I centristi danno lezioni di democrazia: nuovo attacco a favore del voto di preferenza

In questa tornata elettorale per le regionali i cittadini toscani sono stati gli unici, in tutta Italia, ad essere stati privati del diritto di scegliere i propri rappresentanti mediante il voto di preferenza. Come per le Europee, protagonista di questa battaglia è stato l’UDC. Idv, PD, PdL e Lega non sembrano più di tanto interessati a garantire la democrazia… a parte qualche intervento di singoli. Il primo atto di questa legislatura da parte dell’UDC toscano è la proposta di legge sulle preferenze in modifica alla Legge regionale 13 maggio 2004, che le aboliva.

La cancellazione del voto di preferenza è di fatto un restringimento degli spazi di democrazia, e di libera scelta da parte degli elettori, e affida ai vertici dei partiti il diritto assoluto di individuare chi far eleggere, in pressoché totale e scontata sicurezza, nell’istituzione.  

L’utilizzo dello strumento “primarie”, per individuare prima del voto, l’ordine nelle liste dei candidati, e di conseguenza per attribuire le “possibilità” di elezione da parte dei candidati stessi si è dimostrato insufficiente e insoddisfacente: è limitato ricorso alle elezioni primarie (3,79%) rispetto a quelle generali (60,7%); spesso le segreterie di partito appoggiano propri candidati rendendo difficile l’emergere di altre linee.

Ma c’è un ultimo problema che ancora sarebbe da affrontare democraticamente: la ripartizione del voto di preferenze in provincie. I candidati di provincie più popolose hanno più chance di essere eletti. Non basterebbe far si che i voti di preferenza siano proponibili con un’unica lista regionale? Del resto si vota per tutta la regione… non potrei preferire un candidato non della mia provincia? Il problema è di democrazia anche per i candidati. Cosa ne pensate?

Italia dei Valori, quali valori? Quelli di una gestione finanziaria con luci e ombre?

La storia dell’Italia dei Valori, della gestione del partito, dei rimborsi elettorali e della gestione finanziaria è alquanto intricata e soprattutto non è una storia inziata ora.
Infatti Elio Veltri, ex compagno di partito di Antonio Di Pietro, ha dichiarato che 6 anni fa, alle europee del 2004 non ha ricevuto i rimborsi elettorali che gli spettavano per le spese sostenute in quanto candidato alle europee del 2004 insieme ad Occhetto in una lista di Di Pietro, e sempre secondo Veltri, i fondi dei rimborsi elettorali sono finiti in un’associazione privata, ”l’associazione Italia dei valori” tramite una serie di false autocertificazioni. Ovviamente prima di dire la parola fine a questa vicenda, bisogna che le dichiarazioni di Veltri siano verificate e di questo se ne occupa la procura di Roma, con un fascicolo affidato al pm Attilio Pisani, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza che dovrà verificare se è vero che i fondi elettorali sono finiti sul conto dell’associazione. Ma non finisce qui, perchè nel frattempo al Tribunale di Milano arriva la richiesta della nomina di un liquidatore per l’associazione Italia dei Valori, in quanto soggetto non legittimato a percepire i milioni di euro previsti per i rimborsi elettorali di partiti e movimenti. Ed ecco il colpo di scena: in attesa dei magistrati milanesi, Veltri, che evidentemente è una persona tenace tanto quanto l’ex pm, ha chiamato in causa i magistrati romani, e anzi ha allargato i termini della sua richiesta, perchè ai magistrati romani non ha solo chiesto di investigare sulle europee del 2004, come ha fatto con i magistrati milanesi, ma anche di controllare gli anni successivi e tutte le competizioni elettorali.

Riassumiamo quanto detto finora: secondo Veltri, i rimborsi elettorali (parecchi milioni di euro) che spettavano al partito Italia dei Valori, vengono invece dati ad una associazione chiamata “Italia de Valori”. Ma concretamente quali sono le conseguenze di avere versato questi fondi in questa associazione e non nel movimento politico? Per Veltri, in base ai controlli effettuati presso la Corte d’Appello e il ministero dell’Interno, l’associazione familiare si è sostituita di fatto al movimento politico per quanto riguarda i fondi elettorali, potendoli gestire pienamente. Ma chi gestisce allora questa associazione e questi soldi che, ricordiamolo, sono svariati milioni di euro? Semplice, coloro che hanno costituito e gestiscono questa associazione sono l’ex magistrato di mani pulite, sua moglie e la fiduciaria del partito, Silvana Mura, i quali di fatto hanno piena disponibilità di questi fondi e possono gestirli in piena autonomia. 

E stiamo parlando di cifre consistenti: nel 2009 ad Italia dei Valori spettavano 11 milioni di euro, e nel frattempo si muove, ovviamente, anche la Corte dei Conti, che avvia anch’essa delle indagini su presunte anomalie nella gestione: sostanzialmente il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, dovrà accertare che i rimborsi elettorali non vengano girati all’omonima associazione.

E cosa fa Di Pietro nel frattempo? Di Pietro, di fronte alle prime rimostranze di Veltri e Occhetto, datate 2004, dichiarò che era stato effettuato il cambiamento dello statuto IDV, per unificare l’associazione e il partito e non avere più due soggetti distinti. Stranamente in verbale di questo cambio viene presentato dopo molti mesi dall’annuncio, ma questo non è grave: la cosa grave è che il verbale notarile dovrebbe contenere la firma di tutti e tre i soci, ma invece vi è solo la firma di Di Pietro (che ha la carica di presidente dell’associazione). Dimenticanza grave, per un ex pm, soprattutto perchè dà l’idea sgradevole che Di Pietro, in solitudine, abbia modificato lo statuto dell’associazione come se fosse quello del partito, nelle vesti non di presidente (magari autorizzato da una delibera assembleare o da una disposizione degli organi del partito), ma solo come titolare dell’associazione di famiglia. Ma non basta, perchè le dichiarazioni di Veltri trovano strane coincidenze con quanto dichiarò nel 2008 l’ex segretario dell’IDV, Mario Di Domenico, che addirittura ripercorre le fasi finanziarie dell’IDV a partire dal 2001 e afferma che le spese dei fondi comuni non erano rendicontate, che tra la lista DI Pietro (quella di Veltri) e l’Italia dei valori, vi sono dissapori per la gestione non proprio limpida, anzi molto torbida e confusa, del fondo comune, che alimentato esclusivamente dai rimborsi elettorali, era rimasto a piena ed esclusiva disponibilità di Di Pietro e di Silvia Mura. Ma Di Mura, si spinge oltre e parla apertamente di somme che ballano, di prestiti fatti e ricevuti, usando i fondi del partito e concedendoli con piena discrezionalità a parenti e amici. Insomma parrebbe una gestione molto allegra, forse pure troppo.

Ma non basta, perchè a questa gestione allegra di fondi pubblici c’è da aggiungere un terzo tassello: gli investimenti immobiliari. Intanto consideriamo che il 740 dell’ex PM dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno gli acquisti immobiliari avvengono tramite la società An.To.Cri., una Srl con a capo Di Pietro e SIlvana Mura più il suo compagno (o ex compagno) Claudio Belotti, medesimo personaggio cui è intestato l’affitto di uno degli appartamenti romani attribuito alla «cricca », costituita con un capitale di 50.000 euro. Cosa c’è di strano? I numeri, che non mentono mai.

Risulta infatti che Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio per complessivi 370 metri quadri al costo di 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro ( ovvero quasi il 50% in più). Ma non basta, perchè nel 1999 Di Pietro acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri per circa 204 milioni di lire. Nel 2002 Di Pietro acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metriquadri pagando circa 400.000 euro e pagando una fattura di 7200 euro per lavori di ristrutturazione. La cosa interessante di questa fattura è l’intestazione, che risulta non a carico di Di Pietro ma recita: Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. Di Pietro sostiene di averlo comprato nel 2001, ovvero prima dei rimborsi elettorali, ma gli atti notarili parlano di 2002, ovvero in contemporanea con i rimborsi elettorali. Ma si sa come sono le carte: appaiono, scompaiono, fanno scherzi. Di cui è vittima il figlio di Di Pietro, Cristiano DI Pietro, che nel 2003 acquista un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia, spendendo circa 200.000 euro. I soldi, sostiene Di Pietro, provengono dalla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione non vi è traccia catastale. Come dicevamo, queste carte che fanno scherzi e spariscono misteriosamente. Ma non abbiamo finito. Di Pietro ha la passione delle case: il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro. Infine ecco il colpo da maestro, affittare a se stesso una casa, cito testualmente “la An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.” 
Il giochino è così divertente che viene ripetuto: La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro. I punti oscuri sono tanti, e le spiegazioni sono poche, finora, e siamo in attesa che Di Pietro fughi queste ombre sulla gestione dei soldi del partito.

(L’immagine è tratta, per gentile concessione, dal blog di Luciano Petrullo)

Toscana: meglio eletti o nominati?

Chi segue le cronache politiche in Toscana non può non aver notato il “ripensamento”, chiamiamolo così, del candidato PD alla Presidenza della Regione, Enrico Rossi. Nelle sue ultime dichiarazioni si dice favorevole al ripristino delle preferenze! Premettendo che la Toscana è l’unica regione d’Italia (d’Europa?)  a non prevederle nella legge elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale, l’affermazione potrebbe apparire ai più distratti lodevole. Ma facciamo un po’ d’ordine : quando l’anno scorso è stata varata la nuova legge elettorale della regione è stato proprio il PD a non volere il ripristino delle preferenze (che gli obamiani d’Italia, i democratici, avevano cancellato nel 2004) con il favoreggiamento del PDL, sulla cui linea regionale non credo ci sia molto da dire, non seguendo il PDL alcuna linea.
Ora la la riflessione si può sviluppare su due punti. Il primo : ma dove era Enrico Rossi quando il suo partito ha preso la decisione che ha preso? E dove era quando l’Unione di Centro ha fatto una battaglia a tutto campo per il ripristino delle preferenze, con la campagna “Meglio eletti che nominati!”? Il secondo: si ammetterà che la tempistica delle sue affermazioni è quanto meno discutibile. La questione è seria e riguarda anche, soprattutto, la legge nazionale.
La possibilità di scegliere i propri rappresentanti è un questione di democrazia, non è possibile che siano le segreterie di partito a scegliere i “rappresentanti” per poi far ratificare il tutto con il voto popolare a giochi fatti. Elio Vittorini scriveva : “Ci piaccia o no, accettiamo la storia di cui facciamo parte”. E quella di Enrico Rossi è quella di chi appartiene ad un partito che si è preso la responsabilità di privare i cittadini del diritto alla rappresentanza, quella vera, quella basata sul rapporto col territorio.

Perchè è importante andare a votare

Nell’edizione di mercoledì del Corriere Fiorentino è apparsa un’interessante lettera di , già giovane segretario provinciale del partito socialista fiorentino, che deluso dalla politica in Toscana afferma che non andrà a votare proprio perché ama la politica (il suo articolo:  Non andrò a votare perchè amo la politica).

Prendo spunto da questa lettera per alcune considerazioni. Le cose che dice sono assolutamente condivisibili anche se io rimango dell’idea che rinunciare al diritto – dovere del voto sia sempre e comunque sbagliato.
Credo tra l’altro che ci siano le condizioni, anche in Toscana, per provare ad esercitare un voto utile, seppure all’apparenza minoritario.
E’ il voto che gli elettori possono esprimere scegliendo l’Unione di Centro, forza politica di cui faccio parte. Da sempre, seppure con posizioni numeriche limitate, si batte in Toscana all’interno e fuori dalle varie istituzioni, contro quello che Ciuffoletti definisce il “regime” toscano. Lo ha fatto e lo fa, con il rispetto istituzionale di una forza responsabile e moderata, ma con l’energia di chi è sempre stato e continua a stare all’opposizione non tanto perché quelli del Partito Democratico sono ancora comunisti, come qualcuno del PDL continua a urlare, ma perché nelle nostre amate terre si respira un’oppressiva commistione tra cultura, economia e politica. E in questo senso il futuro rischia di essere ancora peggiore vista la linea politica ancora più a sinistra portata avanti dal candidato Rossi che fa accordi con la sinistra radicale e la sinistra giustizialista dell’Italia dei Valori.
Così come l’Unione di Centro è l’unica che in questi anni si è battuta in maniera coerente contro i vari inciuci Pd-Pdl, che hanno portato alle modifiche elettorali per le regionali del 2005 e di quelle di pochi mesi fa. E’ l’unica che ha chiesto e si è battuta per il ripristino delle preferenze, così da dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Senza di queste, con le primarie che mostrano carenze evidenti, le segreterie dei partiti decidono tutto e la democrazia dei partiti è sempre più a rischio. L’impressione che il Pdl in Toscana non voglia creare le condizioni per l’alternanza appare sempre più evidente e non da oggi. Rafforzare l’Unione di Centro attraverso il voto di marzo potrebbe essere quindi un primo seme per creare uno schieramento più ampio e provare a superare questo bipolarismo malato, e nella nostra regione, profondamente bloccato.
Insomma credo che l’Unione di Centro possa rappresentare, con tutti i propri limiti, l’unica vera alternativa in queste elezioni. Da domani però, se vorrà veramente incidere in Italia e in Toscana, dovrà avere la forza di essere molto più aperta e dialogante con i cittadini che, come Ciuffoletti, non ne possono più di questa situazione e riuscire ad aprire il partito a tutti coloro che, all’interno del Partito Democratico e del Partito della Libertà, soffrono questa situazione. Dovrà insomma riuscire ad andare oltre l’unione di centro costruendo un nuovo partito che unisca su pochi e saldi principi le forze più dinamiche e responsabili del Paese e della Toscana. Se sarà capace di questo potrà veramente rappresentare quell’alternativa per molti cittadini delusi, altrimenti sarà un’altra occasione persa e il finto bipolarismo Pdl-Pd ne uscirà rafforzato.

PD e PDL in Toscana, due facce della stessa medaglia

Anche oggi l’ennesima notizia, l’ennesima conferma in Toscana esiste un inciucio di cui nessuno parla ma che è bene evidente quando si arriva alla vigilia elettorale.

Eccoci di fronte ad una legge elettorale che “elimina le preferenze e scoraggia le alleanze elettorali”, una legge che assegna al consiglio regionale candidati già stabiliti “sulle preferenze servono una meditazione e una cultura molto maggiori” disse il Presidente Martini dopo l’approvazione della legge, d’altronde in Toscana siamo “grulli” e che vuoi, è bene che non scegliamo da soli chi ci deve amministrare. Con lo sbarramento al 4% la legge premia la maggioranza ma anche il partito di minoranza più forte ergo premia PD e PDL, ma in fondo è questo che volevano quando la legge è stata votata, eliminare le altre forze spartirsi il “bottino” elettorale in consiglio e lasciare la regione Toscana agonizzante.

Il candidato Rossi vorrebbe far credere di avere idee per una Toscana nuova, dimenticandosi che fino ad oggi la Toscana è stata governata dal PD e oltre ad un grande spreco di soldi non è stato fatto nulla che potesse risollevare le sorti di questa Regione a partire dal lavoro, dalla tutela dell’agricoltura e infine dalla gestione degli immigrati. Vi è una Toscana meridionale completamente dimenticata, in cui le infrastrutture e lavoro sono optional e che non avrà neppure la possibilità di avere molti rappresentanti in Regione, vista la legge elettorale vigente.
Dall’altra parte il candidato del PDL Faenzi, già sindaco di Castiglione della Pescaia, segno evidente del non interessamento da parte del PDL di governare questa roccaforte “rossa”; il programma?? Togliere i soldi destinati alla Festa della Toscana per diminuire le tasse, un pò pochino mi sembra, considerando che non credo che con quei soldi possa avvenire una grande detrazione fiscale.

L’impressione è che in questi proclami ci sia solamente populismo e poca attenzione ai problemi reali della nostra gente nessuno ha pensato ai giovani alla loro formazione al loro lavoro, nessuno ha pensato alle famiglie alla difficoltà che hanno ad andare avanti, nessuno ha considerato che per una prestazione sanitaria il tempo di attesa medio sono 3 mesi e nessuno ha considerato che anche in Toscana sarebbe utile un CIE per l’identificazione o l’espulsione degli immigrati che non rispettano le leggi.

Ops forse qualcuno nel programma queste cose le ha messe, il candidato dell’UDC Bosi, loro corrono da soli per dare alla gente l’opportunità di scegliere la vera alternativa… ma non vorrei sembrare troppo di parte!

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