno degli appartamenti romani attribuito alla «cricca », costituita con un capitale di 50.000 euro. Cosa c’è di strano? I numeri, che non mentono mai.

Risulta infatti che Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio per complessivi 370 metri quadri al costo di 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro ( ovvero quasi il 50% in più). Ma non basta, perchè nel 1999 Di Pietro acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri per circa 204 milioni di lire. Nel 2002 Di Pietro acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metriquadri pagando circa 400.000 euro e pagando una fattura di 7200 euro per lavori di ristrutturazione. La cosa interessante di questa fattura è l’intestazione, che risulta non a carico di Di Pietro ma recita: Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. Di Pietro sostiene di averlo comprato nel 2001, ovvero prima dei rimborsi elettorali, ma gli atti notarili parlano di 2002, ovvero in contemporanea con i rimborsi elettorali. Ma si sa come sono le carte: appaiono, scompaiono, fanno scherzi. Di cui è vittima il figlio di Di Pietro, Cristiano DI Pietro, che nel 2003 acquista un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia, spendendo circa 200.000 euro. I soldi, sostiene Di Pietro, provengono dalla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione non vi è traccia catastale. Come dicevamo, queste carte che fanno scherzi e spariscono misteriosamente. Ma non abbiamo finito. Di Pietro ha la passione delle case: il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro. Infine ecco il colpo da maestro, affittare a se stesso una casa, cito testualmente “la An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.” 
Il giochino è così divertente che viene ripetuto: La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro. I punti oscuri sono tanti, e le spiegazioni sono poche, finora, e siamo in attesa che Di Pietro fughi queste ombre sulla gestione dei soldi del partito.

(L’immagine è tratta, per gentile concessione, dal blog di Luciano Petrullo)

Servono riforme a tutti i livelli

In questo infausto periodo e non solo per il nostro paese, ma per il mondo intero, ci troviamo di fronte a possibili cambiamenti epocali che potrebbero modificare il volto di questa società in modo radicale.
Forse ancora non è stato compreso il messaggio che ci è arrivato dalla crisi economica, ma soprattutto dalla situazione in cui è caduta la Grecia, mentre tutti si domandano quale futuro potremo costruire per le prossime generazioni , in Italia continuiamo a credere che con una manovra fiscale, che con la finanziaria vera e propria non ha niente a che vedere, si possa andare avanti come prima.
Ebbene è opportuno renderci conto che oramai non possiamo più procedere in questo modo, siamo arrivati ad un punto di non ritorno e questa situazione non possiamo più nasconderla, altrimenti realmente rischieremo di cadere nel baratro.
E’ ovvio che questo valga per tutti i livelli istituzionali, ma soprattutto è un problema che deve essere affrontato in modo condiviso, ciascuno ha il dovere di fare la propria parte.
Siamo chiamati a fare grandi sacrifici, ma ciò non vuol dire che dopo vedremo il sole, tutt’altro, il rischio è che se il sacrificarsi non sarà accompagnato da scelte nuove, sarà tutto inutile.
Servono riforme serie di tipo strutturale, che modifichino le grandi questioni sociali di questo paese, non si può pensare che solo con i tagli alla spesa si risolvano i problemi, abbiamo la necessità di riscrivere le regole democratiche che servono per ridisegnare in chiave moderna la spina dorsale italiana.
Bisogna partire dal lavoro, per poi rivedere la giustizia, ma quella civile che interessa prima di tutto alle imprese, liberalizzare l’economia annullando i monopoli consolidati, stimolare la ricerca scientifica, riorganizzare la scuola, insomma si deve trasformare uno Stato ossidato come il nostro in un paese moderno che guardi alle generazioni future.
Per far questo serve coraggio, ma soprattutto progetti, al momento sembra che questi due elementi manchino, i continui litigi fra fazioni di ogni genere sono un modo per nascondersi evitando cambiamenti che a qualcuno potrebbero togliere i privilegi consolidati.
Anche le amministrazioni locali devono fare la loro parte, devono uscire dal loro guscio ed avere la forza di cambiare, devono smetterla di continuare a bearsi dei consensi ottenuti in anni di consolidato consociativismo.
Questo vale soprattutto per realtà come la nostra, la certezza del voto sicuro per tradizione è un freno, il tempo passa ma le soluzioni ai problemi locali sono sempre distanti, non serve intravederle se poi non si raggiungono.
Sembra che tutto debba cambiare da un momento all’altro, ma i dati oggettivi nel nostro territorio sono negativi come lo sono in altre realtà forse con più problematiche rispetto a noi.
E’ vero che il turismo incrementa, ma non dobbiamo esaltarci più di tanto, nell’insieme le voci negative sono superiori a quelle positive e sembra che le difficoltà aumentino da un giorno all’altro.
Piombino è una città vecchia come lo è gran parte del resto d’Italia, dobbiamo dirlo senza timore, l’impressione è che tranne qualcosa tutto funzioni come trent’anni fa.
Da un lato la fabbrica e dall’altra la città, nel mezzo non si capisce bene cosa succeda, certamente proprio lì qualcosa è cambiato, c’è il nuovo mondo globale e multirazziale, fatto da gente che viene da lontano in cerca di fortuna, che anche qui da noi oramai è merce rara.
Ed allora è arrivato il momento della verità, i proclami non servono, dobbiamo rimboccarci le maniche e pensare al da farsi, occorrono scelte che portino posti di lavoro, che stravolgano la società piombinese e che riparino gli errori del passato.
A qualcuno queste parole non piaceranno, lo comprendiamo, per costruire un futuro diverso serve un atto di umiltà da parte di tutti, sperando che ci siano le condizioni perché ciò avvenga ovunque, soprattutto a livello centrale, per quel che riguarda la nostra città noi ci siamo, ora aspettiamo gli altri, quelli più “importanti” di noi.

Luigi Coppola

Perché le province non saranno tagliate: Leghisti a salvaguardia degli sprechi

Ci attende una manovra finanziaria di lacrime e sangue, una finanziaria dove ciascuno non potra esimersi dal fare la propria parte per salvaguardare la nostra Italia e l’intero continente dal rischio di eguagliare la Grecia.
Tutti i partiti che vogliono considerarsi seri e responsabili, seppur di opposizione, non possono che in questi giorni fare la propria parte ed affrontare la grave situazione, assumendosi anche l’onere di approvare la manovra.
“Sarà una manovra che taglierà gli sprechi – aveva annunciato Tremonti – toccherà anche le province”. C’era da sperare che fosse la volta buona per l’abolizione di questi Enti, i dipendenti e le competenze sarebbero passati ad altri Enti ma di certo sarebbero stati risparmiati tanti denari. L’UDC nel programma elettorale 2008 si era dichiarata a favore dell’abolizione delle province, non potevo quindi che essere d’accordo con Tremonti.
Sono andato quindi a leggere i criteri tramite cui si sarebbe proceduto all’abolizione:
come primo criterio non si eliminano le province di regioni a Statuto Speciale, la competenza in questo caso è regionale.
Il secondo criterio prende invece in considerazione il numero degli abitanti, infatti vengono eliminate le province con meno di 220.000 abitanti. Il taglio già diventa davvero superficiale.
Ma il terzo criterio, originalissimo, rende tutto più evidente: non vengono eliminate le province che, anche se non si trovano in regioni a Statuto Speciale, anche se non arrivano a 220mila abitanti, confinano con un paese estero. 
In questo modo vengono salvate province come Sondrio, Vercelli, Imperia, Verbania e Verbano-Cusio-Ossola, a forte presenza leghista. Che le province a confine abbiano competenze di ordine militare?
Verranno tagliate dieci province e guarda caso non sono quelle della Lega. Ciò nonostante Bossi non si fida e con Bergamo nel cuore dichiara: “o Provincia o Guerra Civile!”
Ultima notizia, pare che non se ne faccia nulla, Tremonti si scusa, era una boutade.
I leghisti non potendo realizzare il federalismo, semplicemente perché farebbe aumentare i centri di spesa, in parole povere costa e pure molto, salvaguardano le poltrone che hanno ed a quanto pare ci riescono pure bene. Tosi e Cota sono nuovamente in tv con i loro freschi volti.

Gianluca Enzo Buono

Aumenti della tassa dei rifiuti esagerati

L’aumento delle bollette ASIU ha generato fra i cittadini forti perplessità ed un crescente malumore.
Purtroppo che ciò sarebbe accaduto era stato annunciato alcuni mesi fa dall’azienda, provocando una forte presa di posizione da parte nostra e di altre forze politiche sia sulla stampa che in Consiglio Comunale.
Sicuramente è mancata un’adeguata informazione preventiva, anche se per onor del vero, gli organi d’informazione hanno comunque più volte pubblicato notizie in merito, forse passate inosservate.
Ma è ovvio che la questione prima o poi sarebbe stata affrontata in modo più approfondito, ora pur nella consapevolezza che non ci sono vie d’uscita, serve perlomeno un minimo di sensibilità per mettere in condizione gli utenti di digerire questi aumenti oggettivamente esagerati.
La legge è chiara e prevede che il costo del servizio sia interamente coperto dalle utenze, pertanto non resta che pagare, anche se è opportuno specificare in modo dettagliato l’origine degli aumenti così elevati.
In primis non possiamo esimerci da rilevare scelte sbagliate da parte di ASIU, pur riconoscendo che la tariffa della nettezza urbana per i piombinesi è sempre stata notevolmente inferiore a gran parte dei comuni limitrofi e non solo, certamente le valutazioni sulla durata della discarica di Ischia di Crociano sono state errate.
Infatti il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre zone, ha permesso di caricare gran parte dei costi su quella tipologia di servizio, abbassando notevolmente il prezzo dei rifiuti solidi urbani per gli utenti locali.
Nel momento in cui tutto ciò non è più possibile per ovvi limiti di autonomia della discarica, tutto il costo purtroppo è a carico dei cittadini, senza possibilità alcuna di avere un’alternativa perlomeno nell’arco dei prossimi tre anni.
A questo punto sarebbe opportuno trovare una soluzione per dilazionare in modo diverso i pagamenti, evitando come è accaduto, di dover pagare la restante quota del 2009 e tutta quella del 2010 in questo anno solare, in un momento di crisi come questo potrebbe essere perlomeno un aiuto per le famiglie.
Nel frattempo auspichiamo che si realizzino i progetti industriali prospettati da ASIU, che potrebbero garantire, dopo anni di attese ed anche di valutazioni sbagliate, prospettive per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio e permettere di ridurre nuovamente le tariffe, come promesso dai vertici aziendali.

Luigi Coppola

Luci ed ombre nell’industria piombinese

Finalmente sul versante industriale piombinese arriva qualche buona notizia per il futuro, il protocollo d’intesa sottoscritto dai vertici Dalmine ed Istituzioni è una boccata d’ossigeno in prospettiva per lo sviluppo economico della città.
Riteniamo che l’accordo sia estremamente interessante sotto il profilo infrastrutturale, di fatto apre ad opportunità considerevoli per la realizzazione di opere improcrastinabili per il nostro territorio.
Chiaramente i buoni propositi devono essere seguiti da azioni concrete, purtroppo fino ad oggi non è stato così, sono passati troppi anni e sono stati firmati troppo accordi di programma, è ovvio che qualche dubbio possa persistere, in effetti le cose da fare sono molte, forse troppe per le difficoltà che stiamo attraversando.
La centralità della 398 fino al porto a nostro avviso è l’obbiettivo primario da perseguire, un impegno in tal senso è doveroso da parte di tutti, auspicando che si creino le condizioni concrete per partire con un progetto definitivo che sgomberi qualsiasi problema tecnico sul tracciato.
Qualche perplessità anche per quanto riguarda le bonifiche, è comprensibile che le aziende abbiano difficoltà ad affrontare questo argomento, ma è fuori luogo qualsiasi archiviazione della questione, il nostro territorio è prezioso e come tale va salvaguardato, si deve capire come intervenire, sperando che le procedure non si arenino nei meandri della burocrazia.

Luigi Coppola (Capogruppo UDC Comune di Piombino)

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