Giovani a confronto… fra Dinamiche e Pregiudizi

In genere sentendo parlare di giovani, si hanno sempre freddi dati statistici, e sempre piu raramente si da voce ai diretti interessati. Basta andare sul sito web della Provincia di Pisa, e ne abbiamo la prova il recente rapporto dell’osservatorio sociale della Provincia di Pisa, che ha studiato un campione Tot, di giovani Tot, su aspettative Tot, non che questo sia mal tradotto, ma per non fraintendere ambigue interpretazioni trovo che è abbastanza scarno e riduttivo esser radiografati da un ente che poi molti non sanno nemmeno cosa sia, come si articola, ed eventualmente come ci si rapporta.
Di recente in veste di “cittadino”, senza incarichi di partito, oppure esperienze di militanza, ne tanto meno con un humus familiare inerente alla Politica, mi sono recato a Chianciano, per osservare meglio da vicino, cosa succedeva, capire un pò di piu chi fossero questi “moderati”, e anche perchè ero interessato a un dibattito dialettico con personalità di rilievo nella vita sociale di un paese (ad esempio il filosofo Cacciari, piuttosto che esponenti del panorama sindacale e giornalistico italiano). E una cosa posso affermare con certezza: vi era una buona fetta di pubblico, certo magari non ha raggiunto presenze come il Meeting di Rimini, ma sicuramente un trend positivo.

Ritengo sia fondamentale sia nell’ “Industria” politico e culturale la presenza di noi giovani, senza nulla togliere a chi ha qualche anno in più, basti pensare che alla presentazione di un libro l’età media si aggira sui ’70 anni, e per carità che Dio ci conservi questi intrepidi lettori. In effetti gli anziani presenti nella località termale di Chianciano, un pò incuriositi da questa insolita popolazione giovanile, hanno vissuto questa compresenza di luoghi in modo propositivo. Da giovane posso dire che spesso oltre i pregiudizi, è questa società che ha difficoltà a mettersi sulla nostra stessa lunghezza d’onda… i sondaggisti e i guru del marketing non sanno mai per chi votiamo, non sanno incasellarci, ci dicono che siamo generazione x generazione y, persino i vescovi o i tanti profeti di giornata faticano a parlare con noi. Ma sento di dire che non è sempre cosi, da giovane a me interessa la vita pubblica anche come specchio di ciò che vivo, ovvio sono meno interessato al cicaleccio, al gossip, alle varie contrapposizioni e a quei convegni dove si parla una lingua ingessata con interventi cosi astratti che in un presente dove si innova poco e si cerca troppo sono le prime cose ad allontanarci dalla politica.

Ho visto persone motivate, credere in un lavoro collettivo, per un attimo tutti staccati dai vari provincialismi che fanno parte di questo paese, persone che uniscono un binomio di successo collettivo e soddisfazioni personali.
Tutto ciò non so come si evolverà e declinerà nell’orizzonte incerto di questo paese, che pare non volerci più, ma trovo considerazioni di un confronto importante parlare di un benessere comune, ormai dimenticato per gli arrivismi individuali… e tutto ciò dovrebbe far accendere in noi una curiosità critica, per crescere in consapevolezza e meglio esser coscienti di ciò che accade, visto che la politica sembra aver smarrito la coscienza, e esser diventata sempre più un collage di dichiarizioni, privo di stimoli, invece serve introdurre regole e strumenti nuovi..un laboratorio di idee appunto.

Annunci

Perché, alla faccia di Di Pietro, continueremo ad essere al servizio del Paese

Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro appare oggi particolarmente nervoso, stretto come è tra Partito Democratico e Grillini. Accusa Pier Ferdinando Casini e l’UDC di non avere coerenza e programma, affermando perciò che non esistono ragioni per la sua esistenza.

È difficile prendere lezioni di coerenza da chi ha fatto (in molti casi anche bene) il proprio lavoro di pubblico ministero nell’epoca di Tangentopoli e poi è entrato direttamente in politica gettando una prima frattura evidente nella divisione tra politica e giustizia.

Per quanto riguarda l’esistenza dell’Unione di Centro, è doveroso ricordare a Di Pietro che questa è presente in Parlamento dal 2008 per volontà di milioni di elettori che, contrariamente a quanto pensa Di Pietro, ne hanno riconosciuto il programma e apprezzato la coerenza.

Ricordiamo che l’UDC è stata l’unica forza che si è presentata da sola, e che da sola, ha superato la soglia dello sbarramento del sistema elettorale.

Non si può dire la stessa cosa per l’Italia dei Valori, che si trova sì in Parlamento per i tanti voti che ha preso, complice però una scelta miope e suicida di Walter Veltroni, che le ha regalato voti e la possibilità di fare l’opposizione dell’opposizione. Abbia il coraggio Di Pietro la prossima volta di presentarsi da solo e, come l’UDC, vada in Parlamento soltanto grazie al voto dei cittadini e non grazie ad accordi un po’ furbeschi ed impegni, dimenticati il giorno dopo (non si era impegnato a fare gruppo unico in Parlamento con il Partito Democratico?)

Coerenti con il programma e il mandato degli elettori l’Unione di Centro in questi due anni ha fatto opposizione repubblicana e moderata e, in tempi non sospettabili, ha avanzato a Berlusconi e al Paese intero il bisogno di un governo di responsabilità nazionale, che avesse la forza di fare le riforme e prendere provvedimenti impopolari di fronte ad una crisi come quella che stiamo vivendo.

Tutto questo comprensibilmente dà noia a quelle forze irresponsabili e populiste del Paese, come Lega e Di Pietro, che proprio in tali periodi di crisi e di crescente anti-politica trovano terreno fertile. Queste forze sono egoiste e, ancora di più di Berlusconi, fanno politica rincorrendo sondaggi e la pancia dell’elettorato. È la crescita di queste forze e i loro ricatti che hanno portato l’Unione di Centro a denunciare il bipolarismo fallimentare e muscoloso di questi anni, così come oggi queste due forze rappresentano un ostacolo insormontabile per eventuali alleanze, da costruire nell’interesse del paese. Non si preoccupino né Di Pietro, né Bossi: è l’Unione di Centro a non volere alleanze con loro, perché sarebbero pericolose per la nostra Nazione.

E piaccia o non piaccia a Di Pietro, l’Unione di Centro continuerà a portare avanti un modo di fare politica coerente con la tradizione del cattolicesimo democratico, del liberalismo e del riformismo; e per queste ragioni sopravviverà anche in futuro, magari cambiando simbolo e nome, ma lasciando inalterati i valori e il modo di proporli. Come molti altri partiti che si basano su valori saldi.

E l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro invece che ha molte ragioni di esistere oggi in questo clima da guerra civile della nostra politica; ne avrà molte meno quando non ci sarà più questo clima avvelenato e il nemico Berlusconi, visto che il giustizialismo e l’anti-berlusconismo sono il principale e forse unico punto programmatico per cui attragga voti.

La tessera della discordia e il calcio ad un bivio

Il mondo del calcio si è rimesso in moto in queste ore, con la (grande?) novità della tessera del tifoso. 

Abbiamo assistito in questi giorni a veementi proteste degli ultras un po’ in tutta Italia, a divisioni tra tifosi della stessa squadra (nella mia città, Pisa, domenica scorsa si è arrivati allo scontro, prima verbale e poi fisico, tra la minoranza più oltranzista della curva e la maggioranza degli sportivi che ha invece accettato di fare la tessera) e, per finire in bellezza, alla violenta contestazione al ministro dell’interno Maroni, con assalti da parte degli ultras bergamaschi durante un comizio ad una festa leghista.

Ma cosa è questa tessera e perché è tanto ostacolata? La tessera del tifoso è una sorta di bancomat personale con cui i tifosi avranno una serie di servizi  (acquistare i biglietti in modo più veloce, passare attraverso varchi preferenziali negli stadi, accedere allo stadio anche nei casi di partite soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza). Il punto più importante infine è che questa serve necessariamente per assistere ad una partita in trasferta, visto che le società hanno l’obbligo di vendere i biglietti riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso.

Insomma non è una schedatura vera e propria ma poco ci manca. Per questo è chiaramente rifiutata dagli ultras e perché, con questo sistema i tifosi sottoposti alla Daspo non potranno più, contrariamente e quanto avveniva fino ad ora, eludere il provvedimento di divieto ad entrare negli stadi. Insomma questa tessera non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un passo avanti per responsabilizzare tutti gli sportivi che vanno allo stadio. E quei tifosi che non hanno niente da temere con la giustizia, forse ci guadagnano qualcosa.

Ma questo provvedimento non potrà, da solo, cambiare un sistema calcistico che nel tempo sta diventando insostenibile. Servirà molto altro per provare a mettere in campo quella rivoluzione culturale di cui il calcio avrebbe bisogno. Vediamo alcuni spunti: innanzitutto, l’istituzione di questa tessera dovrebbe bloccare, fin da subito, le decisioni prese dall’Osservatorio Nazionale delle manifestazioni sportive  e il Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) di negare ai tifosi di una squadra ospite di partecipare ad una trasferta, o di disputare partite a porte chiuse. Questo infatti va proprio contro la nuova filosofia che servirebbe per migliorare il nostro calcio. La politica e le istituzioni che garantiscono la sicurezza dovrebbero, d’accordo con la Figc, avere inoltre maggior coraggio e ridurre drasticamente la militarizzazione della domenica, con intere zone delle città chiuse e blindate per una partita di calcio. Ogni cittadino di buon senso sa, con la crisi in corso e con i problemi di criminalità che abbiamo, che lo sproporzionato numero di forze dell’ordine negli stadi è un costo non più sostenibile, oltre che un affronto allo sport, quello vero.

A questo proposito qualcosa si sta muovendo; ad esempio, negli ultimi anni la città di Firenze ha sperimentato la graduale riduzione di impiego delle forze di polizia e solo nelle aree più esterne dello stadio. Su questo tema dovrebbero rischiare di più anche le società calcistiche, che in troppi casi tengono rapporti troppo stretti con i violenti di casa propria. Alle società invece dovrebbe essere affidata, attraverso gli steward,  la completa gestione della sicurezza negli impianti, con la polizia soltanto in supporto. Inoltre basterebbe poco per prendere iniziative tese a svelenare il clima tra opposte tifoserie, ad esempio organizzando “terzi tempi” tra tifosi, con punti di accoglienza prima e dopo la gara per i tifosi ospiti. E infine si dovrebbe avere il coraggio di abbattere le barriere degli stadi, da noi troppe volte concepiti come un campo di battaglia, con divisioni e gabbie per i tifosi. In attesa di costruire nuove stadi più adatti ad accogliere bambini e famiglie, che almeno si facciano delle piccole migliorie su quelli vecchi. Se in Inghilterra e in altri paesi europei non esistono divisioni tra tifosi e tra i tifosi e il terreno di gioco, se ai mondiali o agli europei è normale per i tifosi vedere le gare stando fianco a fianco, perché non deve essere possibile, nei nostri stadi, vedere tifosi di squadre avversarie sedere gli uni accanto agli altri? Come in Inghilterra, serve anche da noi il pugno durissimo contro chi sgarra (ricordo che all’interno degli stadi inglesi esistono delle celle dove i tifosi sono messi in attesa di essere arrestati), ma anche una nuova cultura sportiva di vivere il calcio che, guarda caso, viene sottolineato da ogni allenatore italiano che va ad allenare all’estero. Non sarà facile e sarà un processo lungo, ma siamo ad un bivio. La tessera del tifoso deve essere solo un piccolo tassello inserito in una serie di azioni per dare vita ad una nuova era: senza, il calcio sopravvivrà ancora per un po’, ma non avrà un grande futuro.

Carlo Lazzeroni

Il Partito che vorrei…

Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

Buche nelle strade: metafora di un Paese che non va

Ho sentito alla radio che il Sindaco di Pisa diceva che le buche, nelle strade: sono il simbolo dei tagli ai comuni. Quel simpatico primo cittadino si trovava a Firenze, stava andando dalla sede della Regione di via Novoli a quella di via Cavour. Quante buche! Ecco il cittadino che si fa cittadino, questa mi mancava… ma con la differenza che lui fa il Sindaco, mix di oneri e opportunità da sviluppare insieme alla propria comunità, spesso la prima che resta fuori dalle scelte di un territorio intero… oppure fa eco, se abbaia un po’, come quelli del no-tav.

Ad ogni modo, allora dovrebbe protestare pure Matteo Renzi, per le sue buche… e ognuno pensi alle buche sue… perché io certe vie a Pisa, non le ho mai viste asfaltate da sempre, quasi se le buche facessero parte di un maquillage urbano, quello che però non si evolve mai, purtroppo ad evolversi ci pensano solo le telecamere per multarti e le tariffe per fare cassa, e non credo nemmeno che questi siano argomenti da ruspanti grillini d’assalto per capirli a fondo.

Ma il discorso a più ampio raggio se lo estendiamo su un intero sistema paese non cambia di certo, magari con peculiarità di problemi più o meno differenti, ma sempre con il medesimo comune denominatore ad un conservatorismo diffuso, che fa comodo a molti, e con la chimera delle riforme, tirata fuori all’occorrenza qua è la.

Quindi è sempre colpa che abbiamo avuto la classe politico sindacale peggiore degli ultimi dieci anni? Che abbiamo avuto al potere sempre “avanzi di segreteria” nominati e distanti? Storie di ieri e di oggi, che camminano di pari passo… per le stesse buche… cosa si deve aspettare una persona semi normale… che voglia saltuariamente scuotersi dal torpore in cui incombe il contesto in cui vive, e in cui è relegato? Prima di tornare di nuovo nel suo guscio di passività sociale nel quale non c’è solo la parola astensionismo? Che per fortuna farà pure rima con Associazionismo, ma almeno questa seconda parola è binomio dell’Italia più vera che vive e sopravvive in tante piccole macro realtà, tavole rotonde, marce della Pace, e quotidianità alla quale un Amministratore di un Condominio quale dovrebbe essere un Sindaco, potrebbero prestare più orecchio, e dare più spazi.

Poi posso giustificare e capire che sono gli stessi primi cittadini che si sono sdraiati in terra per protesta qualche settimana orsono, gli stessi che destano a lutto la loro fascia tricolore, e il loro interlocutore governativo prende lo sciopero quasi come una protesta novecentesca da tacitare in una cena ad Arcore del Lunedì Sera, per decidere i destini di un paese Ombra di Se Stesso.

Christian Condemi

Cresce l’UDC

Gli svizzeri cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù, Crespiricerche? Sondaggi, con una puntualità settimanale che fa invidia agli orologi svizzeri. La battuta sugli orologi a cucù è di Henry Lime ( Orson Welles) nel film noir Il terzo uomo. Rispetto al film,non ci sono sorprese in linea di massima, nei sondaggi nell’arco di tempo che va dal 15 al 22 giugno 2010. L’umore degli italiani, tutto sommato, è stabile, eppure, lievita la preoccupazione sulla situazione economica.


In 7 giorni, è cresciuta molto: dal 52,6% al 53,1%, abbastanza dal 29,8% al 30,7%, poco dal 10,9% al 10,2%, per nulla dall’0,35 all’0,2%. Come dire, gli italiani aspettano di leggere le carte della manovra economica anticrisi e vedere l’andamento della crisi internazionale. Pure il provvedimento sulle intercettazioni non ha alcun riverbero sul governo, anzi. Cos come l’affaire Cricca, con il coinvolgimento di alcuni ex ministri (Scajola e Lunardi) e di un capo partito( Verdini).

Chi ci sta perdendo, è la Lega che confusamente, passando dal federalismo fiscale alle minacce si secessione, porta a casa perdite. E, guarda caso, è il partito che cala in consensi, tant’è in un mese è passato dal 14,5% al 13%. In più, paga il prezzo di battute insensate sul tricolore, sull’inno di Mameli, sulla nazionale di calcio. Basta e avanza. Vero è che la Lega vuole spostare l’attenzione dei nordisti sull’identità, visto che sul piano degli interessi concreti e sul federalismo fiscale molta acqua ancora dovrà passare sotto i ponti. Oltretutto, puntando tutta la sua credibilità su una sola riforma che, per ragioni di forza maggiore, non potrà essere varata, fa la fine dei pifferi di montagna. Sicchè, nella Seconda repubblica la politica del territorio è il mantra, come nella Prima, era quella nazionale.
Insomma, sono cambiati i quattro punti cardinali della politica, quasi chè l’elettore non volesse prendere il largo e non volesse rischiare. Hegelianamente parlando: vorrebbe imparare a nuotare sulla sabbia, anzichè scendere in acqua. Il governo cresce di un ette: dal 47,8% al 48,0%, più 0,2%, mentre l’opposizione è ferma al palo: 25%. Berlusconi resta in sella anche se perde l’0,2%, passando dal 53,2% al 53%. Chi crede che sia in caduta libera, ha fatto male i propri calcoli. Anche perchè Bersani non riesce a crescere nonostante ce la stia mettendo tutta: è fermo al 25,0%. Non piace la sua narrazione politica, manca di appeal e ha poco look. Alla manifestazione del Palolottomatica ha fatto un discorso dal profumo antico, ossia da comunista emiliano, con molta grinta, ma non convincendo gli elettori per la mancanza di prospettiva e di ideali. D’altro canto, non poteva fare miracoli con un Pd, senza identità egemonizzato dagli ex Ds. A ben vedere, il Pd si regge solo sulla gamba ex comunista e quella ex Dc è amputata. Qualora si muovesse, comunque, farebbe danni e guasti, come nel caso della massoneria. Per non parlare, di un altro caso curioso, per cui non sapremmo se ridere o piangere: la contestazione dei nativi, contro il termine compagni, usato, peraltro, dall’attore Gifuni. Si sono ribellati coloro che, per la prima volta, si sono iscritti a un partito, cioè al Pd. Di là dai volti nuovi non c’è una voce nuova che dica qualcosa su cui ragionare, politicamente.

In un contesto in cui il Pd potrebbe giocare le proprie carte,non riesce a crescere, neanche, in verità, a calare. E’stabile al 27,0%. Chi decresce precipitosamente è l’Idv: dal 6,5% al 5,5%, meno 1%, mentre nella rilevazione del 1 giugno era all’8, 5%. Insomma, il moralizzatore moralizzato, Antonio Di Pietro, è in grosse difficoltà proprio sul suo campo di battaglia, la giustizia. L’ iscrizione sul registro degli indagati con le ipotesi di truffa e falso gli fa perdere l’aureola di Eroe di Mani pulite di fustigatore dei politici corrotti. Dio scampi quel paese che ha bisogno di eroi. Su questo concordiamo con Bertolt Brecht. Chi invece, va col vele al vento è l’Udc di Casini che passa dal 7,0% al 7,5%, più 0,5%.
Pure Sel di Vendola cresce e si attesta sulla soglia dello sbarramento della legge elettorale 4,0%. Se andassimo a votare oggid, Sel eleggerebbe i propri parlamentari. Rifondazione e i Comunisti sono fermi all’1,8%, altrettanto ferma la Lista Pannella Bonino: 1,5% e cos i Verdi: 0,9%. Mentre la destra sale al 2,0% , mentre prima aveva l’1,9% altrettanto Mpa dall’0,7% all’0, 8%. Molecolari incrementi. Per quanto riguarda il Partito socialista, non è pervenuta alcuna percentuale.
In quest’ultimo sondaggio di una giornata di mezza estate, il Pdl è ancora ampiamente in vantaggio. Non tanto per i suoi meriti quanto per i demeriti dell’opposizione.


Share/Bookmark

Piombino: Nuovo Presidente Commissione Pari Opportunità

Paradossalmente, nonostante abbiamo più volte pubblicamente denunciato l’occupazione della Commissione Pari opportunità da parte della “maggioranza” (quella che conta), apprezziamo l’elezione a Presidente del Consigliere Comunale del PD Maria Grazia Braschi.
In effetti dal punto di vista dell’estrazione (ex Margherita) certamente è più vicina al mondo da cui noi proveniamo, rispetto al suo predecessore Stefania Bardini, da sempre vicina alla sinistra (dirigente ed amministratore locale del P.C.I.).
Non entriamo nel merito di questa scelta “politica”, non spetta a noi, ne prendiamo atto favorevolmente rispetto alla persona alla quale auguriamo un buon lavoro, anche se è evidente, che Maria Grazia Braschi, in qualità di Consigliere Comunale del PD, rappresenta il partito in cui attualmente milita.
Dobbiamo riconoscere invece, che Stefania Bardini, la quale sotto il profilo politico e culturale è molto distante da noi, è stata oggettivamente l’espressione del mondo associazionistico (essendo oramai da tempo fuori dalla politica), che prima delle modifiche allo statuto della Commissioni Pari Opportunità era legittimamente maggioritario rispetto agli organi istituzionali.
Sarebbe opportuno ricordare che al momento solo quattro membri delle associazioni fanno parte della Commissione Pari Opportunità contro sette fra assessori e Consiglieri Comunali.
E’ evidente ed i numeri lo confermano, che di fatto si è voluto consegnare la Commissione al controllo della maggioranza, o perlomeno a quella parte di essa che realmente conta (di fatto solo il PD), dato che le altre forze del governo locale, pur fra mille mugugni, hanno accettato passivamente la situazione, non avendo neanche loro nessun rappresentante.
Non vogliamo continuare una politica oramai durata anche troppo, abbiamo già detto più volte chiaramente quello che pensiamo e come stanno oggettivamente le cose, comprendiamo le difese d’ufficio di qualcuno, anche se a volte servirebbe il coraggio di dire quello che realmente si pensa, rimane un po’ d’amaro in bocca per una vicenda poco chiara, che poteva e doveva essere gestita in modo diverso.

Luigi Coppola

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: