Capire la politica estera della Turchia. Un ricordo di mons. Padovese

Ormai sono riusciti a far credere che se la Turchia non è ancora Stato membro, la colpa è della Comunità europea: lo stesso ministro degli esteri turco lo ha detto ieri al nostro TG1. Si certo, è il dogma dell’Immacolata concezione della nazione turca. Lo stesso dogma che fa rifiutare il genocidio cristiano-armeno. È un fatto che più l’attuale governo AKP parla di Europa, più vi si allontana. Più s’islamizza e più la sua gente non vuole l’Europa, a parte poi emigrarvi in cerca d’oro.  

Un buon teologo islamico rigetta la tesi d’integrazione della cultura islamica in quella europea. Da noi solo la Lega Nord urla che non li vogliamo perché sono islamici. Il buon cittadino europeo non ha problemi ad accettare il diverso di fede o di razza… anzi qua ormai si eccede di individualismo e di relativismo.

In realtà in Turchia è esplosa alla luce del sole l’intolleranza religiosa in salsa di nazionalismo. Ovviamente c’è scappato il morto, i morti. L’elenco è lungo riguardo alle uccisioni, attentati, violazioni di diritti umani riconosciute anche a Strasburgo che sono avvenute in questi ultimi anni. L’Italia ha poco da insegnare in merito alla libertà di stampa ma se qualcuno sbaglia parole a scrivere riguardo alla Turchia rischia di morire o di venire espulso. Ovviamente colpa del pazzo di turno, non del governo.

In realtà il governo ha le sue responsabilità: non basta dispiacersi degli episodi di violenza, occorre fare un’opera di controcultura, di accoglienza non meramente con qualche “riformina” sterile (non votando Lega Nord io almeno lo posso dire). Continuamente sui media turchi vi è una vera e propria invocazione alla guerra santa. Due giorni fa il quotidiano Hürriyet, una delle maggiori testate turche, riportava un articolo pieno di falsità, di un giornalista turco residente a Roma, contro mons. Padovese e quindi contro il mondo cattolico (una vera e propria sorta di terrorismo giornalistico). Propaganda come queste mettono in serio pericoloso l’esistenza della comunità cristiana in Turchia. Parlare così comunque mette in pericolo la vita di chi scrive e questo lascia capire tante altre cose.

Il governo turco chiude youtube ma lascia aperti i portali degli hacker; scambia uranio con l’Iran, litiga con Israele (“i rapporti con Israele dipendono dal suo comportamento” dice il ministro degli esteri turco, di nuovo si da la colpa agli altri), detta condizioni… ormai la sua non è più una politica filoccidentale. È come si dicessero: “la pace fra occidente e mondo islamico dipende da noi e quindi fate come diciamo”. Allora la pace non è il vero interesse ma un pretesto…

Ma in Italia vige il dogma assoluto della Turchia in Europa, senza condizioni e a pieno titolo (basti vedere l’ultimo convegno di ieri). Sia che governi il PD che governi il PDL è così. Nemmeno l’uccisione del presidente dei vescovi turchi, italiano e persona intellettualmente dotta, ha mosso il ministero degli esteri Frattini, che è apparso del tutto cinico al dolore di migliaia di cristiani turchi abbandonati. L’assassino di Padovese non era un pazzo, ma un musulmano che ha agito per la sua fede, figlio dell’ex-sindaco della città sede episcopale. Ha ucciso Padovese, come racconta AsiaNews, secondo un rituale islamico, credendo di rendere culto a Dio. Uno Stato italiano che in questa vicenda è stato negligente, governo e diplomazia (denuncia il Corriere). Ai cristiani in Turchia servirebbero i caschi blu dell’ONU, ormai,  Erdoğan ha riconosciuto, gli autori di questi atti di violenza si sono infiltrati nelle istituzioni: polizia e governo.

Pontedera. L’aborto, la 194 e la RU486

Viviamo in un paese dove “ognuno” fa quel cavolo gli pare e dove le leggi non sono chiare; in un paese dove si amano gli estremismi, la demagogia oppure il “critica tutto”. Cercasi uno che è disposto a riflettere con me. Sono di una città che ha un triste primato: quella di aver usato per prima la RU486 andando fuori quella che è la normale prassi medico-legale. Correva l’anno 2005 quando il dott. Srebot si assunse la responsabilità di somministrarla (i dettagli). E pensare che al tempo, in Italia, la pillola era solamente in sperimentazione al Sant’Anna di Torino. Ora, purtroppo, ognuno può pensarla come vuole in un paese dove perfino il diritto sembra essere sempre meno oggettivo. Dopo circa un anno però in Italia venne lo stop a seguito di un’indagine della magistratura che rivelava violazioni dei protocolli.

La legge 194 del 1978 forse piace a pochi se perfino una come la Bonino la definisce una legge piena di contraddizioni e perfino passibile di incostituzionalità (intervista 1993); e del parere di incostituzionalità sembra essere la maggioranza dei docenti del nostro ateneo pisano.

Ora il neoletto Cota sa bene che ci siamo rotti il cazzo di questi sperimentatori liberticidi. Che la pillola RU486 sia uno dei più gravi inganni della donna incinta non sono in pochi a dirlo: “non è assolutamente indolore ma anzi, non si capisce ancora bene per quali meccanismi ha provocato la morte di decine di donne, lascia la donna ancora più la sola protagonista dell’aborto, non esclude comunque che si debba ricorrere anche al raschiamento e molte altre potremmo aggiungere”. Ovviamente c’è chi obietta. Per questo Cota si scaglia contro la RU486 e non contro l’aborto. Sa che avrebbe ricevuto molto bene consensi.

Nel nostro paese c’è una politica di sinistra, a volte anche moderata, che però non ha capito che appoggiare la libertà dell’eutanasia, della droga, del non controllo della clandestinità, del poco rispetto delle regole è una politica fallita che la gente non vuole più. All’estremismo antiproibizionista dei Radicali oggi va molto più di moda quello xenofobo della Lega Nord: botte al clandestino, carcere ai drogati, urla “governo ladro” (ma ora ci sono loro) e grida “musulmano di merda” noi siamo cristiani. Ma! Se questo è cristianesimo io non sono certo cristiano al modo loro.

Insomma ora che l’Aifa ha detto di sì, l’ospedale di Pontedera ne ordina 100 scatole (fonte Ansa). Del resto Pontedera è una delle città governate dalla sinistra dall’inizio della Repubblica. Mi aspetto che domani sui giornali quelli di destra inizino a dirgli: “imbecilli, bastardi, siete delle teste di cazzo… noi si che siamo cristiani!” Sigh! Cota che si scontra con Rossi: “noi le pillole le terremo in magazzino” (ma la stessa cattolicissima sottosegretaria Roccella deve ammettere che questa modalità non era prevista, seppure tecnicamente percorribile, si creerebbe un contenzioso fra Aifa e regione). Cota lo sa ma a lui interessa più che altro la pubblicità. Peccato che mentre noi siamo qui a farci le seghe mentali la RU486 è già da tempo venduta online (ma di questo per principio non vi do li link).

Insomma venendo alle conclusioni la RU486 è uno di quei campi molto utili a certa politica per far prevalere le loro posizioni estreme. Quelli che pensano difficilmente sono ascoltati o apprezzati (le percentuali parlano). Il problema di fondo più che la pillola è l’aborto. Insomma oggi ne sono chiari a tutti i drammi, le conseguenze. L’aborto è un’esperienza bruttissima che la società deve sempre più scongiurare. È legato alla banalizzazione del sesso. Ma nemmeno questa soddisfa. È una società che non sa fare più il “sesso” vero ma semplicemente “tromba”. Ora ha bisogno del Viagra, ora della “escort”, ora del sexy shop o dell’amante… è una società dove la pedofilia è in crescita, così i rapporti con i trans o comunque l’omosessualità. Si usa la cocaina per fare sesso, la pornografia ti si apre senza nemmeno cercarla e alla fine dopo aver tanto parlato di sesso a qualcuno non gli si rizza neppure più o finisce in tre ballini. E così si passa dal Viagra alla RU486. Ma è vita questa? Riflettiamo. La RU486 la vogliono i medici e certi politici. La vogliono i medici così se ne lavano le mani di quegli orrendi raschiamenti. La vogliono certi politici perché così l’aborto peserà meno economicamente sulle casse delle regioni. E in tutto questo la donna rimarrà sempre più sola nel suo dolore. Allora quando queste 100 scatole arriveranno vi prego di approfondire la questione oltre che nei Consultori anche insieme ai volontari dei Centri di aiuto alla vita. È troppo importante la tua vita per prenderla superficialmente.

Vinci. Presa a colpi di mazza bacheca dell’Udc

Un colpo di mazza, violento e ben assestato. E così, la bacheca ufficiale dell’Udc di Vinci, lungo viale Togliatti a Sovigliana, va in frantumi. O meglio: vi rimane il segno della tipica ‘stella’ coi vetri scheggiati. Il solito atto di vandalismo, come ormai se ne vedono in giro un po’ dappertutto? Può anche darsi. La bacheca, che si trova nella zona vicina al ponte sull’Arno, per l’appunto ospitava ed ospita interventi dell’Udc di condanna alla famosa sentenza Ue sul Crocifisso, fatto che aveva alimentato a lungo il dibattito politico lo scorso autunno.
Si tratta di prese di posizione che hanno dato noia a qualcuno? Al momento, l’unica “risposta” è quello sfregio di vetri scheggiati, e a questo punto forse anche pericolosi, sulla grande bacheca che si affaccia sulla strada principale di Sovigliana. Messaggio, diciamo così, ben visibile.
Se anche si fosse trattato “solo” di un atto di vandalismo, sarebbe l’ultimo di una lunga serie. Tanto che anche il Comune di Vinci ha dovuto adottare a suo tempo la videosorveglianza, regolata — per ciò che riguarda il trattamento dei dati personali — dalla delibera del consiglio comunale numero 30 del 6 giugno 2006. I film delle videocamere potrebbero dare un volto a chi si diverte, per noia o per «politica», a compiere questi danneggiamenti (Andrea Ciappi, La Nazione, 5 febbraio 2010).

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