Crisi della Scuola: ripartire dalla libertà di scelta

L’apertura del nuovo anno scolastico evidenzia una scuola sempre più in affanno, con risorse limitate,  preoccupanti carenze di organico e, in qualche caso, l’assenza dei beni primari per svolgere la normale attività didattica.

Il caso del nuovo complesso scolastico “leghista” di Adro, in provincia di Brescia, ci porta anche verso una pericolosa politicizzazione della scuola. Su questo tema è giusto riconoscere al Sindaco di Adro, già conosciuto alle cronache qualche mese fa per non voler dare più il servizio mensa ai bambini delle famiglie morose, il merito di aver costruito una scuola all’avanguardia, senza spese per i cittadini. Questo attraverso la cessione gratuita ad una ditta privata di una vecchia scuola, da trasformare in appartamenti, in cambio della realizzazione del nuovo complesso scolastico.

Restavano da acquistare gli arredi per aule, uffici e mensa; problema risolto attraverso un bando pubblico, con il quale è stato chiesto alle famiglie di Adro di versare contributi volontari per coprire il fabbisogno. Obiettivo ampiamente raggiunto tanto che in cassa sono rimaste alcune migliaia di euro.

Quello di Adro, insieme ad altre pratiche di buon governo sparse nel nostro paese e che molte volte non trovano risonanza tra i media, è un esempio che molti amministratori potrebbero seguire, invece di sterili manifestazioni contro tagli che ogni Governo pare destinato a fare. Il sindaco si è fatto poi pubblicità mettendo ad ogni angolo della nuova scuola il simbolo del Sole delle Alpi, caro ai leghisti, intitolando l’edificio a Gianfranco Miglio e facendo ampio uso del colore verde. Tutto questo è molto meno da imitare perché la politica deve sempre rimanere fuori dalle classi.

Purtroppo non è l’unico caso di politicizzazione indebita: la Regione Toscana, ad esempio, dichiara di voler appendere una propria targa in quelle  classi “salvate” dai finanziamenti regionali,  per evidenziare chiaramente chi sono i buoni (la Regione) e i cattivi (il Governo). Decisamente meglio lasciare perdere.

Tornando alla situazione pessima in cui versa la scuola italiana, vorrei provare a riflettere e rilanciare l’opportunità di costruire un nuovo modello, fondato sulla libertà e sulla centralità della famiglia nella scelta educativa dei propri figli. Secondo me in Italia andrebbe ribaltata completamente la concezione che sta dentro il nostro sistema educativo, composto da scuole simili che si propongono la formazione di cittadini “simili”. Questo andrebbe sostituito con uno nuovo più adatto alle esigenze del paese, teso a selezionare presto, ad esaltare le qualità individuali e la diversità.

In questa prospettiva di diversificazione dell’offerta formativa, sarebbe opportuno riprendere con forza il tema della scuola privata, “libera” o come si vuol definire. Tema dimenticato da tutti, in nome dell’errore dogmatico, tipico dell’Italia, per cui esiste l’equiparazione tra ciò che è pubblico con ciò che è statale; e anche per l’oggettiva situazione italiana per cui parlare di scuole private equivale a dire Chiesa Cattolica.

Per incidere veramente al fine di un sistema pluralistico nell’educazione, la vera rivoluzione da fare è l’introduzione del buono scuola – voucher da dare ai genitori, per poterlo spendere nell’istituto pubblico (statale o non-statale che sia), che giudicano migliore per i propri figli. In questa maniera si dà alle famiglie il diritto di scelta secondo le proprie convinzioni filosofiche, culturali, morali e religiose, così come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della nostra Costituzione repubblicana. In questo sistema l’importo dato ai genitori, che all’inizio potrebbe essere soltanto una parte della retta totale, per poi aumentare la quota negli anni, è versato alle istituzioni presso le quali gli aventi diritto si iscriveranno per frequentare i rispettivi percorsi formativi.

In questo modo sono premiate le scuole migliori, perché le persone interessate scelgono quanto vi è di meglio sul mercato, facendo così crescere il numero delle scuole e il loro livello qualitativo, creando una libera, moderna, efficiente e plurale offerta formativa. Una scuola magari più aperta alla creatività, all’arte, alla musica e alla pratica sportiva.

Il sistema esposto viene spesso accusato di creare disuguaglianze, con scuole (e quindi studenti e cittadini) di seria A, B, C; accuse frutto di una prevalente cultura statalista del nostro paese, dalla quale Sturzo non si stancava di metterci in guardia. In realtà il sistema scolastico “pubblico” all’italiana ha portato il nostro paese, insieme a molti meriti che gli vanno riconosciuti, ad un’altissima correlazione tra successo educativo e status della famiglia di origine, con una mobilità sociale particolarmente scarsa, evidenziando quindi un sistema profondamente chiuso e ingiusto. Ma nonostante questi dati, un po’ tutti difendono lo status quo, con lo smacco di vedere i ricchi e i politici (magari di sinistra) difendere ed esaltare la scuola statale, ma mandare i propri figli nella scuola privata.

Fare pagare due volte i genitori, attraverso le tasse e poi attraverso l’eventuale retta, che vorrebbero scegliere la scuola più opportuna per i propri figli, ma non se la possono permettere, è la vera ingiustizia del nostro sistema attuale scolastico. Dare vita ad uno nuovo, incentrato sulla libera scelta educativa, potrebbe essere una buona scossa per renderlo migliore e più giusto. E magari tra qualche anno trovarsi con maggiori risorse, insegnanti più motivati e strutture all’avanguardia (senza scomodare il Sole delle Alpi).

Carlo Lazzeroni

Gelmini: “inizia la scuola, ma non per tutti”

Il 1° settembre come ogni anno inizia il vero è proprio anno scolastico; e mentre la Gelmini parla in conferenza stampa nelle scuole si svolgono i primi collegi fra docenti sembra di ascoltare due mondi diversi. La Gelmini illustra i pregi della riforma e nasconde i veri problemi denunciati dalle scuole:

1) è avvenuto un taglio sistematico delle classi (di questo la Gelmini non parla ma la riduzione sembra aggirarsi, secondo un nostro sondaggio, intorno al 5-10% rispetto allo scorso anno).
2) c’è un taglio sistematico del personale ATA, dei bidelli, del personale amministrativo, dei collaboratori scolastici, degli insegnanti di sostegno (su quest’ultimi la Gelmini ha qualcosa da dire… a lei sembra che piuttosto ci siano meno invalidità vere).

Il “taglio” sulla scuola, voluto da Tremonti, non aveva altra possibilità che tagliare il personale perché il 97% delle risorse della scuola serve a pagare questo. Vediamo le conseguenze di tutto ciò.

Il taglio delle classi ha comportato la creazione di classe numerose, le fortunate con 27 alunni ma ci sono anche oltre i 30. In alcuni casi sono state accorpate classi già formate da anni (terza, quarte ecc). Molte scuole hanno appreso del taglio delle classi solo nel mese di agosto, creando gravi disagi (genitori che avevano comprato già i libri di testo per la sezione cancellata, orari da rifare). Tutto questo evidentemente ha portato una riduzione dei docenti precari che lavoreranno quest’anno (la Gelmini non sa dire quanti fra quei 200.000 mila). Con i soldi dati dal governo all’Alitalia e alla Libia avremmo fatto lavorare i precari rimasti fuori per circa 10 anni.

Afferma la Gelmini: “Il numero elevato di precari sono frutto di una cattiva politica”. Accetti allora di sentirsi dire in cambio che pure la sua riforma non è una buona politica. Scrive Chiara Saraceno: “Se la massa degli insegnanti precari è cresciuta a dismisura, non è innanzitutto, come invece sostiene Gelmini, perché si è fatto un uso clientelare e assistenziale delle supplenze. Piuttosto, analogamente a quanto avviene nell’industria, i vari governi che si sono succeduti hanno trovato comodo, anche con la complicità dei sindacati, utilizzare le supplenze come tappabuchi organizzativi, anziché procedere ad una seria programmazione del reclutamento e della mobilità degli insegnanti. Per cominciare a sciogliere questi nodi occorre innanzitutto distinguere i due aspetti della questione: quello dell’organizzazione scolastica e in particolare della offerta formativa, e quello dei lavoratori che dopo anni di precariato di colpo si trovano senza lavoro. A sentire le parole della Ministra, sembra che la riduzione del numero degli insegnanti avrà l’effetto miracoloso di rafforzare la qualità dell’insegnamento”. Tagliare gli sprechi è giustificato, sacrificare l’istruzione o sanità è spregiudicato.

La Gelmini ripete che 700.000 insegnati sono un numero sufficiente. Le piace il 7? Gioca alla cabala… 7 x 100 x 1000? Non sarà piuttosto la base che dovrà segnalare il numero in base alle esigenze? Allora se tuttavia non tutti i precari possono essere assorbiti, il ministero, lo Stato, non può lavarsene le mani come se non fosse un problema da esso stesso creato.

Anche il giornale della CEi boccia la riforma, in un articolo a firma di Davide Rondoni, ricordao che lo scopo principale della scuola devono essere i ragazzi. Troppi furboni campano sul mondo della scuola, la riforma non risolve questo ma getta ulteriori ombre. 

Rimane emblematica Caterina, insegnate precaria da 14 anni che per il primo anno non lavorerà e che non avrà nessuna risposta dalla Gelmini e finita in ospedale dopo 8 giorni di sciopero della fame (il cinico ministro non vuole incontrare nemmeno lei). Il taglio del resto del personale comporterà meno servizi, meno sicurezza. Se un dirigente aveva 54 nuovi iscritti poteva formare 3 sezioni di 18 alunni. Ora ne deve formare 2 di 27. Spesso le aule non sono adatte ad ospitare questo numero di alunni. È questo è il vero problema. Già oggi diventa sempre più difficile insegnare per motivi sociali, figuriamoci con questi numeri.

La frase della Gelmini “ai precari della scuola va la massima solidarietà, anche in maniera completa” suona un po’ come quella dell’assassino che esprime la propria solidarietà ai familiari della vittima. Era più semplice dire: “Tremonti che m’hai fatto fare!?!”.

Lettera aperta a Brunetta: ha scelto la tortura per i fannulloni?

Sig. Ministro Brunetta, sono un dipendente della pubblica amministrazione, che spera di non perdere il posto dopo questa “missiva”. Mi occupo di informatica. Mi turba il suo modo di esaltare l’iniziativa della posta elettronica certificata a tutti. Sono stato fra i primi ad attivarla, nonostante che la trafila sia stata fra le meno informatiche che abbia visto in vita mia. Dopo la registrazione online mi sono dovuto recare ben due volte all’INPS. La prima volta nessuno non ne sapeva ancora nulla, alla seconda ho fatto oltre un’ora di fila. Tutto questo sarebbe stato ovviato con un semplice fax. Una volta attivato ho verificato che questa sua “magnifico” regalo si poteva usare solo per spedire ad indirizzi della pubblica amministrazione: le costava tanto farci un regalo vero senza vincoli a chi dobbiamo scrivere? E poi non ci ha dato nemmeno un servizio POP: così tutte le volte per usare questa posta si deve accedere al sito dell’INPS con una procedura farragginosa e noiosa. Non funziona nemmeno il servizio di notifica, così diventa una vera tortura per noi fannulloni dover ogni volta accedere alla webmail per controllare i nuovi messaggi. Per ora la sua PEC è solo uno spreco. Ora da nauta della rete, il voto gli do è 4! 
Ma andiamo oltre. Saprà la storia dei docenti costretti ad attivare una casaella nome@istruzione.it che le assicuro ha vari bugs, ma pazienza. Casella che fra l’altro alcuni amici avevano iniziato ad usare come unica ma una volta in pensione se la son vista revocata “rimanendo a piedi” verso i loro contatti. Ora su questa casella ricevevamo ogni mese il cedolino che documentava il nostro stipendio. Ma da questo mese c’è stata tolta pure questa soddisfazione. Noi fannulloni siamo ancora costretti a sgobbare ogni mese a collegarsi più volte al sito https://stipendipa.tesoro.it per controllare se il nostro cedolino è pronto. Bellino quel sito, però non poteva lasciarci anche la spedizione via email? Le costava tanta banda spedirci un “pdfeffino” da pochi kb. Insomma ha proprio ragione siamo dei fannulloni che vorremmo non fare quello che può fare la macchina. Il mio voto allora per lei scende a 3. 

Elezioni Universitarie (CNSU), Arezzo: Vittoria storica di Unicentro con il 76% dei voti utili

A scrutini terminati, il risultato ad Arezzo delle elezioni universitarie per il rinnovo del CNSU è davvero senza precedenti. Il Polo Universitario Aretino, roccaforte da sempre della lista di sinistra dell’UDU, ha virato in maniera energica verso Unicentro, la lista di riferimento dell’Unione di Centro.
E’ notevolmente aumentata l’affluenza rispetto alle passate elezioni, questo ha fatto sì che i risultati oramai storicizzati potessero essere capovolti, così infatti è stato.
Unicentro ha raccolto il 76,7% dei consensi, nella seconda piazza, distaccatissimi, i ragazzi di Azione Giovani (lista di riferimento del PDL) con il 10,3%, l’UDU (il PD aggregata alla sinistra) è finita addirittura in terza posizione al 10%, staccatissimi all’1% Blocco Studentesco e i ciellini di Lista Aperta.
“Ringrazio – interviene Gianluca Enzo Buono, responsabile della comunicazione nazionale del giovanile Udc – tutti i ragazzi che con il loro contributo di idee, passioni, entusiasmo hanno reso di riferimento nel Polo Universitario Aretino Unicentro. Ringrazio in maniera particolare Giovanni Grasso che solo ad Arezzo ha toccato le 194 preferenze, un risultato davvero ecclatante”.
Occorrerà ora aspettare il voto degli altri atenei di Toscana, Lazio, Umbria e Abruzzo per vedere se avremo un aretino al CNSU, per i ragazzi di Unicentro/Udc Arezzo c’è già da festeggiare.

Elezioni universitarie, perché Unicentro?

Elezioni universitarie, Buono: appello al voto per Giovanni Grasso ed Unicentro

Oggi, dalle 8,30 alle h. 19, e domani giovedì 13 maggio, dalle 8,30 alle h. 14, gli studenti universitari di tutta Italia avranno la possibilità di eleggere i propri delegati presso il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, CNSU. “L’Italia – dice Gianluca Enzo Buono, responsabile nazionale comunicazione Udc – va azzerando i fondi per la ricerca e la formazione, le professioni sono sempre di più un testimone che passa di padre in figlio, la società si è bloccata, il merito conta sempre di meno. I giovani hanno però voglia di reagire, vogliono giocarsi le proprie carte, per questo si impegnano nella politica universitaria, con una presenza continua”. Continua Buono: “Ad Arezzo, dove le voci di un ridimensionamento sono state molteplici in questi mesi, Unicentro, la lista universitaria di riferimento anche dell’UDC, è particolarmente presente, in piena autonomia, con una continua attività e la presenza in ogni organo elettivo. Con il candidato aretino Giovanni Grasso pensiamo di centrare un grande risultato”. Giovanni Grasso, 20 anni, iscritto al II anno del corso di Laurea in Infiermieristica ad Arezzo, è l’unico candidato aretino candidato nella competizione nazionale, è pertanto il candidato dei corsi e facoltà di Arezzo; si potrà comunque votarlo anche negli altri Atenei di Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo. Sarà possibile sostenerlo scrivendo il cognome GRASSO e barrando il simbolo di Unicentro. Tutti gli studenti dell’Università di Siena in Arezzo potranno votare presso la Facoltà di Lettere e Filosofia al Pionta, palazzina uomini aula 12. Per votare occorre presentarsi al seggio con un documento.

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