Buche nelle strade: metafora di un Paese che non va

Ho sentito alla radio che il Sindaco di Pisa diceva che le buche, nelle strade: sono il simbolo dei tagli ai comuni. Quel simpatico primo cittadino si trovava a Firenze, stava andando dalla sede della Regione di via Novoli a quella di via Cavour. Quante buche! Ecco il cittadino che si fa cittadino, questa mi mancava… ma con la differenza che lui fa il Sindaco, mix di oneri e opportunità da sviluppare insieme alla propria comunità, spesso la prima che resta fuori dalle scelte di un territorio intero… oppure fa eco, se abbaia un po’, come quelli del no-tav.

Ad ogni modo, allora dovrebbe protestare pure Matteo Renzi, per le sue buche… e ognuno pensi alle buche sue… perché io certe vie a Pisa, non le ho mai viste asfaltate da sempre, quasi se le buche facessero parte di un maquillage urbano, quello che però non si evolve mai, purtroppo ad evolversi ci pensano solo le telecamere per multarti e le tariffe per fare cassa, e non credo nemmeno che questi siano argomenti da ruspanti grillini d’assalto per capirli a fondo.

Ma il discorso a più ampio raggio se lo estendiamo su un intero sistema paese non cambia di certo, magari con peculiarità di problemi più o meno differenti, ma sempre con il medesimo comune denominatore ad un conservatorismo diffuso, che fa comodo a molti, e con la chimera delle riforme, tirata fuori all’occorrenza qua è la.

Quindi è sempre colpa che abbiamo avuto la classe politico sindacale peggiore degli ultimi dieci anni? Che abbiamo avuto al potere sempre “avanzi di segreteria” nominati e distanti? Storie di ieri e di oggi, che camminano di pari passo… per le stesse buche… cosa si deve aspettare una persona semi normale… che voglia saltuariamente scuotersi dal torpore in cui incombe il contesto in cui vive, e in cui è relegato? Prima di tornare di nuovo nel suo guscio di passività sociale nel quale non c’è solo la parola astensionismo? Che per fortuna farà pure rima con Associazionismo, ma almeno questa seconda parola è binomio dell’Italia più vera che vive e sopravvive in tante piccole macro realtà, tavole rotonde, marce della Pace, e quotidianità alla quale un Amministratore di un Condominio quale dovrebbe essere un Sindaco, potrebbero prestare più orecchio, e dare più spazi.

Poi posso giustificare e capire che sono gli stessi primi cittadini che si sono sdraiati in terra per protesta qualche settimana orsono, gli stessi che destano a lutto la loro fascia tricolore, e il loro interlocutore governativo prende lo sciopero quasi come una protesta novecentesca da tacitare in una cena ad Arcore del Lunedì Sera, per decidere i destini di un paese Ombra di Se Stesso.

Christian Condemi

Governo PD toscano: inefficenza e pseduo-democrazia con lo sgambetto del falso federalismo leghista

In Toscana le leggi si insabbiano e le riforme spariscono. In 5 anni il governo toscano non è riuscito a far approvare quasi nulla. L’inefficenza è causa della mancata coesione della maggioranza che non  riesce a gestire gli “interessi” di tutti, anche quelli di Verdini (Pdl) ma è anche causa del centralismo del governo Pdl-Lega che sventola però il federalismo. Un resoconto su Il Tirreno elenca:

Dalla legge anti-Brunetta a quella sugli immigrati, passando per quella contro il degrado. Tutte insabbiate. La legislatura si è conclusa e tutto ciò che non è stato approvato entro quella data è decaduto automaticamente. Le proposte di legge finite nel cestino della legislatura dovranno essere ripresentate nella prossima. E le riforme non avanzano.

La proposta di legge anti-Brunetta, presentata nel luglio scorso dal vicepresidente della giunta regionale Federico Gelli (PD)? «Meno severità contro i fannulloni», titolarono scandalizzati i giornali di centrodestra. Mentre il ministro Renato Brunetta annunciò irato l’immediato ricorso del governo alla Consulta. «Stop alla demagogia», tuonò invece Gelli. L’unico stop che c’è stato per la verità è alla sua proposta. Forse la più nota e popolare tra le 97 presentate durante l’ultima legislatura della Regione, ma mai discusse dal consiglio regionale.

La legislatura si è conclusa il 10 febbraio scorso e tutto ciò che non è stato approvato entro quella data è decaduto automaticamente.  Punto e a capo. Che dice Gelli della sua battaglia (mai combattuta) contro Brunetta? «Purtroppo la nostra proposta di legge è caduta vittima del generale ingolfamento venutosi a creare negli ultimi mesi della legislatura», risponde diplomatico.

Contro il degrado urbano. Il vice presidente di Martini si rammarica anche di un’altra proposta di legge mai nata, una creatura a cui teneva molto. Si tratta delle norme anti-degrado. Anche quella ebbe molta fortuna nei giornali e in tv, un po’ meno in consiglio regionale dove non è stata discussa.

Il voto agli immigrati. Tutta colpa dell’ingolfamento del consiglio? «No, non c’è dubbio che sia la legge anti-Brunetta che quella contro il degrado toccavano argomenti nei confronti dei quali si sono manifestate preoccupazioni nella maggioranza», spiega Gelli.
Un altro assessore che tira qualche frustata alla maggioranza e in particolare al gruppo regionale del Pd, capitanato da Alberto Monaci, è l’assessore alle riforme Agostino Fragai. Due sue proposte di legge molto importanti sono rimaste al palo. Una riguardava il voto agli immigrati. E’ vero che c’è una proposta parlamentare e che a decidere su questa materia è il Parlamento appunto. Però la Toscana, che ha approvato una legge filo-immigrati, poteva fare da battistrada.

Fragai critica il Pd. Così non è stato. E Fragai si sfoga: «Considero inspiegabile il fatto che il consiglio regionale non sia riuscito ad approvare una legge peraltro composta da due soli articoli, con la quale la Toscana avrebbe rispettato i precetti del suo statuto e sollevato un grande tema all’attenzione del Parlamento».
Da quando Fragai ha presentato – con tanto di battage mediatico – la sua proposta di legge sono trascorsi quasi tre anni. Tre anni per approvare due articoli… «Nel frattempo altri, mi riferisco in particolare a Fini, hanno preso a cuore la questione del voto agli immigrati. Questione sulla quale è mancata la necessaria determinazione anche da parte del gruppo del Pd in consiglio».

Ma forse la proposta di legge che rappresenta un autogol politico per la maggioranza è quella sui servizi pubblici locali. Prevedeva l’accorpamento delle società dell’acqua, del gas, dei rifiuti. Le cosidette ex municipalizzate. Che in Toscana sono molte e spesso inefficienti. E costose. La proposta di legge presentata da Fragai doveva colmare il divario che separa in questo settore la nostra dalle regioni più avanzate del nord. «E’ stata la prima proposta di legge della legislatura. Cinque anni per approvarla non sono bastati. Per divisioni interne alla maggioranza», polemizza il portavoce dell’opposizione Alessandro Antichi.

Consorzi salvati. Un’altra proposta importante l’ha presentata il segretario regionale Pieraldo Ciucchi (PSI). Una legge anti-Casta: prevedeva l’abolizione dei consorzi di bonifica. I consorzi sono ancora in piedi, mentre è stata la proposta di legge ad essere cancellata. «Bisogna essere onesti: non c’è stata la volontà politica dentro la maggioranza per approvarla. Per non parlare della forte pressione dei presidenti dei consorzi esercitata nei confronti dei gruppi consiliari», denuncia Ciucchi.

Altre proposte di legge decadute? Quella per Firenze Capitale della Toscana, presentata da Angelo Pollina (Pdl). Molte altre proposte di legge però sono rimaste nei cassetti delle commissioni. Chi può sorridere è Fabio Roggionali, consigliere regionale uscente di Sinistra Ecologia e Libertà, che vanta il record di proposte di legge approvate: dodici.

Più attivo del Pdl è l’Udc, che con 3 consiglieri supera comunque  l’attività  consiliare del Pdl che in consiglio però ha 18 presenze.

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