Fuori i partiti dalle polemiche sindacali

In questi giorni abbiamo letto dichiarazioni da parte di forze politiche che hanno tentato di entrare nel merito delle polemiche fra sindacati di categoria in riferimento al contratto nazionale dei metalmeccanici.
Riteniamo che in una fase politica e sociale come quella attuale sia opportuno stemperare gli animi e soprattutto riportare il dibattito in un sereno confronto che legittimi comunque i rispettivi ruoli.
Noi abbiamo le nostre opinioni, ma siamo convinti che non sia nostro compito sostituirci a coloro che hanno il dovere per loro natura di tutelare i diritti dei lavoratori.
Soprattutto crediamo sia consigliabile evitare, che la politica stimoli ulteriormente le divergenze e le tensioni che stanno caratterizzando negli ultimi tempi il mondo del lavoro in genere.
Auspichiamo che ci possa essere un ritorno all’unità di intenti per evitare che le lacerazioni attuali possano produrre scelte che mettano seriamente a rischio il futuro, a fronte della definitivamente riconosciuta crisi economica.
Purtroppo il sistema industriale del nostro paese è oramai superato, non ci sono progetti autorevoli di sviluppo da molti anni, l’unico grande riferimento che abbiamo avuto negli ultimi 40 anni sono state le “Partecipazioni statali”, dopo solo grandi promesse irrealizzabili.
Per questo motivo crediamo che serva una stagione di riforme che coinvolga tutto il sistema della produzione e del lavoro, ma è opportuno che ci sia unità di intenti, altrimenti c’è il serio rischio che si possa incontrare una nuova stagione di scontri sociali, che come forze politiche abbiamo il dovere di sopire.

Giovani e Tremonti: quando la malpolitica butta nelle strade!

Mentre il Tremonti jackpot della manovra è fermo a 24 miliardi di euro, avendo in modo miope gambizzato i soli noti, nessuno ha pensato a quelle persone umili, usando un eufemismo, che non ci tengono ad apparire… quei fenomeni che se hanno una barca di dodici metri, la tengono sapientemente nascosta intestata al mitico prestanome del momento: infondo si.. avrà pensato dall’alto del suo pallottoliere Giulio, un po’ di riconoscenza per quei bravi cittadini che costruiscono ville senza avvertire nessuno, solo perché non vogliono caricare di lavoro gli uffici già congestionati di tutta Italia. Come biasimarli? E poi, rispetto a duecentocinquanta miliardi, i ventiquattro che vi chiede Tremonti cosa sono? Spiccioli, Spiccioli.
Stamattina, complice il caldo, sono uscito di stanza un po’ prima… la spiaggia libera poteva attendere qualche oretta. Spero non la vendano nel giro di pochi minuti; allora in attesa di vedere gli orari di una retrospettiva fotografica, nella famosa strade delle buche (preciso che ero Pisa), ecco passando da Borgo Stretto, la strada di mattina era solitamente vuota. Poi ecco da piazza Vettovaglie. Ecco giungere una musica che nel silenzio della via vuota accentuava e accompagnava nel viaggio. C’era un musicista: un ragazzo (?) sui 20-25, insomma classe ’84; giusto qualche anno piu di me. Era li con la chitarra che cantava De Andrè da dio. La sua faccia mi era familiare e la mia doveva esserlo per lui. Finita la canzone si avvicina e ci riconosciamo: un mio compagno delle scuole medie che ribeccai nel 2006 ai test di ingresso in università. Proprio Lui. Certo magari all’epoca si era più magro, piu bello e con piu capelli… ma era lui il musico della piazza. È un po’ imbarazzato, gli chiedo di automettersi in pausa e far due parole. Lui accetta, ma non prima di aver raccolto qualche spicciolo messo li dai turisti annoiati, i soliti nipponici che trovi a tutte le ore… Al bar parlottiamo un po’ finché non vado dritto al punto: “Perché sei in Piazza a suonare con una chitarra?”. Insomma sei un mio coinquilino di “scalate” e sono conscio perché consapevole su me stesso, che stacchi un bel biglietto per il lavoro nero, se il panorama circostante e desolante. Beh ecco, lui inizia a raccontarsi… sembrava la fotocopia di quanto ho gia sentito in questo anno di Cisl..

Sento una storia classica dei nostri giorni: laurea con lode in (udite udite)mera poi passato ad ingegneria, stage non rinnovato, call center di tamponamento, call center di resistenza, call center come precario impiego stabile, fanculo al call center. Colloqui promessi e non sostenuti. Centinaia di curricula inviati. Rientro a casa dai genitori: la sintesi delle peregrinazioni e disgrazie di un precario del nuovo millennio. La sua chitarra, da strumento per rimorchiare nella gita di scuola, da passatempo e momento di evasione, è diventata la sua busta paga.
Ci siamo salutati così, senza neanche prometterci di rivederci (non sia mai, avrà pensato lui) e poi ho proseguito con i miei pensieri, roba che ti vien voglia di mangiarti Il Tirreno se leggi i titoli dei soliti noti che giorno dopo giorno stanno fottendo con acrobazie incredibili, quanto resta di questa repubblica sonnacchiosa e senza timoniere. La chiameranno rassegnazione generazionale, ci faranno su qualche filmetto ben fatto.. ne parleranno sociologi e addetti ai lavori.
Come una sorta di nastro adesivo con la scritta Fragile.. mi sono dato un bel in bocca al lupo e ho iniziato la mia estate.

Christian Condemi

Generazione Neet: ma lo siamo davvero?

Riceviamo da Christian Condemi

Nelle ultime settimane siamo stati definiti Generazione NEET (nè studio nè lavoro e nè formazione), bamboccioni, mammoni e nullafacenti coperti dal welfare familiare attraverso un’operazione di mistificazione dei dati pubblicati dal Rapporto annuale a cura dell’Istat e di altri enti di ricerca.
Dietro i nuovi stereotipi e le ridicole banalizzazioni si cela una condizione materiale che parla di precarietà, lavoro nero e disoccupazione giovanile con i tassi più alti d’Europa: Il 30% dei giovani tra i 18 e i 25 anni è disoccupato. Il confronto con il resto dei paesi europei rileva la necessità di riflettere sul tema della redistribuzione della ricchezza, così quello delle politiche di welfare e delle forme di protezione sociale.
L’Italia e la Grecia sono gli unici due paesi in Europa a non avere nessuna forma di protezione sociale e di sostegno al reddito. Quando non si trova un lavoro a progetto, intermittente o occasionale ci si immerge nel grande universo degli stage, una recente ricerca dell’Isfol sottolinea che siamo diventati una “nazione di stagisti seriali” con il 19% dei giovani precari che si è ritrovato a farne almeno tre, naturalmente senza nessun rimborso spese o retribuzione. Riprova, sarai più fortunato sembra lo slogan annunciato mentre sorridendo, ci danno una pacca sulla spalla. Infatti soltanto il 2% degli stage arriva ad avere una stabilizzazione contrattuale. (FONTI ESTRAPOLATA DA UN EMITTENTE RADIOFONICA)

*Nella Roma capitale della precarietà giovanile ,anzi diciamo anche nell’Italia in senso pieno, non si trovano ad ora risposte adeguate,progettualità da ridisegnare scenari da tracciare, blog forum radio eventi opinioni dibattiti, aiutano a rendere meno invisibile questa galassia precaria,spesso surclassata e messa in secondo piano… quasi come se le publicità i media… avessero piu interesse a parlare delle code in autostrada per gli esodi di agosto, o appunto di carla Bruni, per citare il buon Cristicchi.
La politica spesso è assente anche se il libro di qualche tempo fa dedicato ai giovani scritto da Fini, è bel punto di partenza. In controtendenza però con la classe dirigente degli ultimi anni, una delle peggiori, e la politica è stata la grande assente anche per le recenti decisioni fiat,perlomeno il governo un governo con il ministero dello sviluppo economico incancapace di decidere… o le stesse forze di sinistra pronta a tifare o marchionne o la fiom… spiazzanti.

Eppure loro ci sono, questi precari non sono cosi extra terrestri, o freddi dati statistici, sono storie brandelli di vita, esistenze, sono in mezzo a noi… negli annunci stropicciati, nelle bacheche di facoltà… dove spopolano affitti in nero, dinanzi il miraggio di un interinale,oppure su un volo Ryianair, per andare chissa dove.
Perchè in fondo si vive una volta e il bagaglio delle esperienze deve essere proprieta di ognuno, e non scritto dalle rigide leggi di mercato… ci sono venuti a dire che la cosidetta “giustizia del proletariato” ha impallinato come un fagiano il signor Biagi Marco, ci sono venuti a dire che non abbiamo la verve dei giovani francesi,capaci di scendere in piazza a Parigi non solo per il concertone del primo maggio, altri slogan ci dicono che non puo gravare tutto sulle nostre spalle.

Ma chi sono i veri interlocutori di questa generazione?
Una generazione spesso spaesata ma al contempo pronta a mettersi in gioco, pronta a sostenere Stage, lavori stagionali, a ribaltare il destino, ma stavolta senza valige di cartone, verso chissà quale America, che non esiste nemmeno piu, magari stavolta con un ipod o un tomtom, destinazione paradiso.

Luci ed ombre nell’industria piombinese

Finalmente sul versante industriale piombinese arriva qualche buona notizia per il futuro, il protocollo d’intesa sottoscritto dai vertici Dalmine ed Istituzioni è una boccata d’ossigeno in prospettiva per lo sviluppo economico della città.
Riteniamo che l’accordo sia estremamente interessante sotto il profilo infrastrutturale, di fatto apre ad opportunità considerevoli per la realizzazione di opere improcrastinabili per il nostro territorio.
Chiaramente i buoni propositi devono essere seguiti da azioni concrete, purtroppo fino ad oggi non è stato così, sono passati troppi anni e sono stati firmati troppo accordi di programma, è ovvio che qualche dubbio possa persistere, in effetti le cose da fare sono molte, forse troppe per le difficoltà che stiamo attraversando.
La centralità della 398 fino al porto a nostro avviso è l’obbiettivo primario da perseguire, un impegno in tal senso è doveroso da parte di tutti, auspicando che si creino le condizioni concrete per partire con un progetto definitivo che sgomberi qualsiasi problema tecnico sul tracciato.
Qualche perplessità anche per quanto riguarda le bonifiche, è comprensibile che le aziende abbiano difficoltà ad affrontare questo argomento, ma è fuori luogo qualsiasi archiviazione della questione, il nostro territorio è prezioso e come tale va salvaguardato, si deve capire come intervenire, sperando che le procedure non si arenino nei meandri della burocrazia.

Luigi Coppola (Capogruppo UDC Comune di Piombino)

Parliamo di programmi

Finita la fase un pò movimentantata ma necessaria dell’assetto delle alleanze, la dove  si sono realizzate, si rende ora necessario per tutti gli schieramenti in campo porre attenzione alle questioni di interesse per gli elettori. Guardo con molta attenzione le mosse dell’UDC che con decisione intende scardinare un bipolarismo sterile, che al di là delle formule teorizzate, non riesce in quello che è il compito promario della politica: governare efficacemente l’Italia.

Si sono già spese molte parole riguardo l’atteggiamento dell’UDC verso le prossime elezioni regionali. Intendo ora approfondire alcune tematiche programmatiche che riguardano da vicino gli elettori:

1. Quoziente familiare: Ciò che è avvenuto al comune di Parma dove una amministrazione comunale di centro-destra (UDC compresa) ha applicato localmente il quoziente familiare, dimostra come questo elemento qualificante per l’UDC sia qualcosa di concreto e non pura astrazione politica. Ritengo che a tutti i livelli di governo, da quello nazionale a scendere nelle singole realtà provinciali e comunali sia possibile applicare il quoziente familiare come elementio innovativo riguardo le politiche fiscali rivolte al nucleo familiare.  L’applicazione del quoziente familiare deve diventare in sostanza “mentalità ricorrente” e non solo esercizio puramente accademico. Credo infatti che anche a livello locale, vedi comuni come Parma, sia possibile attivare politiche tariffarie legate in modo semplice e soprattutto efficace.

2. Ricerca scientifica: Credo che sarebbe un punto qualificante per l’azione dei governi regionali (in chiave federalista) l’attuazione di programmi specifici in stretta collaborazione con le università locali riguardo la ricerca scientifica. Oggi, ritengo che la ricerca possa rappresentare il vero volano per una solida e duratura ripresa economica dell’Italia. Non è più pensabile che si debba speculare sul costo del lavoro (a discapito dei lavoratori) per tentare di essere competitivi su alcuni settori manifatturieri sicuramente importanti per il nostro paese ma ormai non più determinanti (da soli) per la nostra economia. Investire massicciamente sulla ricerca scientifica può aprire le strade del futuro all’Italia sempre più schiacciata dall’immobilismo degli ultimi governi.

Oggi si impiegano ingenti risorse per la cassa integrazione (a tutela dei lavoratori dei grandi gruppi industriali) e denari altrettanto ingenti per incentivi e situazioni simili.

Tutto questo puà essere lodevole ai fini della pace sociale e del mantenimento in vita di alcune industrie sul territorio nazionale ma…

…proviamo a pensare se questi grandi capitali, gradatamente fossero spostati sulla ricerca scientifica (mirata in alcuni settori) quali benefici porterebbero per l’ammodernamento della nazione e quali benefici ci sarebbero in termini di nuova (e qualificata occupazione). È evidente che con una forte spinta verso lo sviluppo si renderebbero mene necessari anche gli ammortizzatori sociali e gli incentivi di cui sopra.

In definitiva credo che la grande mole di laureati e neo diplomati se non messi in grado di sfruttare le conoscenze acquisite in anni di studio sul piano lavorativo rischi di diventare a sua volta un grande problema sociale che inevitabilmente va a ricadere sulle spalle degli stessi cittadini in termini di disagio economico e sociale.

3. Immigrazione: Strettamente legato ai temi della ricerca e dell’innovazione c’è il tema dell’immigrazione. Ritengo che un paese definito “moderno” come il nostro debba porsi anche questioni legate alla qualità della immigrazione stessa. Offrire opportunità di lavoro qualificate e non più strettamente lagate a lavori di pura manodopera può certamente portare a selezionare in modo quasi naturale una immigrazione che definirei qualificata, più occupati e meno disagio sociale.

Credo in definitiva che l’UDC per qualificare al meglio la sua azione politica debba sintetizzare proposte forti, innovative e lungimiranti. È finita l’ora del conseguimento del consenso fine a se stesso (grande effetto dell’attuale bipolarismo). Occorre dare risposte reali ed efficaci alle domande dei cittadini e delle famiglie, fare proposte da statista e non da piazzista, come l’attuale Presidente del Consiglio.

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