La Toscana sospende le gare di trasporto pubblico nel 2010

Ovviamente tutta colpa del governo. Il governo sì, in Toscana taglia 200 milioni di euro, ma anche cede diversi beni che possono dare una buona rendita. Ormai in Toscana siamo abituati al gioco del PD che per far apparire il governo ancora peggio di quello che è, taglia sui servizi o aumenta i costi.

In questo scontro ideologico ci rimettano i cittadini. Chi cerca di far ragionare tutti, tanti voti non li prende e si deve anche sentire dire: bene bene, ‘un contate nulla. Eppure chi ama le proprie idee e non si vende, si chiede: il taglio doveva andare proprio al trasporto pubblico? Proprio in quella Toscana, regione più famosa d’ Italia per il turismo estero? E poi, la sinistra non era ecologista?

Il taglio lo ha annunciato questa mattina l’assessore ai trasporti ed infrastrutture della Regione Toscana, Luca Ceccobao, agli amministratori delle Province e dei Comuni capoluogo toscani, convocati in riunione presso la sede dell’assessorato a Firenze.  
Il governo dà un preteso e il PD colpisce, il cittadino perisce. Ma quanto ci metterò ad andare a Camaldoli? Oppure a Vallombrosa? Oppure a Monte Oliveto Maggiore? Tutte case generali di ordini religiosi di riferimento mondiale. E a Volterra? Ormai il suo sindaco, non PD, va a piangere direttamente da Matteoli. Per deliziare i turisti ci andremo con la carrozza, non importa quanto ci vuole, tanto costa 40 euro all’ora.

Alcuni amministratori hanno affrontato il tema della ripartizione di risorse tra i servizi su ferro e gomma ed hanno espresso preoccupazione per la tempistica dei tagli, delle scadenze e dello svolgimento delle gare previste.

La promessa del presidente di Regione in campagna elettorale sui trasporti è già saltata: “Siamo oggi chiamati a elaborare una pianificazione in grado di coordinare gli interventi su strade, ferrovie, aeroporti e trasporti pubblici sia urbani che extra-urbani (con relativa modernizzazione dei treni inter-regionali)”. Aveva detto oggi…  ma? Memoria corta?

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Piombino. La SS 398 e Fiorentina-Ghiaccioni

Piombino (di Luigi Coppola – riceviamo e pubblichiamo). Il nodo cruciale per la viabilità piombinese è la 398 fino al porto, senza questa fondamentale infrastruttura non potremo certamente auspicare quello sviluppo e quella diversificazione di cui il porto stesso ha un indispensabile bisogno.
Sappiamo che le difficoltà sono molte, la dorsale tirrenica fino a Civitavecchia è ancora un miraggio e lo dimostrano i soli 4 km (tratto da Rosignano a Palazzi) al momento finanziati, “con tanto d’inaugurazione in pompa magna dei cantieri”, pertanto è ovvio ritenere che anche la realizzazione “completa” della 398 possa essere ad oggi solo una speranza.
Se il tratto che potrebbe essere realizzato come prima parte è quello fino al Gagno, non possiamo certo rifiutare, finalmente forse qualcosa si muove, però sinceramente, dopo tutto quello che è stato detto, il nostro territorio si sarebbe aspettato qualcosa di più.
Comunque non saremo certamente noi a polemizzare sulle opportunità infrastrutturali che potrebbero presentarsi, è chiaro che un po’ scettici lo siamo, anche se saremo estremamente felici di veder smentito il nostro scetticismo.
Riguardo alla Fiorentina-Ghiaccioni o Fiorentina-Salivoli o la Poggio ai Venti-San Rocco, al di là delle diverse proposte avanzate, non possiamo che essere favorevoli ad avere una seconda via d’accesso che percorra la fascia costiera, lo abbiamo sempre detto e certamente non lo smentiamo ora, se esistono possibilità concrete saremo disponibili a sostenerle, ma non saremo disposti a dir di sì in modo incondizionato.
La tutela del promontorio di Piombino non può passare in secondo piano, pertanto se i soldi arriveranno da finanziamenti pubblici ben vengano, altrimenti sarà opportuno fare attente riflessioni, eventuali investimenti privati farebbero presagire a situazioni poco chiare, nonostante le garanzie del piano strutturale.
Oggettivamente riteniamo che in questo momento sia auspicabile che SAT prenda impegni precisi e definitivi sulla possibilità di realizzare in modo concreto perlomeno un’opera, pensare che si possa accollare sia la Fiorentina-Ghiaccioni ed anche le due tranche della 398 o solamente la prima fino al Gagno ci sembra alquanto oneroso.
Auspichiamo che i nostri timori siano sfatati, ben vengano entrambe le infrastrutture, certamente sarebbe un boccone estremamente ghiotto per chi è abituato da oltre 40 anni ad entrare in città attraversando sempre la stessa strada, nel frattempo noi ci pensiamo, ma per evitare delusioni non “ci facciamo la bocca” tanto per intenderci.

La bufera sugli appalti in Toscana: inciucio Pd-Pdl

Questa volta non si può dire che i pubblici ministeri della Procura della Repubblica del Tribunale di Firenze e il Gip Rosario Lupo si siano mossi in modo preconcetto contro ambienti imprenditoriali e politici del centro-destra. L’indagine che ha portato a scoprire una rete di malaffare, formata da dirigenti infedeli dello Stato e da imprenditori, e che gravitava intorno alla Protezione civile, guidata dal sottosegretario Guido Bertolaso, è partita da un’indagine a carico di amministratori fiorentini del Pd coinvolti nell’affaire di Castello. Successivamente altri amministratori del centro-sinistra, sono rimasti impigliati nella rete delle indagini della Procura fiorentina sulla politica urbanistica del Comune di Barberino di Mugello.

Dalle ultime indagini si è aperto uno scenario inquietante e disgustoso su presunti imprenditori edili, privi di ogni moralità e dotati di una spregiudicatezza comportamentale che va al di là dell’immaginazione di ogni persona civile. Per persona civile bisogna intendere un uomo o una donna che hanno un minimo senso della civitas: il senso cioè della città e del bene comune. Imprenditori addomesticavano i loro complici con favori d’ogni genere, anche per i parenti dei funzionari dello Stato nelle grazie di esponenti del PdL, come nel caso del presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, del provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Sanctis e del funzionario ministeriale Mauro Della Giovampaola. Questi chiedevano regali per i figli, come nel caso di Balducci, o vacanze veneziane con tanto di escort al seguito nel caso degli altri due. Il deus ex machina di questa cupola, finalizzata allo sfruttamento massimo possibile del danaro pubblico, era organizzata dall’imprenditore romano Diego Anemone.
La lettura delle intercettazioni telefoniche è uno specchio della mentalità prevalente di un certo tipo di imprenditoria che pensa con le tangenti in danaro e/o sessuali di corrompere chiunque, traendone guadagni spropositati da opere pubbliche pagate con i soldi degli italiani. Un giro perverso che, come dimostrano le indagini della Procura fiorentina è, purtroppo, trasversale al centro-destra e al centro-sinistra. Un esempio tipico del coinvolgimento, più o meno indiretto, in questa filosofia imprenditoriale è rappresentato dall’impresa fiorentina Baldassini-Tognozzi-Pontello il cui presidente, Riccardo Fusi, è molto amico di uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, come risulta sempre dalle intercettazioni telefoniche fatte dai Carabinieri sui telefoni del Fusi, e dalle vicende dei lavori pubblici nel territorio fiorentino, governato dalle sinistre, in cui ha operato la Btp.

Chi esce sconfitta da questa vicenda è quella parte della politica che con spregiudicatezza mette al primo punto del suo impegno gli affari. Al secondo punto gli affari. Al terzo punto ancora gli affari.

Certamente ci sono state delle reazioni che fanno sperare che venga posto un limite a questa deriva corruttiva, ben peggiore di quella che caratterizzò l’era di tangentopoli. In conclusione per quanto riguarda la regione Toscana un’attenta lettura politica di questi fatti rende ancora più chiaro il perché l’opposizione del centro-destra al centro-sinistra è stata pressoché inesistente e addirittura complice nella votazione della legge elettorale regionale che abolisce i voti di preferenza e che quindi delega le oligarchie dei partiti a nominare i consiglieri regionali. Legge toscana che ha dato l’occasione a Silvio Berlusconi di copiarla nella sostanza pari pari nella legge elettorale che regola l’elezione del Parlamento italiano. Come si vede la logica degli affari sta inquinando anche il confronto politico con danni enormi per la vita democratica dell’intera comunità nazionale.

APPENDICE. Per chi ha un’altro po’ di tempo per leggere ecco la cronaca degli utlimi fatti.

Da anni una «massa gelatinosa» opprime e condiziona urbanistica & edilizia in Toscana. Inchieste giudiziarie diffuse nella regione minano il rapporto di fiducia che dovrebbe esserci tra amministratori pubblici e amministrati. Questi alcuni degli episodi recenti più clamorosi.

17 novembre 2008 esplode a Firenze il caso Castello. La bufera giudiziaria si abbatte sull’amministrazione comunale di Palazzo Vecchio: sono indagati l’allora assessore Gianni Biagi (urbanistica), che si dimetterà, e il vice sindaco Graziano Cioni (entrambi del PD). Nel registro degli indagati anche Salvatore Ligresti, presidente onorario di Sai Fondiaria, il suo braccio destro Fausto Rapisarda e due architetti, Marco Casamonti e Vittorio Savi. Il reato ipotizzato è corruzione per un presunto scambio di favori nella trasformazione urbanistica dei terreni di Castello, di proprietà della Sai Fondiaria. Il 27 dicembre l’area viene sequestrata; l’istruttoria dovrebbe concludersi in questi giorni.

12 dicembre 2008. Inchiesta per turbativa d’asta a Terranuova Bracciolini per la ristrutturazione di un edificio in zona Macelli.

23 aprile 2008. Il capogruppo del Partito Democratico in Palazzo Vecchio Alberto Formigli è indagato per corruzione col presidente dell’ordine degli architetti Riccardo Bartoloni, il costruttore Mario Margheri e due dipendenti comunali. Nel mirino il complesso edilizio «Dalmazia».

2 marzo 2009. A Montespertoli, guidato dalla lista Democratici Uniti a Sinistra, sequestro preventivo di 42 cantieri edili. Il sequestro fa parte dell’inchiesta sui presunti illeciti nel rilascio di concessioni edilizie. I reati ipotizzati vanno dall’associazione a delinquere, falso, corruzione e concussione. Sei gli indagati, tra cui due dipendenti comunali, tre professionisti e un impiegato del catasto.

26 ottobre 2009. Finisce agli arresti domiciliari  Alberto Formigli,  ex capogruppo del partito Democratico nel consiglio comunale di Firenze, ritenuto socio occulto della Quadra progetti. Indagato anche l’ex presidente della commissione urbanistica, Anton Giulio Barbaro (Pd). Nell’operazione ci sono 21 indagati, 17 denunciati, 6 persone agli arresti domiciliari. Le accuse vanno dalla truffa aggravata all’associazione per delinquere finalizzata all’abuso edilizio, truffa, falso, abuso di atti d’ufficio. Agli arresti domiciliari anche i soci della società Quadra, ovvero l’ex presidente dell’ordine degli architetti di Firenze Riccardo Bartoloni e il geometra Alberto Vinattieri.  Quadra e altre ditte vicine alla società, circa una decina, avrebbero ottenuto facilmente appalti attraverso una sorta di «corsia preferenziale». La vicenda porta alla luce l’opera di molti comitati contro presunti illeciti edilizi: la «casetta rosa» di via Ponte di Mezzo a Firenze, soffocata dai nuovi palazzi, diventa il simbolo della battaglia dei David contro i costruttori Golia.

18 novembre 2009. La giunta comunale di Firenze approva una serie di modifiche tecniche d’attuazione del piano regolatore. Le norme, definite «anti.-Quadra», non sono immediatamente esecutive perché dovranno essere approvate dal consiglio comunale.

3 febbraio 2010. Barberino di Mugello è investito da un’inchiesta che ipotizza i reati di abuso d’ufficio, corruzione, falso e peculato. Sono notificati 17 avvisi di garanzia. Tra questi l’ex sindaco Gian Piero Luchi, l’ex vicesindaco e assessore all’urbanistica Alberto Lotti, funzionari pubblici e imprenditori. Indagati per abuso d’ufficio l’assessore regionale Paolo Cocchi e il consigliere regionale Gianluca Parrini. Tutti membri del PD.

10 febbraio 2010. Parte da Firenze un’inchiesta che scuote i vertici della Protezione civile. Quattro persone sono arrestate: Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, l’imprenditore romano Diego Anemone, Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Mauro della Giovampaola, funzionario ministeriale con incarichi di rilievo nella protezione civile. Oltre una quarantina gli indagati: imprenditori e funzionari pubblici, tra questi il sottosegretario Guido Bertolaso, capo del dipartimento della protezione civile. L’accusa è corruzione continuata in concorso. Il filone fiorentino riguarda due opere: il Parco della musica e la scuola marescialli dei carabinieri che dovrebbe sorgere a Castello.

15 febbraio. Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, è indagato per corruzione nell’inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena. Interrogato in Procura, spiega di avere dimostrato la sua «più totale estraneità all’accusa». «La vicenda che mi veniva contestata – aggiunge Verdini – riguarda solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche». Riguardo ai colloqui con Riccardo Fusi, presidente della ditta di costruzioni Baldassini Tognozzi Pontello, spiega di essere intervenuto per cercare di risolvere un danno erariale di 34 milioni di euro legato alla costruzione della scuola marescialli di Castello.

16 febbraio. Restano in carcere gli arrestati per l’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo, respingendo le richieste di revoca delle misure cautelari in carcere. Il gip Lupo spiega che «permangono tutte le esigenze di custodia cautelare. Resta valida l’ordinanza».

Nella voluminosa inchiesta fiorentina, raccolta in 20 volumi per un totale di 20.267 pagine o in un cd di 40 mila pagine, saltano fuori ogni tanto nomi noti e meno noti che potrebbero riservare altre sorprese. Dunque una mole enorme di documenti – a disposizione degli avvocati delle parti, che la stanno esaminando – dalla quale emerge quel «sistema gelatinoso di interscambio di favori ed utilità» che è diventato l’oggetto principale dell’indagine dei carabinieri del Ros e della procura fiorentina.

Un’indagine che parte da lontano, dalla gara d’appalto per la realizzazione dell’auditorium di Firenze – per la quale gli investigatori annotano l’irritazione di costruttori e amministratori locali perché questa «grande opportunità … l’ha gestita tutta la banda di romani» – e che arriva alla presunta spartizione dei lavori legati ai tre «grandi eventi» incriminati: il G8 alla Maddalena, i mondiali di nuoto e le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Molti i politici tirati in ballo dagli indagati, e non solo, sia di centro-destra che di centro-sinistra: dai leader di partito agli esponenti locali i nomi sono qualche decina. Nelle ventimila pagine si parla del presunto ruolo dei partiti PD e PDL, dei magistrati, dei personaggi delle istituzioni: tutti impigliati in quel «reticolo» che il gip ha cercato di dipanare.  Tempi in cui chi ha detto di no a questo tipo di bipolarismo può andare fiero della scleta che ha fatto (questo articolo è una ripresa di una notizia apparasa su Toscana Oggi)

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