Giovani a confronto… fra Dinamiche e Pregiudizi

In genere sentendo parlare di giovani, si hanno sempre freddi dati statistici, e sempre piu raramente si da voce ai diretti interessati. Basta andare sul sito web della Provincia di Pisa, e ne abbiamo la prova il recente rapporto dell’osservatorio sociale della Provincia di Pisa, che ha studiato un campione Tot, di giovani Tot, su aspettative Tot, non che questo sia mal tradotto, ma per non fraintendere ambigue interpretazioni trovo che è abbastanza scarno e riduttivo esser radiografati da un ente che poi molti non sanno nemmeno cosa sia, come si articola, ed eventualmente come ci si rapporta.
Di recente in veste di “cittadino”, senza incarichi di partito, oppure esperienze di militanza, ne tanto meno con un humus familiare inerente alla Politica, mi sono recato a Chianciano, per osservare meglio da vicino, cosa succedeva, capire un pò di piu chi fossero questi “moderati”, e anche perchè ero interessato a un dibattito dialettico con personalità di rilievo nella vita sociale di un paese (ad esempio il filosofo Cacciari, piuttosto che esponenti del panorama sindacale e giornalistico italiano). E una cosa posso affermare con certezza: vi era una buona fetta di pubblico, certo magari non ha raggiunto presenze come il Meeting di Rimini, ma sicuramente un trend positivo.

Ritengo sia fondamentale sia nell’ “Industria” politico e culturale la presenza di noi giovani, senza nulla togliere a chi ha qualche anno in più, basti pensare che alla presentazione di un libro l’età media si aggira sui ’70 anni, e per carità che Dio ci conservi questi intrepidi lettori. In effetti gli anziani presenti nella località termale di Chianciano, un pò incuriositi da questa insolita popolazione giovanile, hanno vissuto questa compresenza di luoghi in modo propositivo. Da giovane posso dire che spesso oltre i pregiudizi, è questa società che ha difficoltà a mettersi sulla nostra stessa lunghezza d’onda… i sondaggisti e i guru del marketing non sanno mai per chi votiamo, non sanno incasellarci, ci dicono che siamo generazione x generazione y, persino i vescovi o i tanti profeti di giornata faticano a parlare con noi. Ma sento di dire che non è sempre cosi, da giovane a me interessa la vita pubblica anche come specchio di ciò che vivo, ovvio sono meno interessato al cicaleccio, al gossip, alle varie contrapposizioni e a quei convegni dove si parla una lingua ingessata con interventi cosi astratti che in un presente dove si innova poco e si cerca troppo sono le prime cose ad allontanarci dalla politica.

Ho visto persone motivate, credere in un lavoro collettivo, per un attimo tutti staccati dai vari provincialismi che fanno parte di questo paese, persone che uniscono un binomio di successo collettivo e soddisfazioni personali.
Tutto ciò non so come si evolverà e declinerà nell’orizzonte incerto di questo paese, che pare non volerci più, ma trovo considerazioni di un confronto importante parlare di un benessere comune, ormai dimenticato per gli arrivismi individuali… e tutto ciò dovrebbe far accendere in noi una curiosità critica, per crescere in consapevolezza e meglio esser coscienti di ciò che accade, visto che la politica sembra aver smarrito la coscienza, e esser diventata sempre più un collage di dichiarizioni, privo di stimoli, invece serve introdurre regole e strumenti nuovi..un laboratorio di idee appunto.

Rom: una terza via oltre i rimpatri e i farraginosi progetti di inclusione sociale

rom.jpgLa decisione di rimpatriare i rom presa dal presidente Sarkozy ha fatto molto discutere in questi giorni. A partire da questa scelta e dalle politiche sul tema intraprese a Pisa, mi piacerebbe provare a discutere di questo argomento, così spinoso e complesso, anche per il variegato mondo che costituisce la minoranza etnica dei rom e sinti. Credo innanzitutto che quanto intrapreso da Sarkozy, condiviso verbalmente anche dal nostro ministro Maroni, sia un passo molto pericoloso che ci fa rivivere una storia di intolleranza che speravamo di non vedere mai più riproposta in Europa. Questo rischio di deriva culturale e politica non viene solo da destra ma, a livello locale, è stato intrapreso con azioni concrete anche da amministratori di sinistra: a Pisa infatti lo scorso anno, per limitare e contenere il crescente numero di rom presenti in città e il pericoloso proliferare di campi abusivi, diverse famiglie di rom sono state “aiutate” a lasciare il territorio del Comune con il viaggio pagato e un bonus di uscita di 1500 euro.

Ho espresso su queste politiche tutti i miei dubbi “etici”, così come avevo espresso critiche ancora prima alle decisioni portate avanti dalla precedente amministrazione (sempre di centro-sinistra), che aveva messo in piedi il progetto di inclusione sociale denominato “Città sottili”, che proprio in questi giorni si è concluso con la consegna ai rom delle case appositamente costruite. Tale progetto infatti, oltre al censimento dei rom presenti nel territorio e il tentativo di scolarizzazione dei ragazzi, prevedeva la costruzione di una serie di villette a schiera nel campo di Coltano, lo storico e più grande insediamento rom nel Comune di Pisa.

Questo progetto all’inizio così tanto decantato dalla sinistra pisana e non solo (il segretario dei Ds Piero Fassino in televisione a Porta a Porta lo citò come esempio riuscito (sic!) per risolvere il “problema” dei Rom), ha mostrato tutti i limiti di un processo troppo “burocratico”, che tra vari ritardi si sta per concludere oggi tra i malumori e le tensioni del mondo dei rom (molti infatti come era prevedibili rimarranno fuori dagli alloggi, perché il progetto era limitato a quelli presenti in quel campo diversi anni fa quando tale progetto prese avvio) e grossi malumori tra i pisani (è un classico sentire dire tra i cittadini pisani più in difficoltà, con un po’ di cinismo, “l’amministrazione aiuta gli zingari invece di pensare a noi!”). E comunque è un dato di fatto che il progetto Città sottili, come prevedibile, non risolve la questione dei molti altri rom presenti in città che vivono in altri insediamenti abusivi che nel frattempo si sono costituiti. Ma al di là delle questioni economiche a me di questo progetto lasciavano forti dubbi i tentativi di voler integrare e omologare alla nostra cultura quella di popoli ed etnie di così antiche tradizioni e culture che nascono e rimangono nel tempo molto diverse dalle nostre: culture con cui è giusto convivere, ma che non vanno cercate di omologare a quella nostra.

Per questo credo che potevano essere utilizzati quei tanti soldi avuti per il progetto città sottili (più di 900 mila euro sono costate soltanto le villette costruite a Pisa) per un patto diritti-doveri da mettere in piedi con il coinvolgimento dei Rom del territorio. Questo patto che il sindaco di Pisa doveva portare avanti, insieme naturalmente agli altri sindaci delle città dove esistono grossi insediamenti rom, doveva essere incentrato nell’individuazione di una o più aree per rom, da poi rendere vivibili da un punto di vista igienico-sanitario con roulotte, prefabbricati o costruzioni di legno; da un controllo periodico per la salvaguardia di tali aree e poi si doveva passare con l’aiuto e il coinvolgimento di mediatori culturali, associazioni e magari uno o più figure di riferimento-rappresentanza dei rom (a Roma il sindaco Alemanno ha deciso di delegare un Rom, come persona di propria fiducia per i rapporti con le comunità rom e sinte della Città) per un percorso di convivenza possibile. E questa convivenza passa nel riconoscere e rispettare una cultura come quella nomade, ma chiede allo stesso tempo con forza che in nome di una certa cultura non si sfruttino ad esempio i minori per l’accattonaggio e non si tollerino furti o borseggi che una parte di questi nomadi usano fare con troppa disinvoltura. E per quanta riguarda la doverosa istruzione e scolarizzazione, invece che costringerli a frequentare le nostre scuole, con costi e risultati insoddisfacenti, forse si poteva pensare a predisporre corsi scolastici da fare all’interno dei campi rom.

Costruire insomma un tipo di integrazione e di società più all’americana che alla francese o all’europea, tesa cioè a cercare di costruire una società dove le varie culture convivano esaltandone le differenze, piuttosto che cercare a tutti i costi l’uguaglianza e l’omologazione. Tra le due opzioni “estreme”, cioè le espulsioni alla Sarkozy (e alla Filippeschi) e il tentativo di inclusione sociale di progetti troppo dispendiosi e farraginosi come quello di Città sottili, mi pare questa una via possibile per coniugare il rispetto delle persone, delle culture e dei popoli con quella di una cittadinanza che chiede sempre di più maggiore sicurezza e il rigoroso rispetto delle regole.

La tessera della discordia e il calcio ad un bivio

Il mondo del calcio si è rimesso in moto in queste ore, con la (grande?) novità della tessera del tifoso. 

Abbiamo assistito in questi giorni a veementi proteste degli ultras un po’ in tutta Italia, a divisioni tra tifosi della stessa squadra (nella mia città, Pisa, domenica scorsa si è arrivati allo scontro, prima verbale e poi fisico, tra la minoranza più oltranzista della curva e la maggioranza degli sportivi che ha invece accettato di fare la tessera) e, per finire in bellezza, alla violenta contestazione al ministro dell’interno Maroni, con assalti da parte degli ultras bergamaschi durante un comizio ad una festa leghista.

Ma cosa è questa tessera e perché è tanto ostacolata? La tessera del tifoso è una sorta di bancomat personale con cui i tifosi avranno una serie di servizi  (acquistare i biglietti in modo più veloce, passare attraverso varchi preferenziali negli stadi, accedere allo stadio anche nei casi di partite soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza). Il punto più importante infine è che questa serve necessariamente per assistere ad una partita in trasferta, visto che le società hanno l’obbligo di vendere i biglietti riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso.

Insomma non è una schedatura vera e propria ma poco ci manca. Per questo è chiaramente rifiutata dagli ultras e perché, con questo sistema i tifosi sottoposti alla Daspo non potranno più, contrariamente e quanto avveniva fino ad ora, eludere il provvedimento di divieto ad entrare negli stadi. Insomma questa tessera non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un passo avanti per responsabilizzare tutti gli sportivi che vanno allo stadio. E quei tifosi che non hanno niente da temere con la giustizia, forse ci guadagnano qualcosa.

Ma questo provvedimento non potrà, da solo, cambiare un sistema calcistico che nel tempo sta diventando insostenibile. Servirà molto altro per provare a mettere in campo quella rivoluzione culturale di cui il calcio avrebbe bisogno. Vediamo alcuni spunti: innanzitutto, l’istituzione di questa tessera dovrebbe bloccare, fin da subito, le decisioni prese dall’Osservatorio Nazionale delle manifestazioni sportive  e il Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) di negare ai tifosi di una squadra ospite di partecipare ad una trasferta, o di disputare partite a porte chiuse. Questo infatti va proprio contro la nuova filosofia che servirebbe per migliorare il nostro calcio. La politica e le istituzioni che garantiscono la sicurezza dovrebbero, d’accordo con la Figc, avere inoltre maggior coraggio e ridurre drasticamente la militarizzazione della domenica, con intere zone delle città chiuse e blindate per una partita di calcio. Ogni cittadino di buon senso sa, con la crisi in corso e con i problemi di criminalità che abbiamo, che lo sproporzionato numero di forze dell’ordine negli stadi è un costo non più sostenibile, oltre che un affronto allo sport, quello vero.

A questo proposito qualcosa si sta muovendo; ad esempio, negli ultimi anni la città di Firenze ha sperimentato la graduale riduzione di impiego delle forze di polizia e solo nelle aree più esterne dello stadio. Su questo tema dovrebbero rischiare di più anche le società calcistiche, che in troppi casi tengono rapporti troppo stretti con i violenti di casa propria. Alle società invece dovrebbe essere affidata, attraverso gli steward,  la completa gestione della sicurezza negli impianti, con la polizia soltanto in supporto. Inoltre basterebbe poco per prendere iniziative tese a svelenare il clima tra opposte tifoserie, ad esempio organizzando “terzi tempi” tra tifosi, con punti di accoglienza prima e dopo la gara per i tifosi ospiti. E infine si dovrebbe avere il coraggio di abbattere le barriere degli stadi, da noi troppe volte concepiti come un campo di battaglia, con divisioni e gabbie per i tifosi. In attesa di costruire nuove stadi più adatti ad accogliere bambini e famiglie, che almeno si facciano delle piccole migliorie su quelli vecchi. Se in Inghilterra e in altri paesi europei non esistono divisioni tra tifosi e tra i tifosi e il terreno di gioco, se ai mondiali o agli europei è normale per i tifosi vedere le gare stando fianco a fianco, perché non deve essere possibile, nei nostri stadi, vedere tifosi di squadre avversarie sedere gli uni accanto agli altri? Come in Inghilterra, serve anche da noi il pugno durissimo contro chi sgarra (ricordo che all’interno degli stadi inglesi esistono delle celle dove i tifosi sono messi in attesa di essere arrestati), ma anche una nuova cultura sportiva di vivere il calcio che, guarda caso, viene sottolineato da ogni allenatore italiano che va ad allenare all’estero. Non sarà facile e sarà un processo lungo, ma siamo ad un bivio. La tessera del tifoso deve essere solo un piccolo tassello inserito in una serie di azioni per dare vita ad una nuova era: senza, il calcio sopravvivrà ancora per un po’, ma non avrà un grande futuro.

Carlo Lazzeroni

Pisa. Le amministrazioni PD favoriscono gli interessi privati a discapito della salute dei cittadini

Nel silenzio assoluto delle amministrazioni interessate (comuni e provincia) ed all’insaputa della maggioranza della popolazione, si sta di nuovo assestando un duro colpo alla tutela ambientale con ulteriori, gravi rischi per la nostra salute: tre nuove strutture di incenerimento dei rifiuti (chiamati piorogassificatori, dissociatori molecolari o gassificatori) sono in fase di istruttoria o in attesa di autorizzazione, da parte dell’amministrazione provinciale, in un raggio di circa 10 km e, precisamente, a Castelfranco di sotto, Vicopisano e Pontedera. Questo in un quadro nel quale l’amministrazione provinciale è largamente inadempiente rispetto ad un piano organico di localizzazione di tali impianti, non dispone di una valutazione oggettiva dei carichi inquinanti presenti e futuri per nuovi insediamenti di trattamento termico dei rifiuti ed in assenza di un piano interprovinciale che non è stato ancora approvato. D’altro canto il tempo impiegato per portare le pratiche a compimento, eccezionalmente breve, la dice lunga sulla volontà dell’amministrazione provinciale di giungere il più presto possibile a chiudere la questione. Non è certo la prima volta che, nel corso degli anni, ci troviamo a denunciare la scellerata gestione del territorio anche dal punto di vista della tutela ambientale ma, evidentemente, i poteri forti contano di più della difesa della salute dei cittadini. Anche in quest’occasione, pertanto, non stiamo certo a “parare il sacco” e, per questo, il rappresentante in consiglio provinciale dell’UDC ha presentato una apposita mozione per far emergere tutta la verità sulla vicenda e per salvare quanto ancora è salvabile. La mozione sarà trattata nel pomeriggio di martedì 20 luglio nella sala consiliare della provincia. Se hai interesse a conoscere la verità ed a tutelare la tua salute, cerca di essere presente: lamentarsi dopo non serve a niente.

Giovani e Tremonti: quando la malpolitica butta nelle strade!

Mentre il Tremonti jackpot della manovra è fermo a 24 miliardi di euro, avendo in modo miope gambizzato i soli noti, nessuno ha pensato a quelle persone umili, usando un eufemismo, che non ci tengono ad apparire… quei fenomeni che se hanno una barca di dodici metri, la tengono sapientemente nascosta intestata al mitico prestanome del momento: infondo si.. avrà pensato dall’alto del suo pallottoliere Giulio, un po’ di riconoscenza per quei bravi cittadini che costruiscono ville senza avvertire nessuno, solo perché non vogliono caricare di lavoro gli uffici già congestionati di tutta Italia. Come biasimarli? E poi, rispetto a duecentocinquanta miliardi, i ventiquattro che vi chiede Tremonti cosa sono? Spiccioli, Spiccioli.
Stamattina, complice il caldo, sono uscito di stanza un po’ prima… la spiaggia libera poteva attendere qualche oretta. Spero non la vendano nel giro di pochi minuti; allora in attesa di vedere gli orari di una retrospettiva fotografica, nella famosa strade delle buche (preciso che ero Pisa), ecco passando da Borgo Stretto, la strada di mattina era solitamente vuota. Poi ecco da piazza Vettovaglie. Ecco giungere una musica che nel silenzio della via vuota accentuava e accompagnava nel viaggio. C’era un musicista: un ragazzo (?) sui 20-25, insomma classe ’84; giusto qualche anno piu di me. Era li con la chitarra che cantava De Andrè da dio. La sua faccia mi era familiare e la mia doveva esserlo per lui. Finita la canzone si avvicina e ci riconosciamo: un mio compagno delle scuole medie che ribeccai nel 2006 ai test di ingresso in università. Proprio Lui. Certo magari all’epoca si era più magro, piu bello e con piu capelli… ma era lui il musico della piazza. È un po’ imbarazzato, gli chiedo di automettersi in pausa e far due parole. Lui accetta, ma non prima di aver raccolto qualche spicciolo messo li dai turisti annoiati, i soliti nipponici che trovi a tutte le ore… Al bar parlottiamo un po’ finché non vado dritto al punto: “Perché sei in Piazza a suonare con una chitarra?”. Insomma sei un mio coinquilino di “scalate” e sono conscio perché consapevole su me stesso, che stacchi un bel biglietto per il lavoro nero, se il panorama circostante e desolante. Beh ecco, lui inizia a raccontarsi… sembrava la fotocopia di quanto ho gia sentito in questo anno di Cisl..

Sento una storia classica dei nostri giorni: laurea con lode in (udite udite)mera poi passato ad ingegneria, stage non rinnovato, call center di tamponamento, call center di resistenza, call center come precario impiego stabile, fanculo al call center. Colloqui promessi e non sostenuti. Centinaia di curricula inviati. Rientro a casa dai genitori: la sintesi delle peregrinazioni e disgrazie di un precario del nuovo millennio. La sua chitarra, da strumento per rimorchiare nella gita di scuola, da passatempo e momento di evasione, è diventata la sua busta paga.
Ci siamo salutati così, senza neanche prometterci di rivederci (non sia mai, avrà pensato lui) e poi ho proseguito con i miei pensieri, roba che ti vien voglia di mangiarti Il Tirreno se leggi i titoli dei soliti noti che giorno dopo giorno stanno fottendo con acrobazie incredibili, quanto resta di questa repubblica sonnacchiosa e senza timoniere. La chiameranno rassegnazione generazionale, ci faranno su qualche filmetto ben fatto.. ne parleranno sociologi e addetti ai lavori.
Come una sorta di nastro adesivo con la scritta Fragile.. mi sono dato un bel in bocca al lupo e ho iniziato la mia estate.

Christian Condemi

Buche nelle strade: metafora di un Paese che non va

Ho sentito alla radio che il Sindaco di Pisa diceva che le buche, nelle strade: sono il simbolo dei tagli ai comuni. Quel simpatico primo cittadino si trovava a Firenze, stava andando dalla sede della Regione di via Novoli a quella di via Cavour. Quante buche! Ecco il cittadino che si fa cittadino, questa mi mancava… ma con la differenza che lui fa il Sindaco, mix di oneri e opportunità da sviluppare insieme alla propria comunità, spesso la prima che resta fuori dalle scelte di un territorio intero… oppure fa eco, se abbaia un po’, come quelli del no-tav.

Ad ogni modo, allora dovrebbe protestare pure Matteo Renzi, per le sue buche… e ognuno pensi alle buche sue… perché io certe vie a Pisa, non le ho mai viste asfaltate da sempre, quasi se le buche facessero parte di un maquillage urbano, quello che però non si evolve mai, purtroppo ad evolversi ci pensano solo le telecamere per multarti e le tariffe per fare cassa, e non credo nemmeno che questi siano argomenti da ruspanti grillini d’assalto per capirli a fondo.

Ma il discorso a più ampio raggio se lo estendiamo su un intero sistema paese non cambia di certo, magari con peculiarità di problemi più o meno differenti, ma sempre con il medesimo comune denominatore ad un conservatorismo diffuso, che fa comodo a molti, e con la chimera delle riforme, tirata fuori all’occorrenza qua è la.

Quindi è sempre colpa che abbiamo avuto la classe politico sindacale peggiore degli ultimi dieci anni? Che abbiamo avuto al potere sempre “avanzi di segreteria” nominati e distanti? Storie di ieri e di oggi, che camminano di pari passo… per le stesse buche… cosa si deve aspettare una persona semi normale… che voglia saltuariamente scuotersi dal torpore in cui incombe il contesto in cui vive, e in cui è relegato? Prima di tornare di nuovo nel suo guscio di passività sociale nel quale non c’è solo la parola astensionismo? Che per fortuna farà pure rima con Associazionismo, ma almeno questa seconda parola è binomio dell’Italia più vera che vive e sopravvive in tante piccole macro realtà, tavole rotonde, marce della Pace, e quotidianità alla quale un Amministratore di un Condominio quale dovrebbe essere un Sindaco, potrebbero prestare più orecchio, e dare più spazi.

Poi posso giustificare e capire che sono gli stessi primi cittadini che si sono sdraiati in terra per protesta qualche settimana orsono, gli stessi che destano a lutto la loro fascia tricolore, e il loro interlocutore governativo prende lo sciopero quasi come una protesta novecentesca da tacitare in una cena ad Arcore del Lunedì Sera, per decidere i destini di un paese Ombra di Se Stesso.

Christian Condemi

Pontedera. L’aborto, la 194 e la RU486

Viviamo in un paese dove “ognuno” fa quel cavolo gli pare e dove le leggi non sono chiare; in un paese dove si amano gli estremismi, la demagogia oppure il “critica tutto”. Cercasi uno che è disposto a riflettere con me. Sono di una città che ha un triste primato: quella di aver usato per prima la RU486 andando fuori quella che è la normale prassi medico-legale. Correva l’anno 2005 quando il dott. Srebot si assunse la responsabilità di somministrarla (i dettagli). E pensare che al tempo, in Italia, la pillola era solamente in sperimentazione al Sant’Anna di Torino. Ora, purtroppo, ognuno può pensarla come vuole in un paese dove perfino il diritto sembra essere sempre meno oggettivo. Dopo circa un anno però in Italia venne lo stop a seguito di un’indagine della magistratura che rivelava violazioni dei protocolli.

La legge 194 del 1978 forse piace a pochi se perfino una come la Bonino la definisce una legge piena di contraddizioni e perfino passibile di incostituzionalità (intervista 1993); e del parere di incostituzionalità sembra essere la maggioranza dei docenti del nostro ateneo pisano.

Ora il neoletto Cota sa bene che ci siamo rotti il cazzo di questi sperimentatori liberticidi. Che la pillola RU486 sia uno dei più gravi inganni della donna incinta non sono in pochi a dirlo: “non è assolutamente indolore ma anzi, non si capisce ancora bene per quali meccanismi ha provocato la morte di decine di donne, lascia la donna ancora più la sola protagonista dell’aborto, non esclude comunque che si debba ricorrere anche al raschiamento e molte altre potremmo aggiungere”. Ovviamente c’è chi obietta. Per questo Cota si scaglia contro la RU486 e non contro l’aborto. Sa che avrebbe ricevuto molto bene consensi.

Nel nostro paese c’è una politica di sinistra, a volte anche moderata, che però non ha capito che appoggiare la libertà dell’eutanasia, della droga, del non controllo della clandestinità, del poco rispetto delle regole è una politica fallita che la gente non vuole più. All’estremismo antiproibizionista dei Radicali oggi va molto più di moda quello xenofobo della Lega Nord: botte al clandestino, carcere ai drogati, urla “governo ladro” (ma ora ci sono loro) e grida “musulmano di merda” noi siamo cristiani. Ma! Se questo è cristianesimo io non sono certo cristiano al modo loro.

Insomma ora che l’Aifa ha detto di sì, l’ospedale di Pontedera ne ordina 100 scatole (fonte Ansa). Del resto Pontedera è una delle città governate dalla sinistra dall’inizio della Repubblica. Mi aspetto che domani sui giornali quelli di destra inizino a dirgli: “imbecilli, bastardi, siete delle teste di cazzo… noi si che siamo cristiani!” Sigh! Cota che si scontra con Rossi: “noi le pillole le terremo in magazzino” (ma la stessa cattolicissima sottosegretaria Roccella deve ammettere che questa modalità non era prevista, seppure tecnicamente percorribile, si creerebbe un contenzioso fra Aifa e regione). Cota lo sa ma a lui interessa più che altro la pubblicità. Peccato che mentre noi siamo qui a farci le seghe mentali la RU486 è già da tempo venduta online (ma di questo per principio non vi do li link).

Insomma venendo alle conclusioni la RU486 è uno di quei campi molto utili a certa politica per far prevalere le loro posizioni estreme. Quelli che pensano difficilmente sono ascoltati o apprezzati (le percentuali parlano). Il problema di fondo più che la pillola è l’aborto. Insomma oggi ne sono chiari a tutti i drammi, le conseguenze. L’aborto è un’esperienza bruttissima che la società deve sempre più scongiurare. È legato alla banalizzazione del sesso. Ma nemmeno questa soddisfa. È una società che non sa fare più il “sesso” vero ma semplicemente “tromba”. Ora ha bisogno del Viagra, ora della “escort”, ora del sexy shop o dell’amante… è una società dove la pedofilia è in crescita, così i rapporti con i trans o comunque l’omosessualità. Si usa la cocaina per fare sesso, la pornografia ti si apre senza nemmeno cercarla e alla fine dopo aver tanto parlato di sesso a qualcuno non gli si rizza neppure più o finisce in tre ballini. E così si passa dal Viagra alla RU486. Ma è vita questa? Riflettiamo. La RU486 la vogliono i medici e certi politici. La vogliono i medici così se ne lavano le mani di quegli orrendi raschiamenti. La vogliono certi politici perché così l’aborto peserà meno economicamente sulle casse delle regioni. E in tutto questo la donna rimarrà sempre più sola nel suo dolore. Allora quando queste 100 scatole arriveranno vi prego di approfondire la questione oltre che nei Consultori anche insieme ai volontari dei Centri di aiuto alla vita. È troppo importante la tua vita per prenderla superficialmente.

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