Piombino: Alienazione beni pubblici per finanziare “Città Futura”

Le alienazioni dei beni pubblici sono uno strumento utile per dare fiato alle casse dei diversi enti, in particolar modo i comuni ne usufruiscono date le difficoltà di bilancio degli ultimi anni.
Certamente privatizzare strutture adibite a servizi per i cittadini che per anni le hanno utilizzate spesso provoca reazioni comprensibili, ma è ovvio che le amministrazioni debbano perseguire le loro linee programmatiche nonostante suscitino malumore nell’opinione pubblica.
Diamo atto al Sindaco di essere estremamente fermo nelle sue decisioni ed apprezziamo il piglio con ll quale si prodiga a tentare di realizzare i progetti in cui crede fermamente, anche quando sono di difficile realizzazione.
Allo stesso tempo però è ovvio che non possiamo non esimerci da stimolare un dibattito su quelle situazioni che non ci convincono e soprattutto non convincono anche una parte dei cittadini.
Noi abbiamo più volte sostenuto che il progetto di “Città Futura” ci ha sempre lasciato perplessi ed in effetti fin dall’inizio abbiamo sostenuto che strada facendo si sarebbe ridimensionato, come in effetti è accaduto, ma la cosa che opportunamente vogliamo evidenziare è il metodo utilizzato per recuperare una parte dei finanziamenti da investire in quell’opera.
Ben vengano i soldi della regione ed anche quelli degli eventuali privati interessati, ma un minimo di riflessione bisogna farla sulla vendita dei beni comunali ( l’ex circolino Ilva, il campo di Montemazzano etc.) che sono stati per anni punto di riferimento importante per la città.
Con questo non vogliamo dire che tutto debba rimanere come era in passato, tutt’altro, una città si deve evolvere modificando il suo aspetto strutturale ed infrastrutturale, ma un colpo di spugna così rapido non può non lasciare perplessi.
Gli interessi sono molteplici, forse anche troppi, per questo motivo alcune cose andrebbero a nostro avviso vagliate più attentamente e preparate adeguatamente, invece al contrario spesso tutto accade in modo repentino e senza una dovuta preventiva informazione.
Ci teniamo a sottolineare che il patrimonio storico della città passa anche attraverso quei beni pubblici che con pieno diritto l’amministrazione ha deciso di alienare, ma che sono una parte importante del vissuto cittadino e come tali appartengono a tutta la nostra comunità e meritano comunque rispetto.

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Buche nelle strade: metafora di un Paese che non va

Ho sentito alla radio che il Sindaco di Pisa diceva che le buche, nelle strade: sono il simbolo dei tagli ai comuni. Quel simpatico primo cittadino si trovava a Firenze, stava andando dalla sede della Regione di via Novoli a quella di via Cavour. Quante buche! Ecco il cittadino che si fa cittadino, questa mi mancava… ma con la differenza che lui fa il Sindaco, mix di oneri e opportunità da sviluppare insieme alla propria comunità, spesso la prima che resta fuori dalle scelte di un territorio intero… oppure fa eco, se abbaia un po’, come quelli del no-tav.

Ad ogni modo, allora dovrebbe protestare pure Matteo Renzi, per le sue buche… e ognuno pensi alle buche sue… perché io certe vie a Pisa, non le ho mai viste asfaltate da sempre, quasi se le buche facessero parte di un maquillage urbano, quello che però non si evolve mai, purtroppo ad evolversi ci pensano solo le telecamere per multarti e le tariffe per fare cassa, e non credo nemmeno che questi siano argomenti da ruspanti grillini d’assalto per capirli a fondo.

Ma il discorso a più ampio raggio se lo estendiamo su un intero sistema paese non cambia di certo, magari con peculiarità di problemi più o meno differenti, ma sempre con il medesimo comune denominatore ad un conservatorismo diffuso, che fa comodo a molti, e con la chimera delle riforme, tirata fuori all’occorrenza qua è la.

Quindi è sempre colpa che abbiamo avuto la classe politico sindacale peggiore degli ultimi dieci anni? Che abbiamo avuto al potere sempre “avanzi di segreteria” nominati e distanti? Storie di ieri e di oggi, che camminano di pari passo… per le stesse buche… cosa si deve aspettare una persona semi normale… che voglia saltuariamente scuotersi dal torpore in cui incombe il contesto in cui vive, e in cui è relegato? Prima di tornare di nuovo nel suo guscio di passività sociale nel quale non c’è solo la parola astensionismo? Che per fortuna farà pure rima con Associazionismo, ma almeno questa seconda parola è binomio dell’Italia più vera che vive e sopravvive in tante piccole macro realtà, tavole rotonde, marce della Pace, e quotidianità alla quale un Amministratore di un Condominio quale dovrebbe essere un Sindaco, potrebbero prestare più orecchio, e dare più spazi.

Poi posso giustificare e capire che sono gli stessi primi cittadini che si sono sdraiati in terra per protesta qualche settimana orsono, gli stessi che destano a lutto la loro fascia tricolore, e il loro interlocutore governativo prende lo sciopero quasi come una protesta novecentesca da tacitare in una cena ad Arcore del Lunedì Sera, per decidere i destini di un paese Ombra di Se Stesso.

Christian Condemi

Italia dei Valori, quali valori? Quelli di una gestione finanziaria con luci e ombre?

La storia dell’Italia dei Valori, della gestione del partito, dei rimborsi elettorali e della gestione finanziaria è alquanto intricata e soprattutto non è una storia inziata ora.
Infatti Elio Veltri, ex compagno di partito di Antonio Di Pietro, ha dichiarato che 6 anni fa, alle europee del 2004 non ha ricevuto i rimborsi elettorali che gli spettavano per le spese sostenute in quanto candidato alle europee del 2004 insieme ad Occhetto in una lista di Di Pietro, e sempre secondo Veltri, i fondi dei rimborsi elettorali sono finiti in un’associazione privata, ”l’associazione Italia dei valori” tramite una serie di false autocertificazioni. Ovviamente prima di dire la parola fine a questa vicenda, bisogna che le dichiarazioni di Veltri siano verificate e di questo se ne occupa la procura di Roma, con un fascicolo affidato al pm Attilio Pisani, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza che dovrà verificare se è vero che i fondi elettorali sono finiti sul conto dell’associazione. Ma non finisce qui, perchè nel frattempo al Tribunale di Milano arriva la richiesta della nomina di un liquidatore per l’associazione Italia dei Valori, in quanto soggetto non legittimato a percepire i milioni di euro previsti per i rimborsi elettorali di partiti e movimenti. Ed ecco il colpo di scena: in attesa dei magistrati milanesi, Veltri, che evidentemente è una persona tenace tanto quanto l’ex pm, ha chiamato in causa i magistrati romani, e anzi ha allargato i termini della sua richiesta, perchè ai magistrati romani non ha solo chiesto di investigare sulle europee del 2004, come ha fatto con i magistrati milanesi, ma anche di controllare gli anni successivi e tutte le competizioni elettorali.

Riassumiamo quanto detto finora: secondo Veltri, i rimborsi elettorali (parecchi milioni di euro) che spettavano al partito Italia dei Valori, vengono invece dati ad una associazione chiamata “Italia de Valori”. Ma concretamente quali sono le conseguenze di avere versato questi fondi in questa associazione e non nel movimento politico? Per Veltri, in base ai controlli effettuati presso la Corte d’Appello e il ministero dell’Interno, l’associazione familiare si è sostituita di fatto al movimento politico per quanto riguarda i fondi elettorali, potendoli gestire pienamente. Ma chi gestisce allora questa associazione e questi soldi che, ricordiamolo, sono svariati milioni di euro? Semplice, coloro che hanno costituito e gestiscono questa associazione sono l’ex magistrato di mani pulite, sua moglie e la fiduciaria del partito, Silvana Mura, i quali di fatto hanno piena disponibilità di questi fondi e possono gestirli in piena autonomia. 

E stiamo parlando di cifre consistenti: nel 2009 ad Italia dei Valori spettavano 11 milioni di euro, e nel frattempo si muove, ovviamente, anche la Corte dei Conti, che avvia anch’essa delle indagini su presunte anomalie nella gestione: sostanzialmente il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Pio Silvestri, dovrà accertare che i rimborsi elettorali non vengano girati all’omonima associazione.

E cosa fa Di Pietro nel frattempo? Di Pietro, di fronte alle prime rimostranze di Veltri e Occhetto, datate 2004, dichiarò che era stato effettuato il cambiamento dello statuto IDV, per unificare l’associazione e il partito e non avere più due soggetti distinti. Stranamente in verbale di questo cambio viene presentato dopo molti mesi dall’annuncio, ma questo non è grave: la cosa grave è che il verbale notarile dovrebbe contenere la firma di tutti e tre i soci, ma invece vi è solo la firma di Di Pietro (che ha la carica di presidente dell’associazione). Dimenticanza grave, per un ex pm, soprattutto perchè dà l’idea sgradevole che Di Pietro, in solitudine, abbia modificato lo statuto dell’associazione come se fosse quello del partito, nelle vesti non di presidente (magari autorizzato da una delibera assembleare o da una disposizione degli organi del partito), ma solo come titolare dell’associazione di famiglia. Ma non basta, perchè le dichiarazioni di Veltri trovano strane coincidenze con quanto dichiarò nel 2008 l’ex segretario dell’IDV, Mario Di Domenico, che addirittura ripercorre le fasi finanziarie dell’IDV a partire dal 2001 e afferma che le spese dei fondi comuni non erano rendicontate, che tra la lista DI Pietro (quella di Veltri) e l’Italia dei valori, vi sono dissapori per la gestione non proprio limpida, anzi molto torbida e confusa, del fondo comune, che alimentato esclusivamente dai rimborsi elettorali, era rimasto a piena ed esclusiva disponibilità di Di Pietro e di Silvia Mura. Ma Di Mura, si spinge oltre e parla apertamente di somme che ballano, di prestiti fatti e ricevuti, usando i fondi del partito e concedendoli con piena discrezionalità a parenti e amici. Insomma parrebbe una gestione molto allegra, forse pure troppo.

Ma non basta, perchè a questa gestione allegra di fondi pubblici c’è da aggiungere un terzo tassello: gli investimenti immobiliari. Intanto consideriamo che il 740 dell’ex PM dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno gli acquisti immobiliari avvengono tramite la società An.To.Cri., una Srl con a capo Di Pietro e SIlvana Mura più il suo compagno (o ex compagno) Claudio Belotti, medesimo personaggio cui è intestato l’affitto di uno degli appartamenti romani attribuito alla «cricca », costituita con un capitale di 50.000 euro. Cosa c’è di strano? I numeri, che non mentono mai.

Risulta infatti che Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio per complessivi 370 metri quadri al costo di 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro ( ovvero quasi il 50% in più). Ma non basta, perchè nel 1999 Di Pietro acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri per circa 204 milioni di lire. Nel 2002 Di Pietro acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metriquadri pagando circa 400.000 euro e pagando una fattura di 7200 euro per lavori di ristrutturazione. La cosa interessante di questa fattura è l’intestazione, che risulta non a carico di Di Pietro ma recita: Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. Di Pietro sostiene di averlo comprato nel 2001, ovvero prima dei rimborsi elettorali, ma gli atti notarili parlano di 2002, ovvero in contemporanea con i rimborsi elettorali. Ma si sa come sono le carte: appaiono, scompaiono, fanno scherzi. Di cui è vittima il figlio di Di Pietro, Cristiano DI Pietro, che nel 2003 acquista un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia, spendendo circa 200.000 euro. I soldi, sostiene Di Pietro, provengono dalla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione non vi è traccia catastale. Come dicevamo, queste carte che fanno scherzi e spariscono misteriosamente. Ma non abbiamo finito. Di Pietro ha la passione delle case: il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro. Infine ecco il colpo da maestro, affittare a se stesso una casa, cito testualmente “la An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.” 
Il giochino è così divertente che viene ripetuto: La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

Non mi sembra sia il caso di aggiungere altro. I punti oscuri sono tanti, e le spiegazioni sono poche, finora, e siamo in attesa che Di Pietro fughi queste ombre sulla gestione dei soldi del partito.

(L’immagine è tratta, per gentile concessione, dal blog di Luciano Petrullo)

Servono riforme a tutti i livelli

In questo infausto periodo e non solo per il nostro paese, ma per il mondo intero, ci troviamo di fronte a possibili cambiamenti epocali che potrebbero modificare il volto di questa società in modo radicale.
Forse ancora non è stato compreso il messaggio che ci è arrivato dalla crisi economica, ma soprattutto dalla situazione in cui è caduta la Grecia, mentre tutti si domandano quale futuro potremo costruire per le prossime generazioni , in Italia continuiamo a credere che con una manovra fiscale, che con la finanziaria vera e propria non ha niente a che vedere, si possa andare avanti come prima.
Ebbene è opportuno renderci conto che oramai non possiamo più procedere in questo modo, siamo arrivati ad un punto di non ritorno e questa situazione non possiamo più nasconderla, altrimenti realmente rischieremo di cadere nel baratro.
E’ ovvio che questo valga per tutti i livelli istituzionali, ma soprattutto è un problema che deve essere affrontato in modo condiviso, ciascuno ha il dovere di fare la propria parte.
Siamo chiamati a fare grandi sacrifici, ma ciò non vuol dire che dopo vedremo il sole, tutt’altro, il rischio è che se il sacrificarsi non sarà accompagnato da scelte nuove, sarà tutto inutile.
Servono riforme serie di tipo strutturale, che modifichino le grandi questioni sociali di questo paese, non si può pensare che solo con i tagli alla spesa si risolvano i problemi, abbiamo la necessità di riscrivere le regole democratiche che servono per ridisegnare in chiave moderna la spina dorsale italiana.
Bisogna partire dal lavoro, per poi rivedere la giustizia, ma quella civile che interessa prima di tutto alle imprese, liberalizzare l’economia annullando i monopoli consolidati, stimolare la ricerca scientifica, riorganizzare la scuola, insomma si deve trasformare uno Stato ossidato come il nostro in un paese moderno che guardi alle generazioni future.
Per far questo serve coraggio, ma soprattutto progetti, al momento sembra che questi due elementi manchino, i continui litigi fra fazioni di ogni genere sono un modo per nascondersi evitando cambiamenti che a qualcuno potrebbero togliere i privilegi consolidati.
Anche le amministrazioni locali devono fare la loro parte, devono uscire dal loro guscio ed avere la forza di cambiare, devono smetterla di continuare a bearsi dei consensi ottenuti in anni di consolidato consociativismo.
Questo vale soprattutto per realtà come la nostra, la certezza del voto sicuro per tradizione è un freno, il tempo passa ma le soluzioni ai problemi locali sono sempre distanti, non serve intravederle se poi non si raggiungono.
Sembra che tutto debba cambiare da un momento all’altro, ma i dati oggettivi nel nostro territorio sono negativi come lo sono in altre realtà forse con più problematiche rispetto a noi.
E’ vero che il turismo incrementa, ma non dobbiamo esaltarci più di tanto, nell’insieme le voci negative sono superiori a quelle positive e sembra che le difficoltà aumentino da un giorno all’altro.
Piombino è una città vecchia come lo è gran parte del resto d’Italia, dobbiamo dirlo senza timore, l’impressione è che tranne qualcosa tutto funzioni come trent’anni fa.
Da un lato la fabbrica e dall’altra la città, nel mezzo non si capisce bene cosa succeda, certamente proprio lì qualcosa è cambiato, c’è il nuovo mondo globale e multirazziale, fatto da gente che viene da lontano in cerca di fortuna, che anche qui da noi oramai è merce rara.
Ed allora è arrivato il momento della verità, i proclami non servono, dobbiamo rimboccarci le maniche e pensare al da farsi, occorrono scelte che portino posti di lavoro, che stravolgano la società piombinese e che riparino gli errori del passato.
A qualcuno queste parole non piaceranno, lo comprendiamo, per costruire un futuro diverso serve un atto di umiltà da parte di tutti, sperando che ci siano le condizioni perché ciò avvenga ovunque, soprattutto a livello centrale, per quel che riguarda la nostra città noi ci siamo, ora aspettiamo gli altri, quelli più “importanti” di noi.

Luigi Coppola

Lettera aperta a Brunetta: ha scelto la tortura per i fannulloni?

Sig. Ministro Brunetta, sono un dipendente della pubblica amministrazione, che spera di non perdere il posto dopo questa “missiva”. Mi occupo di informatica. Mi turba il suo modo di esaltare l’iniziativa della posta elettronica certificata a tutti. Sono stato fra i primi ad attivarla, nonostante che la trafila sia stata fra le meno informatiche che abbia visto in vita mia. Dopo la registrazione online mi sono dovuto recare ben due volte all’INPS. La prima volta nessuno non ne sapeva ancora nulla, alla seconda ho fatto oltre un’ora di fila. Tutto questo sarebbe stato ovviato con un semplice fax. Una volta attivato ho verificato che questa sua “magnifico” regalo si poteva usare solo per spedire ad indirizzi della pubblica amministrazione: le costava tanto farci un regalo vero senza vincoli a chi dobbiamo scrivere? E poi non ci ha dato nemmeno un servizio POP: così tutte le volte per usare questa posta si deve accedere al sito dell’INPS con una procedura farragginosa e noiosa. Non funziona nemmeno il servizio di notifica, così diventa una vera tortura per noi fannulloni dover ogni volta accedere alla webmail per controllare i nuovi messaggi. Per ora la sua PEC è solo uno spreco. Ora da nauta della rete, il voto gli do è 4! 
Ma andiamo oltre. Saprà la storia dei docenti costretti ad attivare una casaella nome@istruzione.it che le assicuro ha vari bugs, ma pazienza. Casella che fra l’altro alcuni amici avevano iniziato ad usare come unica ma una volta in pensione se la son vista revocata “rimanendo a piedi” verso i loro contatti. Ora su questa casella ricevevamo ogni mese il cedolino che documentava il nostro stipendio. Ma da questo mese c’è stata tolta pure questa soddisfazione. Noi fannulloni siamo ancora costretti a sgobbare ogni mese a collegarsi più volte al sito https://stipendipa.tesoro.it per controllare se il nostro cedolino è pronto. Bellino quel sito, però non poteva lasciarci anche la spedizione via email? Le costava tanta banda spedirci un “pdfeffino” da pochi kb. Insomma ha proprio ragione siamo dei fannulloni che vorremmo non fare quello che può fare la macchina. Il mio voto allora per lei scende a 3. 

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